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Altro parere

Governo in crisi di sesso

Redazione InPi¨ 10/07/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
Pensavamo che il governo potesse rischiare di cadere sulla riduzione delle tasse o la mancata autonomia del Nord. Ci sbagliavamo, le ultime difficoltà arrivano sul sessismo, o se volete sul presunto eccesso di machismo di Matteo Salvini poco gradito nel fluido mondo della componente Cinque Stelle dell’esecutivo. Un cui esponente, il sottosegretario Vincenzo Spadafora, con una intervista a la Repubblica, ha accusato il leader della Lega di voler alimentare il sessismo. In particolare con i suoi recenti attacchi verbali alla capitana Carola - quella che ci ha scodellato in casa 40 immigrati non graditi - definita dal leader leghista «criminale, pirata, sbruffoncella». Lo scrive nel suo editoriale il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, ricordando che Salvini non l’ha presa bene e ha invitato Spadafora a dimettersi per evitare di stare in così cattive compagnie. Ovviamente il sottosegretario si guarderà bene dal mollare la poltrona, meglio sessisti al governo che coerenti all’opposizione. Ma a prescindere, a Spadafora sfugge il fatto che le parole di Salvini, e quelle simili pensate e scritte da milioni di italiani che così la pensano, non erano nei confronti di “donna” Carola ma del “capitano” Carola, cioè di un comandante – uomo o donna che sia poco importa - che ha violato le disposizioni di uno Stato sovrano e speronato una nostra nave da guerra. Non c’entra il sesso bensì il cervello e la parità uomo-donna non può escludere – pena non essere tale – una identica libertà di giudizio sulle porcherie che i rappresentanti di entrambi i sessi di tanto in tanto combinano. Questa polemica non meriterebbe tanta attenzione se non fosse l’ennesima ricerca pretestuosa di uno scontro dentro la maggioranza ormai incapace a tutto meno che a darsele quotidianamente di santa ragione. Non mi sorprenderei se la prossima lite scoppiasse sul colore dei calzini del vicepremier o sul sesso - tanto per stare in tema - degli angeli. Il livello ormai è da asilo Mariuccia, cosa peraltro inevitabile quando si mettono dei bamboccioni alla guida del Paese, bamboccioni che invece di parlare di tasse e sviluppo ci ammorbano con il loro inutile parere sui generi sessuali. Vuoi vedere che lo fanno perché è l’unica cosa di cui un po’ si intendono?
 
Michele Brambilla, QN-Il Giorno
Invano, nella giornata di ieri, abbiamo sperato che il capo politico del Movimento Cinque Stelle – nonché vicepresidente del Consiglio – Luigi Di Maio prendesse le distanze da quanto scritto nel blog romano del suo partito, e cioè che il lavoro di noi giornalisti serve per rimuovere la merda dei cani. Michele Barmbilla, in un fondo su Il Giorno, commenta l’atteggiamento dei Cinquestelle nei confronti della stampa. Si dirà che di sciocchezze sui social se ne scrivono tante, ed è vero. Ma a Di Maio abbiamo chiesto di intervenire, e quindi speravamo in un suo cenno. Non c’è stato. Di Maio non è intervenuto (e non era tenuto a farlo) e non ci ha risposto (e la buona educazione avrebbe suggerito di farlo). Intendiamoci: è liberissimo di comportarsi così. E nessuno di noi attribuisce a lui le frasi sulla merda dei cani. Però. Però due cose: il capo di un partito, se non ha la responsabilità di quello che dicono i suoi militanti, perlomeno ha il dovere di intervenire quando si oltrepassa il segno; se alcuni militanti del M5S si esprimono così, è perché quello è il linguaggio che hanno respirato nel movimento e imparato dai suoi leader. Sono anni che i pentastellati – quando ancora venivano chiamati grillini – vomitano sui giornali e sui giornalisti un’infinità di insulti e di menzogne (ad esempio facendo credere che i giornali godano di finanziamenti pubblici in realtà riservati agli ormai inesistenti quotidiani di partito, o a quelli delle cooperative). Lo stesso hanno fatto sistematicamente contro tutti i politici, fatti passare per una banda di ladri e di corrotti. In queste pagine ricordiamo solo alcune delle aggressioni che hanno scandito questi anni, dai Vaffa Day in poi. Loro dicono che li abbiamo trattati male: ma la verità è che hanno cominciato loro a seminare odio. Ai lettori vorrei dire che so benissimo quanto siamo impopolari noi giornalisti, e quanto sia redditizio – per chi è a caccia di voti – aizzare il fuoco su di noi. Ma vorrei anche ricordare chi è stato, nella storia d’Italia, a capire che per spazzare via la democrazia bisognava silenziare i giornali e sciogliere i partiti.
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