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L'equilibrio che non c'Ŕ

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 08/07/2019

L'equilibrio che non c'Ŕ L'equilibrio che non c'Ŕ Angelo Panebianco, Corriere della Sera
L’impressione di chi scrive è che, in materia di immigrazione, si sia aperta un’autostrada elettorale. Prima o poi qualcuno sarà tentato di percorrerla. Angelo Panebianco, in un editoriale sul Corriere della Sera, affronta il tema dell’immigrazione. Al momento l’opinione pubblica è polarizzata, sospinta verso posizioni estreme dal governo e dai suoi oppositori. Essi difendono politiche fra loro antitetiche ma che hanno una caratteristica comune: sono entrambe insostenibili nel medio periodo. La politica del governo può essere così riassunta: «Non passi lo straniero». In nome del «Prima gli italiani» e «Difendiamo la nostra cultura». Dell’opposizione, oltre al Pd, fanno parte vari esponenti, laici e cattolici, della cosiddetta società civile. Alcuni sembrano anime belle: tanti buoni sentimenti, poco discernimento. La loro posizione può essere così sintetizzata: «Armiamoci e accogliete». Finché gli unici piatti che gli elettori trovano nel menu sono questi due una netta maggioranza sceglie il piatto offerto dal governo. «Non passi lo straniero» e «Armiamoci e accogliete» sono entrambe politiche suicide. Chi governa non ha ancora rimosso gli ostacoli che creano difficoltà all’immigrazione regolare e all’inserimento degli immigrati nel mondo del lavoro: cose per noi economicamente e socialmente necessarie. Non c’è possibilità di proteggere, nel medio termine, le coste italiane, di ridurre la pressione della migrazione clandestina, se non si danno due condizioni: se non si ottiene, in primo luogo, la cooperazione dell’Unione Europea nel controllo del Mediterraneo e se non si riattivano, in secondo luogo, quegli accordi stipulati dall’Italia ai tempi di Minniti e Gentiloni con governi, ma anche con gruppi tribali, che, controllando i vari territori (nel Vicino Oriente e nell’Africa subsahariana) possono bloccare le catene migratorie create e gestite dai trafficanti d’uomini.
 
Massimo Giannini, la Repubblica
Dobbiamo essere grati a Giovanni Tria. Nel mare gialloverde in continua tempesta è l’unico che riesce a tenere a galla un Paese altrimenti destinato all’abisso. Massimo Giannini, in un commento su Repubblica giudica positivamente l’operato del Ministro del Tesoro. Si può discutere se quella approvata la scorsa settimana sia a tutti gli effetti una “manovra aggiuntiva” (come pretendeva Moscovici) o solo una risistemazione contabile (come la considera il Tesoro). Il risultato non cambia. E nel marasma generale, è un buon risultato per il Paese. Ma questo buon risultato è anche la rappresentazione plastica di una divaricazione politica. Tria guida una sorta di governo ombra, che limitandosi a usare un po’ di sano buon senso riesce a neutralizzare le mattane populiste del governo ufficiale. A Roma Salvini e Di Maio provano sistematicamente a sfasciare la tela che Tria tesse faticosamente a Bruxelles. Lo aiuta Mattarella, che stavolta ha messo una pesantissima “fideiussione istituzionale” e personale sul bilancio dello Stato, dicendo a Vienna «non vedo ragioni per aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia». Lo aiuta Draghi, che con l’annuncio di un prolungamento dei tassi a zero e del “Qe” ha fatto crollare gli spread sul Bund tedesco, passati dai 320 punti del novembre 2018 ai 207 di venerdì scorso. Ma alla fine il metodo Tria passa, e per adesso è una fortuna. In questa fortuna, però, ci sono due problemi. Primo problema: il fare di Tria e il disfare di Salvi-Maio ha un costo enorme per i contribuenti. Da un anno l’impennata dei rendimenti sui Btp ha già pesato per 5-6 miliardi di maggiori interessi sul debito. Secondo problema: la contesa tra la dissennata propaganda elettorale legastellata e il pragmatico senno di Tria si ripeterà anche in autunno, quando servirà una manovra da 40/50 miliardi? È importante saperlo, visto che il ministro del Tesoro pone condizioni durissime. La manovra 2020 «non sarà facile».
 
Domenico Quirico, La Stampa
A credere al taumaturgico Confine, nella cronaca quotidiana delle diaspore moderne, sono rimasti in due: gli Stati, tra cui in prima fila c’è l’Italia salviniana, ossessionati dai migranti; e le organizzazioni non governative. Domenico Quirico, in un fondo su La Stampa, ritorna sul tema immigrazione. I primi per difenderli, «fino al sacrificio della vita», da invasori ancorché inermi, e le altre per infrangerli con virtuosa disobbedienza. Curioso incontro tra nemici apparentemente irriducibili. Senza i confini i sovranisti sarebbero polvere e tarme, materiale da archeologia storica, ma anche i loro avversari sarebbero privi della ragion sociale di esistere. Come gli scafisti, di terra e di mare, che sarebbero orfani del loro necrofiliaco business umano. Ai migranti verrebbe da suggerire (se non fosse istigazione alla immigrazione clandestina): evitate, per carità, le flotte piratesche delle Ong, quando vedete la loro bandiera allontanatevi a vele spiegate, remando! Imbarcarvi con loro significa certi guai. Con il vostro anonimo barchino o gommone sgonfio arriverete a Lampedusa, sbarcherete senza telecamere e senza chiasso. Così a migliaia stanno entrando in Europa con omeopatica discrezione, mentre gli altri, i meschini salvati dalle Ong, vegetano in mare, stramaledetti in diretta tv o social. Per loro il (sacro) confine esiste. Per i protagonisti della vicenda, i migranti, per coloro che hanno perso il punto di partenza, i confini sono varchi trasparenti, margini incompleti, transiti soggetti a continua mutazione. I confini non possono dividere o fermare i Diritti universali, come vita e libertà. Ipnotizzati dalla battaglia navale tra Salvini e le Ong ci sfugge ancora una volta l’infinito storico della migrazione. A migliaia i migranti sono per strada, arrivano, continuano ad arrivare. Nel mondo intero il nuovo popolo dei fuggiaschi, dei clandestini, sessanta, settanta milioni di esseri umani, continua ad andare al di là dei muri, a guadare fiumi, a infilarsi sotto i reticolati, a scalare montagne, a transitare. Molti muoiono molti arrivano: la migrazione.
 
 
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