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Cattaneo: Frodare la Scienza è troppo facile e l'Italia è sprovvista di ogni regola

Gianni Barbacetto, il Fatto Quotidiano, 4 luglio

Redazione InPiù 05/07/2019

Cattaneo: Frodare la Scienza è troppo facile e l'Italia è sprovvista di ogni regola Cattaneo: Frodare la Scienza è troppo facile e l'Italia è sprovvista di ogni regola Frodare la scienza è troppo facile e l’Italia è sprovvista di ogni regola.  Così la scienziata e senatrice a vita, Elena Cattaneo, intervistata da Gianni Barabacetto per il Fatto Quotidiano del 4 luglio. a proposito di un’indagine giudiziaria della Procura di Milano ha rilevato che in alcune ricerche sul cancro sono state manipolate le immagini poi comparse su importanti riviste internazionali. Uno scandalo che rischia di gettare discredito sulla ricerca scientifica.  Come lo valuta senatrice Cattaneo? Oggi conosciamo solo la richiesta di archiviazione, non il decreto del Gip, né i documenti integrali delle difese. Il banco di prova saranno le valutazioni degli editori e dei board delle riviste scientifiche che riceveranno le segnalazioni delle anomalie. ‘La cultura della reputazione e della vergogna’, come la definì il professor Giovanni Maria Flick in un intervento ai Lincei, è il principale strumento di cui dispone la società nei confronti dell’attività dello studioso, che trova la sua ragione d’essere nell’accountability professionale verso i pari e i cittadini. Ecco perché il ritiro di uno o più paper è una condizione grave e umiliante per lo scienziato. I magistrati hanno concluso che le immagini sono state certamente manipolate, ma in Italia non c’è un reato che permetta di sanzionare la frode scientifica.  scienza e i suoi risultati sono pubblici. Eventuali manipolazioni – si tratti di superficialità, errori o modifiche intenzionali – grazie alle nuove tecnologie di indagine hanno vita sempre più breve. Nel 2013 Lancet evidenziava come in Europa solo Danimarca e Norvegia avessero una legge per prevenire o contrastare il fenomeno delle frodi scientifiche. L’Italia è tristemente tra i pochi Paesi sprovvisti di ogni regolamentazione.  Serve introdurre un reato specifico?  Sarebbe importante che questa materia fosse regolata a livello europeo in modo che la comunità scientifica possa contare su uno standard giuridico uniforme. Si dovrebbe anche agire su più livelli: da corsi di etica della ricerca obbligatori, al rafforzamento del tutoraggio dei responsabili di laboratorio, fino a una cornice legislativa rigorosa sulle frodi scientifiche che, quando accertate, possano comportare il licenziamento dell’autore. Tuttavia dubito dell’opportunità di introdurre un nuovo reato, viste le penose vicende giudiziarie di non comprensione del fatto scientifico che hanno accompagnato da ultimo il caso Stamina e l’epidemia di Xylella. I personaggi coinvolti nell’inchiesta giudiziaria sono ricercatori riconosciuti e di successo. Come ha reagito l’ambiente scientifico? Credo che tutti i colleghi si a- spettino che i ricercatori coinvolti chiariscano la loro posizione pubblicamente con le rispettive riviste scientifiche, spiegando ogni aspetto contestato, ogni eventuale risultato diverso dal reale e la differenza tra errore e manipolazione. Così si rinsalda l’integrità e l’affidabilità del dato scientifico. La ricerca sul cancro ha finanziamenti consistenti, rispetto alle dimensioni della ricerca in Italia. È questo che incentiva le frodi? A prescindere dai finanziamenti, questa è un’occasione per ribadire che la ricerca è l’unica strada verso la cura dei tumori. Che l’unico modo per raggiungere risultati a beneficio di tutti è garantire a tutte le idee un accesso equo e competitivo ai finanziamenti pubblici affinché sia premiata la migliore, contro ogni stanziamento non competitivo e privilegiato. Che alle risorse pubbliche è vitale che si aggiungano le preziose donazioni dei cittadini. Che nell’uno e nell’altro caso lo studioso lavora grazie al denaro e alla fiducia altrui. E che pertanto non può essere concessa alcuna superficialità, anche dove i dati sono tonnellate e decine le persone da coordinare. Chiunque entri in un laboratorio deve garantire piena e assoluta tracciabilità di ogni passo compiuto durante la giornata. Non è ammissibile che esperimenti e risultati non siano archiviati e ricostruibili a posteriori, che i quaderni di laboratorio non siano aggiornati o che quanto scritto non sia perfettamente riconducibile a dati e prove. Alla libertà di indagare l’ignoto per conto del cittadino consegue un’enorme responsabilità pubblica.  I pm criticano Airc per conflitto d’interessi: il comitato scientifico assegna fondi a membri dello stesso comitato. Non conosco le procedure Airc, ma sarebbe un’anomalia e un conflitto di interessi notevole. Gli scienziati che accettano di far parte di comitati chiamati a valutare proposte si mettono a disposizione degli altri, non cercano vantaggi per sé, né possono sottomettere progetti alla commissione di cui sono parte, autoassegnandosi fondi. Nel 2001, da ricercatrice, denunciai pubblicamente comportamenti simili di una commissione ministeriale che erogava risorse per ricerche sulle cellule staminali. La vicenda arrivò in Parlamento e il governo riconobbe l’inopportunità di quel ‘metodo’. Il mio progetto era stato approvato, ma chiesi invano l’annullamento dell’intera procedura. Ogni scienziato ha il dovere di attivare gli anticorpi contro ogni deragliamento, nell’unico interesse dei ‘cittadini committenti’ dell’attività scientifica a beneficio dell’intera società. Da questo discende la credibilità degli scienziati.  Il cittadino può avere ancora  fiducia nella ricerca?  Può continuare a donare con fiducia, sapendo che potrà chiedere conto in ogni istante del risultato di quel suo investimento e che la scienza ha mezzi e competenze per individuare le anomalie. Lo studioso, dal canto suo, non può addurre scuse di fronte al cittadino con il quale ha siglato un tacito ma non negoziabile impegno a essere affidabile, sincero e a riportare e rispettare i fatti. Venir meno a questo accordo vuol dire collocarsi automaticamente al di fuori della Scienza”.
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