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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 05/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Bussetti, a settembre assumeremo i nuovi presidi nelle scuole
«Anche a me , quando ho vinto il concorso per dirigente scolastico, hanno annullato la procedura per violazione del principio di anonimato. Hanno ricorretto i temi. Sono risultato nuovamente vincitore. Dunque io comprendo come si sentano oggi i 2.900 candidati che hanno superato tutte le prove e sono pronti a entrare di ruolo. Sono dispiaciuto, abbiamo fatto un concorso che è storico: 38 mila candidati in tutta Italia, 38 commissioni e sottocommissioni, 342 commissari: la scuola italiana ha bisogno di questi nuovi dirigenti». Il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, intervistato da Gianna Fregonara sul Corriere della Sera, spiega quale sarà l’iter per l’assunzione dei nuovi dirigenti scolastici. Ministro Bussetti, il Tar è stato chiaro: tutto da rifare, dunque a settembre non avremo i nuovi presidi. «Al contrario, farò di tutto per assumerli, penso a quanto hanno lavorato e studiato per il concorso. Abbiamo presentato l’appello al Consiglio di Stato e chiesto anche la sospensiva di questa sentenza in via di urgenza. Se la nostra richiesta sarà accolta, procederemo ad approvare la graduatoria e ad assumere dal primo settembre i nuovi presidi nelle scuole». E se poi il Consiglio di Stato dovesse confermare nel merito la decisione del Tar? I nuovi presidi torneranno a casa? O farete la solita sanatoria? «Le sentenze si rispettano. Intanto confido che a settembre si possa iniziare l’anno con i nuovi dirigenti». Sì, ma la procedura non era corretta: ci sono tre commissari che sono incompatibili, come è stato possibile? «I commissari autocertificano che non hanno incompatibilità, poi gli uffici ministeriali controllano a campione. A nostro avviso i tre casi rilevati dal Tar non possono invalidare la procedura. Agli uffici Miur risulta che le due commissarie, che secondo il Tar avrebbero fatto formazione nell’anno precedente, in realtà non hanno svolto alcuna attività incompatibile secondo la disciplina vigente».
 
Castaldo (M5S), stimo Sassoli. E valuteremo il voto su von der Leyen
Fabio Massimo Castaldo (5S), lei è stato rieletto a vicepresidente del Parlamento europeo: soddisfatto? «Moltissimo – risponde Castaldo in un’intervista con Alberto D’Argenio su Repubblica -, è un successo che premia il mio lavoro e quello della nostra squadra negli scorsi 5 anni. La mia elezione è frutto della stima trasversale dei colleghi, la mia candidatura da indipendente è stata sostenuta da gruppi e singoli deputati e sono il primo vicepresidente tra i non iscritti». Però i 5S in Europa sono soli, senza alleati e relegati nel misto. «Abbiamo scelto la coerenza, potevamo costruire un gruppo, ma non a qualsiasi costo per poi magari trovarci in una compagine poco coesa su punti fondamentali». I vostri alleati non sono stati eletti e poi Verdi e Liberali non vi hanno voluto. «L‘obiettivo era formare un gruppo nostro e siamo arrivati molto vicini a realizzarlo, ma non siamo riusciti a completare il quadro. Comunque non escludiamo di riuscirci nei prossimi mesi se dentro Ppe e Liberali dovessero esserci scissioni anche se, ripeto, non a ogni costo». Cosa pensa del presidente Sassoli? «Non avevamo un nostro candidato e, proprio perché non facciamo inciuci, abbiamo deciso di non dare indicazione di voto. Io personalmente nell’ufficio di presidenza ho lavorato con lui e posso dire che da collega lo stimo». Lo ha votato? «Il voto è segreto». Cosa pensa delle nomine Ue? «Conte ha saputo portare avanti un negoziato in condizioni difficilissime con grande diplomazia e intelligenza. Non è possibile che Francia e Germania si arroghino un diritto, che non hanno, di imporre un pacchetto agli altri. Conte ha fatto bene a bocciare gli schemi precedenti, nei quali non avevamo ottenuto idonee garanzie». Ma Ursula von der Leyen è il candidato più franco-tedesco di tutti. «Bisogna vedere il pacchetto nel suo complesso». Voterete la fiducia a von der Leyen? «Ascolteremo con grande attenzione le sue proposte programmatiche su temi cruciali come disuguaglianze, salario minimo e ambiente. Poi valuteremo con Di Maio e Conte».
 
Prandini (Coldiretti), via il segreto di Stato sugli alimenti importati
Il villaggio contadino della Coldiretti che da oggi e per tre giorni sarà protagonista a Milano riassume perfettamente il senso di una sfida: portare la campagna in città. Ma non una campagna qualsiasi, bensì quella unica, inconfondibile e diversa da tutte le altre che produce le grandi eccellenze del made in Italy a tavola. «È la nostra campagna», spiega in una intervista con Pietro Senaldi su Libero il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, «che vogliamo far toccare con mano ai cittadini consumatori, quella da cui arriva la qualità e il grande gusto del cibo italiano. Il vero cibo italiano. Abbiamo allestito una vera e propria arca di Noè con tutti gli animali salvati dall’estinzione grazie al lavoro svolto dagli agricoltori italiani, cui si deve anche la conservazione e la valorizzazione della biodiversità che rende il nostro Paese unico a livello mondiale. E pure questa vogliamo rappresentare. Il nostro obiettivo è di raccontare il vero made in Italy, quello che sui mercati di consumo si confonde purtroppo con gli alimenti che vengono soltanto confezionati da noi a partire da materie prime importate. Cibi spesso indistinguibili grazie al segreto di Stato». Quale segreto? «Quello che per decenni ha impedito a noi come ai consumatori di conoscere la destinazione ad esempio del latte che le multinazionali acquistano all’estero e trasformano qui utilizzando i marchi storici del nostro settore caseario»… «A noi interessala verità. Purtroppo però l’Antitrust, nella risposta al Ministero, sostiene che la Coldiretti non è solo un’organizzazione di rappresentanza perché fra i suoi associati vi sono imprenditori che fanno parte ad esempio di latterie cooperative che potrebbero avere un beneficio nella fase di trasformazione»… «La nostra richiesta di trasparenza aveva tutt’altri obiettivi». Raccontiamoli... «Informare i consumatori e dar loro modo di scegliere consapevolmente i prodotti italiani. La missione di Coldiretti è di valorizzare l’agroalimentare made in Italy. L’ultima cosa che vogliamo è imitare i comportamenti che da sempre condanniamo».
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