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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 02/07/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Di Maio: pronti a una soluzione se Autostrade paga
«Il decreto Dignità sta producendo gli effetti previsti. Più lavoro e più occupati a tempo indeterminato. Ci hanno attaccato in ogni modo e invece avevamo ragione noi». Lo afferma il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio commentando i dati diffusi ieri dall’Istat in un’intervista a Goffredo De Marchis di Repubblica. La Confindustria spegne i trionfalismi: calano la produzione industriale e gli ordini, l’economia resta debole. Il M5S ha un problema con le imprese? «Confindustria è una voce importante del Paese che il governo deve ascoltare. In legge di Bilancio ho previsto di inserire una misura per la riduzione del cuneo fiscale. Meno tasse alle imprese che creano posti di lavoro. Ne discuteremo con il mondo aziendale ed entrerà in manovra». Ma il sistema industriale la accusa di spaventare le aziende. Dal caso Atlantia alla Tav ad Alitalia a Ilva. I soliti grillini contro la crescita. «Noi contro la crescita? Ma lo sblocca cantieri chi lo ha firmato? E poi mi perdoni, ogni caso è a sé. Sulla Tav, la nostra posizione è nota, sono 20 anni che ci dicono che è urgente. Ora il dossier è in mano a Conte. Su Alitalia c’è un lavoro in corso e sono fiducioso, l’azienda deve ripartire, ma non dimentichiamoci chi è stato a buttarla giù. Infine sull’Ilva: tutti vogliamo trovare una soluzione, salvaguardare l’indotto e il rispetto dell’ambiente non si escludono a vicenda. Se però la risposta è il ricatto, non va bene». La revoca ad Autostrade è scontata o c’è una via d’uscita? «Ci stiamo muovendo nel solco della legge e dei contratti in essere. Non mi diverto a revocare la concessione. Ma se per anni hai fatto profitto alle nostre spalle, se dovevi occuparti della manutenzione e non l’hai fatto e se poi succede una tragedia come è accaduto a Genova, il governo non può restare in silenzio. I tecnici delle Infrastrutture nella loro relazione hanno evidenziato i presupposti per procedere alla risoluzione unilaterale, la revoca a questo punto è doverosa. Siamo pronti a individuare una soluzione, a patto che Autostrade paghi e si faccia giustizia verso le vittime».
 
Furlan: svolta o ci mobilitiamo
Alla vigilia della convocazione dei sindacati a Palazzo Chigi, la leader della Cisl Annamaria Furlan, intervistata sul Sole 24 Ore da Giorgio Pogliotti, chiede al governo un «cambio di passo», in caso contrario il sindacato è pronto ad alzare il livello di mobilitazione: «Bisogna voltare pagina per mettere al centro il lavoro, lo sviluppo e la crescita». Domani cosa vi aspettate dall’incontro con il premier Conte? «Ci aspettiamo risposte alle nostre mobilitazioni che hanno avuto un’ampia partecipazione. Nell’Esecutivo ormai c’è un atteggiamento di irresponsabilità, il mancato rispetto degli accordi mette a rischio migliaia di posti di lavoro, c’è un disimpegno per quanto riguarda l’economia reale, la produzione e l’industria nel nostro Paese. Penso all’Ilva, alla Whirlpool o ad Atlantia, dove non si valutano le conseguenze di alcune dichiarazioni. Ma senza le imprese non si creano posti di lavoro». Quali priorità intende porre all’attenzione del governo? «Anzitutto lo sblocco delle infrastrutture, grandi e piccole ferme su tutto il territorio. Ogni giorno cresce la preoccupazione per la mancanza di una politica industriale, mentre aumentano i tavoli di crisi, siamo arrivati a 158 rispetto ai 138 di gennaio, che coinvolgono oltre 200mila lavoratori. Purtroppo non si trovano soluzioni per i tavoli aperti che riguardano tutti i settori, dalla manifattura al terziario ai servizi, e si aprono questioni che sembravano già concluse negli accordi e nei piani industriali. Un’altra priorità è la riforma fiscale che renda più pesanti le buste paga di lavoratori e pensionati, l’85% degli azionisti dell’Erario. Senza risposte proseguiremo nella mobilitazione, metteremo in campo tutti gli strumenti in nostro possesso finché il governo non cambierà politica». Compreso lo sciopero generale? «Ripeto tutti gli strumenti, nessuno escluso. Dipende dalla risposta che avremo dal governo».
 
Minniti: la risposta ai populisti non può essere “accogliamoli tutti”
«Per questo governo l’immigrazione non è una grande questione da governare: è da cavalcare, come una continua emergenza. Il ministro dell’Interno e il governo puntano tutto su quella che definirei una strategia della tensione comunicativa. Oggi non c’è un’emergenza e tuttavia ci si comporta come se fossimo davanti ad una drammatica invasione. Ciò premesso, sulla vicenda della Sea Watch, le responsabilità non sono soltanto del governo italiano». Lo afferma l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, intervistato da Fabio Martini sulla Stampa. Non è solo colpa di Salvini? «Se l’Italia si è dimostrata piccolissima, l’Europa ha dimostrato di essere una piccola Europa. In tre settimane una nave con a bordo 42 persone è diventata il pretesto per tenere un Paese sul filo del rasoio. In un Paese normale una vicenda come questa viene risolta in cinque minuti, perché viene inquadrata dentro una strategia complessiva. Noi avevamo una strategia, che poteva essere considerata efficace o meno, mentre oggi non c’è nulla». Papa Francesco ha sempre detto che l’accoglienza ha un limite oggettivo nella capacità di integrazione: non pensa che l’atteggiamento di una parte della sinistra, compreso il Pd, possa essere tradotto, al di là delle intenzioni, in un messaggio semplificato, tipo: accogliamoli tutti? «L’alternativa ai nazional-populisti non può essere accogliamoli tutti. Il Santo Padre pone una questione cruciale. Senza volerne assolutamente forzare il pensiero, il Papa quando ci invita ad accogliere chi si può integrare, richiama il tema sul quale si giocherà il futuro delle democrazie nei prossimi anni: quello dell’integrazione. E una forza riformista non può che declinarlo attorno a tre valori: umanità, libertà e sicurezza».
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