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Altro parere

Giochi di potere in toga

Redazione InPi¨ 18/06/2019

Altro parere Altro parere Paolo Mieli, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Paolo Mieli fa un lungo ragionamento sul ciclone giudiziario e mediatico che ha travolto il Csm e l’Anm. Il caso, ricorda Mieli, è stato originato dalla supposta corruzione del pm Luca Palamara al quale si imputa di aver ricevuto quarantamila euro per «agevolare» la nomina del collega Giancarlo Longo a Procuratore di Gela. Altri duemila euro sarebbero stati donati a Palamara per l’acquisto in una gioielleria di Misterbianco (Catania) di un anello destinato a una sua amica. Per indagare su questi presunti reati, nel telefono portatile di Palamara è stato introdotto un trojan in grado di captare ogni sua conversazione, anche quelle non telefoniche. Dopodiché tali conversazioni, ancorché non concernenti il mistero dell’acquisto di quel prezioso o l’ipotizzata donazione per la promozione di Longo, sono finite a tempo di record sui mezzi di informazione inguaiando chiunque avesse avuto l’avventura di intrattenersi con il sospettato. È questa la clamorosa novità. Mai è accaduto che qualcuno, intercettato in quella maniera, vedesse i suoi segreti immediatamente spiattellati al pubblico. Quel che oggi ci colpisce è che – per una sorta di contrappasso – ad esser travolti da questo evidente abuso siano adesso dei magistrati. Cioè coloro che usualmente si erano mostrati i meno sensibili ai pericoli insiti nell’uso pubblico delle intercettazioni. Nessuno (o quasi) presta attenzione alla circostanza che il trojan di Palamara, in smaccata violazione di un articolo della Costituzione, non fu disattivato al momento in cui stava per intercettare due parlamentari in cui, era evidente, non si sarebbe parlato dell’anello di Misterbianco. Diamo ormai per scontato che decisioni già prese sul futuro di questo o quel magistrato siano rimesse in discussione per il solo fatto che se ne sia parlato una notte in modo improprio. Accettiamo persino – al di là di qualche deplorazione di maniera – che qualche ombra si allunghi sulle anticamere del Quirinale. Il perverso intreccio tra politica e magistratura una volta innestato – conclude Mieli - è capace di riprodursi all’infinito per vie sempre più originali, sorprendenti, imprevedibili. E anche quando può apparire che questo mostro sia colpito da una nemesi finale destinata a mettere fuori gioco le parti della magistratura più contaminate dalla politica, si dovrà presto prendere atto che si tratta, appunto, di apparenza. Non siamo entrati nella fase conclusiva della storia di questo intreccio. Nodi del genere non si sciolgono mai da soli”.
 
Claudio Cerasa, Il Foglio
“Il silenzio sui deputati spiati illegalmente dimostra che il grillismo ha infettato l’Italia con la stessa forza con cui i trojan infettano i telefoni”. Anche il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, si occupa del “Caos Procure”. “L’incredibile guerra tra bande combattuta attorno alla nomina del nuovo procuratore di Roma porta alla luce due temi. Il primo è stato affrontato da tutti i giornali con ampi dettagli e feroci editoriali e riguarda l’inopportunità per un politico indagato di occuparsi in modo maldestro di nomine che riguardano il futuro della procura che lo ha indagato. Il secondo tema non è meno importante del primo, ma la stragrande maggioranza degli osservatori ha scelto di non occuparsene per non dover forse ammettere una verità difficile da riconoscere quando ci si erge a paladini dell’onestà, della moralità e della legalità. Riguarda il comportamento di chi ha scelto di violare la legge per dare in pasto all’opinione pubblica alcune informazioni che per legge avrebbero dovuto rimanere segrete. Luca Lotti e Cosimo Ferri, due tra i protagonisti del sabba del Csm, sono parlamentari della Repubblica e come tali dovrebbero essere tutelati tanto dall’articolo 68 della Costituzione (“Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizioni e a intercettazioni”) quanto da una sentenza del 2007 della Corte costituzionale che prevede che l’articolo 68 debba essere rispettato «tutte le volte in cui il parlamentare sia individuato in anticipo quale destinatario dell’attività di captazione», circostanza curiosamente ricordata da Marco Travaglio, probabilmente preoccupato dal modo in cui il circo mediatico-giudiziario potrebbe lanciare schizzi di fango anche ai propri beniamini della Davigo Associati. In un paese normale, oggi, gli stessi costituzionalisti che nel 2016 gridarono al colpo di stato quando qualcuno tentò di riformare la Costituzione dovrebbero firmare appelli per denunciare l’orrore di tutti coloro che considerano la difesa del processo mediatico più importante della difesa della Costituzione”.
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