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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 17/06/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Pinotti: Basta veleni, una scissione Pd sarebbe follia
Nel Pd occorre finirla con veleni e stilettate. Una scissione sarebbe una follia. Lo afferma l’ex ministro, Roberta Pinotti, intervistata da Monica Guerzoni per il Corriere della Sera.  Zingaretti ha approfittato del caso Lotti per derenzizzare il Pd? «È una lettura fuorviante e sbagliata — risponde Roberta Pinotti, ex ministra della Difesa entrata nella squadra del segretario —. Zingaretti ha fatto la segreteria e ci sono due personalità che non fan- no parte della maggioranza in senso stretto, come Giorgio Gori e Maurizio Martina. Poi ci saranno molti altri incarichi di lavoro: dipartimenti e forum tematici. E io riterrei importante aprire a sensibilità diverse». Il «partito del noi» è diventato il partito di Zingaretti? «In un momento in cui alla guida dell’Italia c’è un governo pericoloso, che fa scelte di destra, io credo che tutte le anime e le culture del Pd debba- no riuscire a lavorare insieme. È un bene che una parte della minoranza voglia sentirsi più coinvolta». Lei lancia appelli all’unità, ma la renziana Morani le contesta l’«arte di restare sempre in maggioranza». Si è offesa? «Per stile personale non rispondo a veleni e stilettate e parlo solo bene dei colleghi e degli amici del Pd. Il partito ha bisogno di ritrovare un forte senso di comunità, perché la sfida che dobbiamo affrontare fa tremare i polsi. C’è una Italia che guarda a noi per costruire l’alternativa». Non è ipocrita, sostengono i renziani, fingere di ignorare che da sempre i politici parlano con i magistrati? «Se devi decidere quali riforme servono per il buon funzionamento della giustizia è sensato che una interlocuzione ci sia. Altre interlocuzioni, come per la scelta di incarichi, sarebbero improprie». La scissione del Pd è vicina? «Sarebbe una follia. Ma la forza con cui viene criticato il fatto di non essere stati inclusi mi sembra un messaggio antitetico alla scissione».
 
Durigon: Cambieremo i contratti. Giù le tasse sul lavoro
Ora via alla riforma dei contratti di lavoro. E, in questo ambito, abbasseremo le tasse sul lavoro. Il sottosegretario leghista al Lavoro, Claudio Durigon, intervistato da Lorenzo Salvia per il Corriere della Sera, parla delle prossime mosse del governo.  Sottosegretario, la Lega ha presentato un disegno di legge che smonta un pezzo del decreto Dignità, quello voluto da Luigi Di Maio per spingere i contratti a tempo indeterminato. Non è forse un segnale dell’inizio della fase due? «Non vogliamo smontare nulla, il nostro intervento non va contro il decreto ’’dignità’’ che ha fatto un bellissimo lavoro portando a un incremento dei contratti a tempo indeterminato». La vostra proposta, però, ammorbidisce la stretta sui contratti a termine, affidando ai contratti collettivi la possibilità di definire nuove causali. «Innanzitutto si tratta di un disegno di legge parlamentare e quindi in Parlamento ci sarà il modo di trovare una sintesi. E poi, ripeto, non si tratta di fare marcia indietro perché quel provvedimento ha funzionato benissimo. Semmai si può intervenire su alcune piccole zone d’ombra che, inevitabilmente, si sono manifestate dopo un anno». E quali sarebbero queste zone d’ombra? «C’è stato un leggero aumento del turn over rispetto alle stabilizzazioni: in alcuni casi, alla fine di un contratto a termine, le aziende hanno preferito prendere un’altra persona sempre con un contratto a termine piuttosto che trasformare quello stesso rapporto di lavoro in un contratto a tempo indeterminato. È su questo punto che si può intervenire, affidando alla contrattazione più rappresentativa l’individuazione delle formule migliori per poter utilizzare ancora il lavoro flessibile». I vostri alleati insistono sul salario minimo per legge, 9 euro lordi l’ora. Confindustria e i sindacati non sono d’accordo. La Lega con chi sta? «Il salario minimo è un elemento interessante per sostenere il reddito dei lavoratori. Ma è chiaro che non può diventare un costo aggiuntivo per le imprese, che già faticano a stare dietro alla concorrenza». Ma come si fa ad aumentare i salari dei lavoratori ma non i costi delle aziende? «Si può fare. Il salario minimo deve andare di pari passo al taglio del cuneo fiscale, cioè delle tasse sul lavoro. In questo modo è possibile far salire la busta paga del lavoratore senza aumentare i costi delle imprese».
 
Caputo (Anm): Magistrati in politica non tornino più indietro
Basta con le porte girevoli politica-magistratura. Lo afferma il segretario generale dell’ann, Giuliano Caputo intervistato da Francesco Grignetti per La Stampa. «Siamo solo all’inizio». Che cosa si inizia, Caputo? «Un lungo percorso per recuperare la fiducia dispersa. Dobbiamo ricostruire la nostra immagine davanti ai cittadini, ma anche ai magistrati stessi. Sa, sono migliaia i giovani entrati negli ultimi anni. E non se l’aspettavano proprio una cosa del genere». Come reagirete? «Con un gran lavoro di ascolto e di coinvolgimento sulle proposte». Quali proposte? La base di partenza è nel documento che abbiamo scritto il 5 giugno. Quello che definiva “indegni” i consiglieri del Csm coinvolti negli incontri notturni e ne chiedeva le dimissioni. La prima proposta è stabilire che non si può passare dagli incarichi associativi direttamente a quelli istituzionali. Così come il passaggio dalla giurisdizione alla politica e ritorno. Occorre stabilire delle incompatibilità. Ma c’è anche un male oscuro da combattere: il carrierismo». In che senso, scusi? «Purtroppo, e mi duole dirlo, tra molti di noi, anche tra i più giovani, si ritiene più importante fare carriera piuttosto che svolgere bene il proprio lavoro giorno per giorno. È un frutto perverso della riforma dell’ordine giudiziario, del 2006». Forse anche del clima generale che si respira in Italia. «Prendiamo lo stesso Csm: fa mille cose importanti, ma si parla solo delle nomine e sembra che si occupi solo di questo». E come si combatte il carrierismo? «E’ da qualche tempo che abbiamo insediato una commissione di studi. Una chiave è l’accesso in magistratura: noi critichiamo quel sistema dei corsi privati a pagamento, che solo pochi si possono permettere. Meglio valorizzare i tirocini formativi, di giovani laureati che affiancano i magistrati. Un contatto sano con la giurisdizione». Non siete d’accordo, insomma, che il problema si risolva con il test psicologico, come vorrebbe la ministra Giulia Bongiorno. «Se parliamo di test psico-attitudinali, i parametri ovvia- mente dovrebbero essere esclusivamente medici. Ma basta la normale attenzione ai segnali di disagio o di anomalie comportamentali e la vigilanza c’è e fin dal tirocinio». 
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