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Se i nemici lavorano per Salvini

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 17/06/2019

In edicola In edicola Angelo Panebianco, Corriere della Sera
In Italia da tempo si sta assistendo al paradosso politico dei nemici di Salvini che con la loro azione aiuterebbero il leader leghista. Lo scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. “Matteo Salvini, al momento, è in una botte di ferro. Ci sono - scrive - praticamente dappertutto, persone che lavorano (gratis) per lui, pur sostenendo, in genere, di essergli nemici e lanciandogli contro ogni giorno insulti e accuse infamanti. Facciamo qualche esempio. Nella città in cui abito i titolari e gli impiegati di quasi tutti gli esercizi di un particolare settore (non importa quale) hanno votato compattamente Lega sia alle politiche dello scorso anno che alle Europee di qualche settimana fa. Si erano convinti che l’autorità pubblica avesse scelto di riservare un trattamento di favore agli esercizi di quello stesso settore gestiti da persone di altra nazionalità (non importa quale). Oppure prendiamo il caso, di qualche tempo fa, dell’islamica che in un ospedale del nord non voleva che «uomini» (nello specifico, il figlio e il coniuge) visitassero la signora, italiana e, presumibilmente, cattolica, ricoverata nella sua stessa stanza. Quando le autorità dell’ospedale, anziché dire all’islamica «noi ti curiamo ma tu devi accettare le nostre regole», scelsero di spostare in altra stanza l’italiana, stavano, anche loro, lavorando per Salvini.  Perché stupirsi quando si scopre che nei quartieri popolari, un tempo egemonizzati dalla sinistra politica, la Lega è oggi il partito più gettonato? Xenofobia? Razzismo? Mah. Ammesso (e non concesso) che sia davvero così , mai sentito prima il detto secondo cui «il razzismo è lo snobismo dei poveri»? Se ci solleviamo dall’aneddotica, dobbiamo renderci conto che l’unica possibile alternativa alle scelte di Salvini è una diversa politica dell’immigrazione. Non può essere invece il rifiuto puro e semplice di dotarsi di una qualunque politica, ciò che di fatto propongono i (sedicenti) nemici di Salvini quando sostengono che bisogna accogliere chiunque si affacci. Ciò equivale a confondere la società aperta con una società senza confini, con una non- società. È difficile non porsi la domanda: ma perché lo fanno? Distinguerei due diverse categorie di sostenitori occulti di Salvini, quelli che non sanno di esserlo e quelli che lo sanno benissimo. I primi, per lo più, sono mossi da sentimenti religiosi (o meglio: da un particolare interpretazione dei doveri pubblici che discenderebbero dal loro credo religioso). Detestano sinceramente Salvini ma non si rendono conto di quanto i loro atteggiamenti lo favoriscano. La seconda categoria (quella consapevole) dei sostenitori occulti di Salvini è composta da arruffapopolo in tutto e per tutto simili al loro nemico ufficiale. Costoro non mancano mai, sono il prezzemolo di ogni situazione pubblica. Sostengono Salvini fingendo di avversarlo. L’immigrazione è solo una scusa. Essi hanno semplicemente bisogno di un nemico. E’ l’unico modo di cui dispongono per giustificare (ai propri stessi occhi) la loro presenza pubblica”.
 
Vladimiro Zagrebelsky, La Stampa
Nel turbinio di polemiche sulla magistratura dopo lo scandalo Csm, Vladimiro Zagrebelsky, sulla Stampa, sostiene che il sorteggio per nominare i giudici nel Consiglio, sia “un’idea strampalata”.  “Quasi ogni ministro della giustizia negli anni scorsi - sottolinea - è stato autore di una riforma «epocale». In realtà si è sempre trattato di bricolage in questo o quel settore della complessa macchina, mai capace di mutare significativamente lo stato dei problemi. Ma, inevitabilmente, dei tanti e diversi problemi che affliggono il sistema giudiziario italiano, ora tiene banco quello rivelato dalla vergogna dei traffici notturni tra parlamentari e magistrati per coprire alcuni posti rilevanti in uffici giudiziari. All’ordine del giorno c’è la riforma della legge elettorale per la parte del Csm composta da magistrati. Di quella eletta dal Parlamento non si parla. Quasi ogni quadriennale elezione si è svolta sotto nuove leggi. Tutte all’insegna della lotta al correntismo nella magistra- tura. Spesso si trattava di leggi che volevano favorire questa o quella componente della Associazione dei magistrati. Il più delle volte le intenzioni politiche non si sono realizzate. Ciò perché le associazioni di magistrati esistono e non si cancellano per legge. Associazioni di magistrati, un tempo chiaramente identificabili per la loro impostazione culturale e professionale, progressivamente sono state viste come strumenti di gestione di clientele elettorali. Però le storie che ora emergono sono storie trasversali alle correnti, che vedono capi e capetti gestire interessi loro, forti dei voti ottenuti e che manovrano. Purtroppo la caduta del senso istituzionale che si manifesta anche nella magistratura (eletti e elettori sono tutt’uno), non si cura con espedienti legislativi. Siamo di fronte ad un problema di etica e dignità professionale. Ora circola l’idea strampalata, oltre che incostituzionale, di far eleggere i magistrati del Csm mediante sorteggio. Nel clima creatosi attorno al Csm per l’imperdonabile colpa di quei signori, si parla seriamente di elezione mediante sorteggio! Si dice che si vogliono eliminare le deviazioni clientelari che si nascondono sotto le diversità, che nascono dal dibattito sui caratteri della funzione del magistrato. Pur attenuate esse però esisto- no ancora, meritano rispetto e valorizzazione. La soluzione del sorteggio tende invece a eliminarle dal luogo in cui, secondo Costituzione, l’autonomia e indipendenza della magistratura dovrebbe essere garantita”.
 
Vittorio Macioce, il Giornale
Sul Giornale, Vittorio Macioce prende in esame il ciclone che si è abbattuto su Csm e dintorni con l’inchiesta della procura di Perugia e parla del “rischio di passare dalla padella alla brace”: “Giustizia anno zero. Nessuno - osserva l’editorialista - si aspettava quello che sta accadendo e guadare il crollo in diretta fa una certa impressione. C’è un pezzo di Stato che sta andando in frantumi, come un vecchio palazzo malandato che viene giù, troppo grosso, mai restaurato e con crepe che gli stessi inquilini si ostinavano a non vedere. La magistratura sta crollando non per i colpi dei nemici esterni, ma per implosione, accartocciandosi su se stessa. Il sospetto è che all’origine della frana ci sia soprattutto il tradimento di un ruolo. Il potere giudiziario ha rinnegato la sua missione. Voleva essere altro, a volte in buona fede, molte per furore ideologico o per smisurata ambizione. Fatto sta che si è lasciata tentare dalla «politica», occupandone gli spazi, dividendosi in correnti, corteggiandola o ricattandola. I giudici volevano redimere i partiti e salvare l’anima della democrazia ma ne sono diventati solo lo specchio. Si ricomincia a parlare di riforma della giustizia, con i due partiti di governo non del tutto allineati. I Cinque Stelle non hanno mai nascosto il sogno di «tutto il potere ai giudici», una rivoluzione morale con i magistrati come sacerdoti. Il rischio è che dalle macerie esca un mostro affamato non di giustizia, ma di giustizialismo. L’antidoto è invece ripartire dai diritti e dalle pene. Non è poco. In questi anni abbiamo cancellato la presunzione d’innocenza e poi perdonato. La vita democratica è stata scandita dai tempi della giustizia, È ora che i magistrati, tornino a indossare la toga, senza colori”. 
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