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Contro le scissioni farlocche e i romanzi centristi

Redazione InPi¨ 14/06/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, il Foglio
Il punto da capire in fondo è tutto lì: ma quello spazio che tutti dicono di vedere esiste oppure no? Il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, nel suo editoriale commenta l’ipotesi di un nuovo centro tra gli schieramenti politici. Lo spazio di cui parliamo coincide con quella fetta di elettori che oggi non si riconosce né tra i partiti che si trovano all’opposizione né tra quelli che si trovano in maggioranza e da una parte all’altra degli schieramenti fioccano ogni giorno i nomi di esponenti politici che per una ragione o per un’altra sembrano essere intenzionati a dar vita a un nuovo famigerato e attesissimo partito di centro. Nessuno nega che ci siano molti elettori che darebbero chissà che cosa per avere un’offerta diversa rispetto a quella rappresentata oggi da coloro che si trovano a lavorare per creare un’alternativa al governo. Ma la storia recente del nostro paese ci insegna che quando la discussione sull’alternativa si concentra non sull’assenza di leadership ma sull’assenza di contenitori quella discussione ha buone probabilità di diventare farlocca. Può piacere oppure no ma in Italia un’alternativa ai partiti di governo esiste e ha il profilo ora del Partito democratico e ora di Forza Italia. Tra i due, l’unico che negli ultimi tempi ha dato un qualche segnale di vitalità è certamente il Pd, ma fino a che nel Pd ci sarà qualcuno convinto che il problema vero del Pd sia legato all’alleato che non c’è – e non al modello politico che c’è – sarà difficile avere un’alternativa all’altezza dei tempi. Per Carlo Calenda è necessario lavorare alla creazione di una forza liberale che in vista delle elezioni possa diventare una stampella del Pd. Il ragionamento di Calenda è lineare ma nasconde un problema di fondo che meriterebbe di essere affrontato: se un partito che ha un consenso superiore al venti per cento zoppica, non sarebbe il caso di occuparsi, oltre che della stampella, anche delle ragioni della zoppia? Il Pd è un partito che soffre, che si trascina, che ha difficoltà a crescere, ma non è un partito morto, non è un partito finito. Il partito di centro che in molti vorrebbero creare in realtà esiste già e si chiama Pd.
 
Linda Laura Sabbadini, La Stampa
Il diritto alla salute è uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione. Linda Laura Saddadini, in un’analisi su La Stampa, affronta il tema della salute e della sanità in Italia. Il nostro Servizio sanitario nazionale – scrive - nacque nel 1978 proprio con l’obiettivo di garantire la salute come diritto fondamentale dell’individuo e della intera popolazione, superando qualunque tipo di diseguaglianza sia essa sociale o territoriale. E allora c’è da interrogarsi su ciò che sta succedendo nel nostro Paese da un punto di vista della spesa sanitaria. La spesa sanitaria pubblica era cresciuta del 6% l’anno in media dal 2000 al 2008, una crescita che superava quella del Pil che si assestava sul 3,5%. Ma a partire dal 2009 la dinamica è cambiata e assistiamo ad una sostanziale stabilità della spesa pubblica. Parallelamente è aumentata la spesa sanitaria delle famiglie del 2,5% l’anno in media. Dobbiamo essere preoccupati di questa tendenza in atto per vari motivi. Primo, la stabilità della spesa pubblica avviene in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione e quindi di una crescita di bisogni sanitari da soddisfare. Secondo, la stabilità della spesa pubblica sta avvenendo a fronte di una crescita della spesa indispensabile per l’innovazione tecnologica. Terzo, la stabilità della spesa sanitaria pubblica sta avvenendo anche considerando una forte diminuzione del personale sanitario che non può che accentuare la difficoltà di garantire l’accessibilità a servizi pubblici sanitari adeguati, con aumento di liste d’attesa, e altri problemi che inducono i cittadini a rivolgersi al privato. Quarto, questa dinamica sta penalizzando le fasce più povere della popolazione. Quinto con tale tendenza saremmo impossibilitati ad investire nuove risorse per offrire cure più efficaci con l’introduzione nei Lea (livelli essenziali di assistenza) delle prestazioni che tengano conto dell’innovazione tecnologica maturata nel corso degli ultimi anni (come i farmaci per l’epatite C o i farmaci biologici). 
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