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I rimedi necessari

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 14/06/2019

I rimedi necessari I rimedi necessari Giovanni Bianconi, Corriere della Sera
Lo sfregio a un’istituzione di rango costituzionale come il Consiglio superiore della magistratura potrà forse essere coperto con le dimissioni degli ultimi consiglieri che ancora non si sono rassegnati ad abbandonare l’incarico dopo essere stati sorpresi da una microspia a trattare le nomine degli uffici giudiziari, nottetempo, in un albergo romano con altri magistrati e parlamentari che nulla avrebbero dovuto avere a che fare con quelle scelte. Giovanni Bianconi, in un editoriale sul Corriere della Sera, commenta la vicenda delle nomine dei magistrati. Anzi, prima si arriverà all’avvicendamento di tutte le persone coinvolte nel cosiddetto «mercato delle toghe», prima si potrà porre fine al discredito che sta investendo l’organo di autogoverno dei giudici presieduto dal capo dello Stato. Il quale non a caso ha già indetto le elezioni suppletive dei due consiglieri-pm che hanno rimesso il mandato, considerandole il «primo passo per voltare pagina» e restituire «fiducia e prestigio» incrinate agli occhi dei cittadini. Qui si sta delineando un intreccio di interessi privati e schieramenti trasversali che per motivi vari doveva porre fine a un’epoca e aprirne un’altra nella gestione dell’ufficio giudiziario più importante d’Italia, la Procura di Roma, secondo i piani di un «gruppo misto» di magistrati e deputati. La collusione con la politica stavolta ha preso le forme di un accordo tra esponenti delle correnti di destra e di centro dei giudici da un lato e del Partito democratico dall’altro, cioè la sinistra parlamentare. Uno dei quali, Luca Lotti – imputato proprio per iniziativa della Procura di Roma –, è stato colto dalla microspia mentre intimava di voler mandare «un messaggio forte» al vicepresidente del Csm David Ermini, suo ex collega alla Camera, considerato poco accomodante rispetto alle esigenze di chi lo aveva scelto al momento dell’elezione e forse per questo pretendeva atteggiamenti diversi. Una commistione che avrà pure dei precedenti, ma che una volta smascherata risulta intollerabile. Quasi indecente.
 
Roberto Rho, la Repubblica
Dall’Expo 2015 alla ferrovia tra i due terminal di Malpensa. Dalla Tav alla Salerno-Reggio Calabria. Dalla ricostruzione post terremoto ai cantieri navali. Dal Terzo Valico alla metro C di Roma. Trovare una grande opera che sia rimasta impermeabile al malaffare, alla corruzione, alle infiltrazioni mafiose è impresa ardua. Lo scrive Roberto Rho, in un’analisi su Repubblica, sottolineando che basta incrociare su Google le parole “appalti” con “inchieste” o “arresti” per veder scorrere una letteratura infinita di articoli, prevalentemente di cronaca giudiziaria. Allentare i controlli, alzare le soglie del “liberi tutti”, scatenare aste in cui il prezzo (basso) è il criterio dominante, non è certamente il modo migliore per arginare il malaffare, anzi il contrario. Anche se l’obiettivo, dichiarato fin dal nome del decreto Sblocca cantieri, è rimettere in moto un settore vitale per l’economia nazionale, che vale tra il 15 e il 20% del Pil. Lo Sblocca cantieri non corregge le fasi a monte della gara. Il provvedimento del governo, invece, interviene pesantemente dalla gara in poi. La novità più criticata è l’innalzamento dal 30 fino a un massimo del 40% della quota dei lavori che il vincitore della gara potrà subappaltare. Su tutta questa materia pende una procedura d’infrazione della Commissione Ue, giacché in Europa i subappalti sono liberi, ma è dubbio che l’allentamento dei vincoli così organizzato consenta di superare il contenzioso con l’Europa. L’altro grande capitolo dello Sblocca cantieri che aumenta i rischi è quello del minor prezzo (non è il massimo ribasso, inizialmente ipotizzato e poi scongiurato) per gli appalti sotto i 5 milioni, circa il 90% del totale: il criterio di aggiudicazione prevede la vittoria dell’offerta più bassa tra quelle che si avvicinano alla media. È una scelta che privilegia il prezzo come fattore guida per la scelta. Per molti imprenditori, soprattutto del Nord, il “minor prezzo” è una sorta di lotteria imprevedibile che penalizza le imprese più organizzate e favorisce le “scatole vuote”. Proprio quelle che la criminalità privilegia per aggiudicarsi le gare, a qualsiasi prezzo.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Del grande pasticcio del Csm, che sta rischiando di portare all’implosione l’organo di autogoverno della magistratura - tra cene notturne di giudici e politici, lotte correntizie, posti nevralgici di procuratore da conquistare o distribuire - si capisce chiaramente una cosa: sono i magistrati a menare il gioco, a muoversi con una disinvoltura ai limiti della legge e dei principi che dicono di difendere gelosamente, a usare gli stessi metodi, gli stessi favori, le stesse camarille, di cui accusano, e per i quali sovente inquisiscono, i politici. Anche Marcello Sorgi, in un fondo su La Stampa, affronta la vicenda delle nomine dei magistrati. Se adesso lo scandalo delle procure e viceprocure lottizzate alle ore piccole nella hall di un albergo è arrivato a lambire il Quirinale, è solo perché i cosiddetti «togati», giudici eletti dai loro colleghi come membri del Consiglio superiore della magistratura, scoperti a mercanteggiare su posti importanti e nevralgici, preferiscono far saltare il banco e ricostruire, con lo stesso sistema correntizio di cui sono padroni, il Csm come cosa loro. Palamara che, sentendosi perduto, chiama in causa il Quirinale, fa politica anche se non gli tocca. Allo stesso tavolo di albergo di Palamara e dei membri del Csm, sedevano l’ex ministro renziano Luca Lotti, inquisito per l’inchiesta Consip, e Cosimo Ferri, già magistrato capo della fortissima corrente di destra, Magistratura indipendente, di cui ancora regge le fila, già sottosegretario alla giustizia, deputato del Pd, e orchestratore della sorprendente elezione a vicepresidente del Csm di Davide Ermini. Va da sé che Ermini - negli auspici del suo king maker - era stato messo a quel posto per sovrintendere alla lottizzazione delle poltrone togate. Invece il vicepresidente non s’è prestato al gioco; s’è astenuto dal frequentare riunioni notturne; e si è messo a rapporto, dal primo giorno, con il suo diretto superiore Sergio Mattarella. Una ragione in più per far saltare per aria l’attuale Csm, riazzerare tutto e magari ricominciare da capo.
 
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