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Prodi, così l'Italia diventerà il fanalino di coda dell'Europa

Eleonora Capelli, la Repubblica, 10 giugno

Redazione InPiù 13/06/2019

Prodi, così l'Italia diventerà il fanalino di coda dell'Europa Prodi, così l'Italia diventerà il fanalino di coda dell'Europa «Sarà difficile per l’Italia avere cariche importanti nella prossima Commissione europea. O i partiti oggi al governo piegano un po’ la testa e chiedono scusa oppure non avranno niente». A dirlo davanti a una piazza Maggiore affollatissima è stato Romano Prodi. Intervistato dal direttore dell’Espresso, Marco Damilano, davanti all’altra Italia di Repubblica delle Idee, Prodi – spiega Eleonora Capelli che ha riscritto l’intervista su Repubblica - ha parlato di «una situazione economica al capolinea» e dell’esigenza di «una coalizione riformista», ritagliandosi il ruolo di «aggregatore». Prodi, questo è un anno di anniversari importanti: il 9 agosto lei compie 80 anni, nel 1999 è diventato presidente della Commissione europea. Vent’anni dopo le chiedo: Matteo Salvini è il figlio di una paura che viene da lontano? La nuova incarnazione del conformismo italiano? Oppure, come si leggeva in un hashtag, uno che “tira dritto”? «È vero, Salvini tira dritto ma non tiene conto delle curve. Siamo di fronte a una grande curva e ha il problema di guidare il veicolo Italia. Non è semplice e ha tenuto una velocità eccessiva e quindi avrà grossi problemi da ora in poi. Ritengo sia finita la sua parabola ascendente». Quali sono le curve che l’Italia deve affrontare nei prossimi mesi? «La grande curva è la legge di bilancio, sintesi di tutto, ma ci arriviamo senza fiato, non abbiamo benzina nel motore. Abbiamo una situazione economica al di là di ogni immaginazione. Siamo in una situazione fuori controllo, le decisioni prese fanno spendere di più. Sono popolari ,come quota 100, tanta gente la voleva, ma non hanno messo in nota il finanziamento che sarà costosissimo. A questo si aggiunge il problema della flat tax». Salvini però la vuole.. «È una cosa inimmaginabile. Dal punto di vista teorico non sta né in cielo né in terra che paghino la stessa aliquota chi ha 50 mila euro e chi ne ha 5 milioni. Inoltre la prima decisione presa è stata quella di una agevolazione sotto i 65 mila euro e i commercialisti stanno lavorando come matti perché tutti si tengano sotto i 65 mila euro. Questo vuol dire introiti fiscali in crollo». C’è il rischio che per finanziare la flat tax si taglino i servizi e la sanità? «I soldi da qualche parte bisogna trovarli, con uno sbilancio tra 40 e 50 miliardi. Ho il grande sospetto che questa cifra venga tagliata dalle politiche sociali, perché non vedo un altro capitolo. La curva è vicina, tra settembre e ottobre. Si guadagnano voti nascondendo i problemi, come quello del debito pubblico, ma ormai siamo alla resa dei conti». Perché l’Italia è il fanalino di coda della crescita nei Paesi dell’Unione? «C’è uno spirito perdente, si è sparsa sfiducia, paura, inazione. Gli stranieri non investono in Italia, appena c’è una piccola difficoltà se ne vanno. Perfino i dadi da brodo vanno via. Tra terzultimi o ultimi, la differenza è la retrocessione o meno». La grande paura è quella dell’immigrazione, benzina nel motore dei populisti, che ne pensa? «È una grande contraddizione: in una generazione l’Italia perderà una popolazione pari a quella dell’Emilia Romagna. In qualche modo dovremo avere un’immigrazione. Finché c’è la guerra in Libia però il problema rimarrà difficilissimo da risolvere. E l’Italia non c’è nello scacchiere». Quanto conterà l’Italia nella prossima Commissione europea? «I sovranisti non conteranno nulla, non riescono a fare alleanza, per definizione. Ma oltre a essere isolati i nostri governanti hanno insultato in modo fisico i dirigenti europei. Per andare a festeggiare con la parte violenta dei gilet gialli a Parigi, ci vuole un genio. Qualcosina finiranno per avere, ma non sarà un posto di rilievo. L’Italia è sempre stata indispensabile nel costruire le maggioranze che prendevano le decisioni, adesso no». Entreranno però nel Parlamento europeo anche gli eletti con il Brexit Party, si possono difendere le istituzioni europee così come sono? «Mi è dispiaciuto per la Brexit, mi auguro che gli inglesi rientrino ma abbassando un pò la testa. Credo che l’uscita sia definitiva perché c’è l’incoraggiamento americano». Lei che commissario chiederebbe? «Sarà difficile avere cariche importanti, o piegano un po’ la testa oppure non avranno niente» Pensa che l’Italia da collante possa diventare germe di distruzione per l’Europa? «Si lo penso. Se fossi negli Stati Uniti,vedrei che l’Italia è un’occasione per tenere bassa la testa dell’Europa». Salvini che sventola in piazza un crocifisso, al cattolico Prodi che effetto fa? «La Chiesa non può che essere sotto attacco dei sovranisti, perché sta in mezzo al popolo. Il Papa difende l’universalità del fatto religioso. Usare la religione come strumento politico non era più stato fatto in Europa dagli anni ’30. È una regressione di carattere storico e morale». Nel 2019 l’Italia tornerà a votare? «Non ho la minima idea del tipo di scontro che avverrà e delle macerie che saranno a terra, lasciamo che si depositi la polvere. Questa non è una decisione del Pd, oggi bisogna prepararsi. Radunare le forze, creare un’alternativa con una coalizione riformista. Serve un programma, non i tweet. La curva è arrivata, ora abbiamo la possibilità di dire: il volante lo si raddrizza in altro modo». Oggi qual è la soluzione? «Non parliamo più di Ulivo, chiamiamolo biancospino, come vogliamo. Ma la soluzione politica è chiarissima. Il problema è federare. Nelle democrazie moderne nessun singolo partito può prendere il potere da solo, serve una coalizione. Quando il Pd ha tentato di fare da solo ha perso». Lei che ruolo avrà? «Sono orgoglioso di essere stato rottamato perché vuol dire che ero di ferro. Un ruolo politico credo sia giusto che io non lo ricopra, però sono sempre qui disposto a parlare, ammonire, sorridere. Un ruolo sempre di aggregatore, dall’esterno ma aggregatore».
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