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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/06/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Di Maio: Nessun rimpasto. Manovra in deficit? Faremo ciò che serve
Non ci saranno rimpasti di governo e per quanto riguarda un’eventuale manovra in deficit faremo ciò che serve. Lo affermail vicepremier Luigi Di Maio intervistato da Emanuele Buzzi per il Corriere della della Sera. Di Maio, il governo è ancora pronto a sfidare l’Ue. Non teme che un braccio di ferro possa logorare i mercati e costare molto agli italiani? «Noi andiamo in Europa per difendere proprio gli italiani. Ovviamente avremo un atteggiamento responsabile, ma vogliamo farci rispettare. L’Ue ha sbagliato in passato, soprattutto con le politiche d’austerità, adesso serve un cambio di marcia. Nessuno si metta in testa di tagliare i servizi agli italiani perché noi questo non lo permetteremo». Evitare l’aumento dell’Iva e fare la flat tax: sembra una manovra da fantapolitica, irrealizzabile. «Sotto questo punto di vista sono stato abbastanza chiaro: il nostro obiettivo è abbassare le tasse. Ed è quello che faremo. Stiamo programmando una serie di tavoli per approfondire bene il tema. In questi giorni sto sentendo tante cose e non vorrei che qualcuno pensasse di fare la flat tax aumentando l’Iva o dicendo di no alle detrazioni per le famiglie. Lo dico chiaramente: questo non lo permetterò. Sull’Iva c’è poco da discutere: non aumenta. L’avevo già promesso una volta e così è stato».  Non si può fare in deficit...«Guardi, noi siamo chiamati a fare tutto quello che serve agli italiani. Mi lasci dire che poi c’è un aspetto importante da sottolineare che spesso viene sottovalutato. Dalla lotta alla grande evasione che vogliamo portare avanti recupereremo molte risorse da investire in servizi per i cittadini. Per il resto, come le dicevo, ci saranno incontri dedicati proprio sui temi economici. Ogni volta è così: allarmismi su allarmismi, io credo invece che sia un bene che ci sia un governo che pensa prima di tutto ai cittadini. Dunque avanti con i provvedimenti importanti scritti nel contratto di governo che servono al Paese». Salvini propone una misura sulle cassette di sicurezza per una pace fiscale sul contante: cosa ne pensa? «Dobbiamo ancora affrontare il tema. Le posso dire che da parte nostra non ci sarà spazio per patrimoniali e sono sicuro che Salvini la pensa come noi. Noi voteremo solo provvedimenti che aiutano concretamente i cittadini». Avete parlato di nomine. Ci sarà questo rimpasto? «Dopo due settimane di dialogo ritrovato con la Lega, voglio mettere la parola fine a questo argomento: non ci sarà nessun rimpasto».
 
Buffagni: Caso Siri-Arata? A Salvini fa bene stare insieme a noi
“Questa vicenda dimostra quanto alla Lega giovi governare assieme al Movimento”. In un’intervista a Luca De Carolis per il Fatto Quotidiano, il sottosegretario agli Affari regionali, Stefano Buffagni commenta così l’arresto del faccendiere Paolo Arata, vicino all’ex sottosegretario leghista, Armando Siri. Per la verità sembra confermare come la distanza tra voi e il Carroccio sia enorme, sulla legalità. E forse è un ottimo motivo per chiudere questo accordo di governo. Io dico questo: pensi a quanto sarebbe stato imbarazzante se il figlio di Arata fosse stato ancora a lavorare alla presidenza del Consiglio. Grazie a noi si è intervenuti in via preventiva. Su mafia e corruzione è fondamentale mantenere la rigidità. Per Di Battista la Lega “sta rubando uomini e dinamiche a Forza Italia”. Condivide? Tutte le forze politiche hanno uomini che hanno commesso reati: noi del M5S abbiamo una percentuale quasi dello zero e quell’unico caso è stato silurato in 30 secondi, altri partiti ce l’hanno altissima. Credo che FI faccia parte del passato, e lì debba rimanere. Il 17 luglio arriverà la sentenza per il viceministro leghista Massimo Garavaglia: se condannato dovrà dimettersi? Gli auguro di cuore di essere assolto. Comunque il contratto di governo parla chiaro, e io non sono della pre-crimine. Salvini insiste sulla flat tax, ma oggi in riunione il ministro dell’Economia Tria gli ha chiesto le coperture, senza ottenerle. Come si può pensare a una misura da 30 miliardi? La flat tax è nel contratto di governo, ma le cose si possono fare un passo alla volta. Sono convinto che ci si possa lavorare, però servono coperture. Le tasse vanno abbassate, ma bisogna capire da quali partire. Il clima da campagna elettorale di cui si lamentava Conte pare rimasto. Io vedo un clima da scontro con la realtà dei fatti. Se hai creato grandi aspettative poi devi dare loro seguito. E chi si sta scontrando con il reale è Salvini? Chi si è esposto molto ha una responsabilità maggiore.
 
Bentivogli: Il Presidente di Renault coraggioso come Marchionne
“Il presidente Senard? Ha fatto quello che ha fatto Marchionne dieci anni fa, ha messo in trasparenza in danni che compie il patriottismo economico in mano agli establishment. Ha attaccato il presidente Macron, ha spiegato in assemblea che la Francia ha commesso un grande errore facendo fallire le nozze con Fca e che mai come in questo momento, soprattutto nell’auto, occorre costruire grandi campioni europei”. Così il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli intervistato da Paolo Baroni per La Stampa. «Senard è un aristocratico e ieri in assemblea ha fatto un attacco molto appassionato contro il governo, spiegando con altrettanta durezza che l’ingerenza della politica in questa operazione è stata nefasta per imprese e lavoratori. Ed è la prima volta che un industriale francese prende posizione a favore dell’alleanza Renault-Fca, un accordo ‘eccezionale’ ha rimarcato, che avrebbe consentito una volta tanto di creare quel campione europeo che oggi non esiste. Mi è sembrata una presa di posizione molto importante. Ed esattamente la stessa cosa che ha fatto Marchionne dieci anni fa non accettando più i ricatti dell’Italietta della rendita». Gesto di rottura forte... «L’ex ad della Fiat liberandosi da tutto l’establishment pubblico, privato e bancario che ruotava attorno a Fiat è riuscito a fare impresa, senza i finanziamenti pubblici di cui la vecchia Fiat godeva contrastando quel nazionalismo che alla fine fa solo male ad imprese e lavoratori». E Senard saprà imitarlo? «Il presidente di Renault tra i suoi azionisti ha lo Stato che ha il 15%... Però il suo discorso è importante proprio perché mette in luce i danni che il nazionalismo industriale può produrre. E questo succede a breve distanza dal caso Fincantieri, dove - anche lì - sia Macron che il ministro dell’Economia Le Maire, sono stati poco attenti e dopo aver messo Stx nelle mani dei coreani appena sono arrivati gli italiani han fatto le barricate». Europeisti solo a parole? «Bisogna mettersi d’accordo se si deve essere europeisti solo quando si canta l’Inno alla Gioia oppure lo si può essere anche quando si tratta di lanciare dei campioni industriali. Nel caso di Renault-Fca, tra il passaggio all’elettrico e poi la successiva integrazione con Nissan e Mitsubishi, sarebbe nata davvero una gran cosa». Il governo francese ha sbagliato tutto? «Direi proprio di si. E la cosa più triste è stato nei giorni scorsi sentire Le Maire dire che loro si sono messi di traverso ‘perché l’America di Trump è un nemico’. Questa è una balla colossale: non solo è ingeneroso ma non è neanche vero. Perché come sappiamo bene Fca non è ‘americana’ ma è anche italiana. Detto questo non si possono inseguire così i populismi sul terreno della menzogna». 
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