Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Altro parere

Il danno dell'alternativa modello Saviano

Redazione InPi¨ 13/06/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, Il Foglio
Le politiche di destra di Salvini sull'immigrazione non si combattono con il modello Saviano-Lucano ma con il pragmatismo. Lo scrive Claudio Cerasa, direttore del Foglio: "Tra i molti affluenti che da mesi ingrossano il fiume in piena del successo salviniano ce n’è uno non sufficientemente indagato che riguarda non tanto la capacità del leader della Lega di conquistare voti quanto quella dei suoi avversari di regalargli consensi. Matteo Salvini può piacere o può non piacere, ma al di là di ogni  tipo di giudizio è difficile negare un tratto di verità: la
forza del ministro dell’Interno è legata alla sua capacità unica di saper trasmettere agli elettori un sentimento di protezione. Si potrebbe dire che un conto è capire le paure e un altro è trovare soluzioni giuste per rispondere a quelle paure, ma non c’è dubbio che nell’ultimo anno il leader della Lega sia riuscito a scalare meglio di altri le vette del consenso italiano grazie alla sua abilità nel dare agli elettori risposte sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Le risposte sono spesso sbagliate e quasi sempre controproducenti. Ma ciò che le opposizioni, soprattutto quelle di sinistra – le uniche cioè che mostrano ancora qualche segno di vitalità – dovrebbero chiedersi quando osservano la crescita del leghismo è se l’alternativa attuale al modello salviniano sia per Salvini più una minaccia o più una manna dal cielo. La risposta che ci permettiamo di dare è che se un’opposizione sceglie di combattere Salvini sul suo tema forte, ovvero la sicurezza, ovvero l’immigrazione, con la banale retorica di talento alla Roberto Saviano, con lo sconnesso modello romantico alla Mimmo Lucano e con la tesi da vecchia Repubblica che porta a trasformare in un fascista chiunque si azzardi a dire che governare l’immigrazione non significa occuparsi solo di integrazione, alla fine non farà altro che portare acqua al mulino dell’unico politico che si rifiuta di negare un fatto che può piacere o no e che però esiste: la paura degli italiani. Di fronte alle paure si può rispondere dicendo solo la verità, ovvero che buona parte di quelle paure non sono giustificate da fatti reali, oppure si può cercare una soluzione credibile e non evasiva per evitare che gli unici a dare risposte alle paure siano quelli che danno le risposte sbagliate. In questi mesi, sul tema dell’immigrazione, i populisti hanno dato risposte sbagliate a paure reali portando avanti idee suicide: se dimostriamo che in Europa i migranti non vengono redistribuiti, se dimostriamo che in Italia i migranti non vengono accolti, se dimostriamo che i porti sono chiusi anche se sono aperti, se dimostriamo che nel Mediterraneo coloro che si occupano di salvare le vite sono sempre meno attrezzati a farlo, vedrete che alla fine i migranti non partiranno più. Le opposizioni fanno bene a denunciare il fallimento politico della strategia di Salvini (in Europa siamo alleati con gli stessi paesi che non hanno alcuna intenzione di aiutarci a redistribuire i migranti) ma fanno male a non chiedersi se non ci sia qualcosa che non vada nell’approccio con cui il salvinismo viene combattuto. E quel qualcosa, quel qualcosa che non va, è piuttosto evidente: l’alternativa al salvinismo non ha fatto nulla per tentare di fare quello che è riuscito per esempio ai socialdemocratici in Danimarca, ovverosia evitare che il controllo dell’immigrazione possa diventare un’esclusiva della destra. I populisti incapaci dicono chiudiamo i porti. Una politica riformista seria e intelligente dovrebbe invece dire apriamo i porti ma chiudiamo le frontiere. Ma le risposte che sul tema dell’immigrazione dà Salvini hanno una qualità rispetto a quelle dei suoi avversari: sono risposte sbagliate ma non sono risposte mute. E fino a quando sceglierà di combattere Salvini solo con il modello Saviano-Lucano, l’opposizione per Salvini rischia di essere la sua assicurazione sulla vita. Per non essere travolti dalle balle del populismo, serve una terza via con le palle, a meno di non voler dimostrare ancora a lungo quello che una forza riformista non si può più permettere di fare: trasformare il controllo dell’immigrazione in un’esclusiva della destra sfascista.
 
Mattia Feltri, La Stampa
Le nuove polemiche sul Csm a ben guardare, sono tutt'altro che nuove. Lo fa notare Mattia Feltri nel suo Buongiorno sulla Stampa: "Dedicato a chi sbalordisce alle notizie sul Consiglio superiore della magistratura, e alla scoperta accecante dell’organo d’autogoverno ridotto a faida fra correnti. Il 20 gennaio 1988, Antonino Caponnetto, capo del Pool Antimafia in cui aveva radunato, fra gli altri, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alla notizia che il Csm aveva scelto come suo successore Antonino Meli anziché Falcone, protestò contro «la politica dell’Associazione magistrati degenerata in una lotta di correnti e sottocorrenti». Qualche tempo più tardi, Falcone disse che «le correnti si sono trasformate in macchine elettorali per il Consiglio superiore della magistratura» e «si tende a privilegiare chi è in grado di offrire più voti. Ecco nascere la figura del magistrato-impiegato, funzionale a meri concetti politici». Un mese dopo l’assassinio di Falcone, e un mese prima del suo, Borsellino disse che nella morte civile di Falcone «la magistratura forse ha più colpe di ogni altro» perché «il Consiglio gli preferì Meli con motivazioni risibili». Ammazzato anche Borsellino, Caponnetto ci riprovò: «Il Csm è paralizzato dalle correnti e dalle istanze dei membri politicizzati. Il Csm ha delegittimato e distrutto Falcone». Viene in mente perché ieri l’altro sono stati indagati due magistrati per il «colossale depistaggio» con cui si individuarono falsi pentiti per costruire fantasiose colpevolezze dell’attentato a Borsellino. La figlia di Paolo, Fiammetta, ancora due mesi fa ha detto: «Il Csm non ha fatto nulla e quando lo ha fatto non è stato di sua iniziativa ma su pressione di noi familiari. È abominevole». Si sbalordisce dello sbalordimento".
Altre sull'argomento
Il vero scontro Ŕ tra Salvini e Conte
Il vero scontro Ŕ tra Salvini e Conte
Di Maio attacca e fa l'offeso, ma non Ŕ lui il vero avversario della Lega
Contundente
Contundente
Divinazione
Tot˛ e Peppino alla conquista di Mosca
Tot˛ e Peppino alla conquista di Mosca
Gli improbabili protagonisti del Russiagate leghista
Di Maio: l'Autonomia si farÓ senza disgregare il Paese
Di Maio: l'Autonomia si farÓ senza disgregare il Paese
"Un paese sovrano Ŕ un paese unito"
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.