Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Le veritÓ (scomode) sul Sud

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 13/06/2019

In edicola In edicola Ernesto Galli Della Loggia, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera, Ernesto Galli Della Loggia parte da un recente episodio (con annesse polemiche) accaduto in tv per allargare lo sguardo sulla situazione del nostro Mezzogiorno. “E’ doveroso ma anche troppo facile  scrive - scandalizzarsi di quanto in uno studio televisivo Rai è uscito dalla bocca di due giovani «neomelodici», alias cantanti meridionali di vastissimo successo specializzati in moderne canzoni di malavita. I quali, come si sa, in perfetta coerenza con i testi delle loro canzoni, in cui si esaltano uomini e gesta della delinquenza spesso sconfinando nella vera e propria apologia di reato, se ne sono usciti con espressioni di sostanziale dileggio nei confronti di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Una volta conosciute, simili parole — a quel che pare debolmente redarguite dal conduttore della trasmissione — hanno suscitato l’abituale indignazione stentorea dell’Italia ufficiale. Con l’inevitabile corredo di rampogne alla Rai, scuse, promesse di essere più «attenti» in futuro, annuncio di eventuali sanzioni e così via seguitando con l’aria fritta di sempre. Nessuno però si è fatto la domanda più ovvia: come mai «Scarface» e «Tritolo» (questi i leggiadri soprannomi dei due «neomelodici») hanno in tutto il Mezzogiorno il successo strepitoso che hanno? E dunque che razza di società è quella dove accade una cosa simile, dove si festeggiano nozze, battesimi e santi patroni inneggiando alle rivoltellate, agli uomini d’onore e ai morti ammazzati? La risposta la conosciamo: è la società del Sud attuale. La società della disgregazione e dell’abbandono, dove lo sperpero e la malversazione aggravano l’ormai congenita inadeguatezza delle risorse. È la società delle opere pubbliche lasciate a metà, della frequenza scolastica massicciamente elusa, dell’industrializzazione troppo spesso fallita, delle amministrazioni locali in mano all’incapacità o al malaffare, dell’umiliante anabasi sanitaria al Nord, dei centri urbani sconvolti e delle periferie invivibili, del voto di scambio, del trasformismo politico come prassi. È la società dove sotto un’apparente normalità dai toni magari spensierati, com’è nel suo carattere antico, serpeggia una sconsolatezza triste, una frustrazione mortificata, un pervadente sentimento di continua inadeguatezza, fatte apposta per spegnere iniziative, per logorare energie e speranze. Sembriamo sapere così bene che cosa è il Mezzogiorno che da tempo, paradossalmente, non vogliamo però saperne più nulla. «Scarface» e «Tritolo» fanno notizia proprio perché rivelano ciò che non sappiamo ma che avremmo dovuto sapere: indoviniamo che attraverso le loro parole impudiche è l’intero degrado in cui nella nostra indifferenza è sprofondato un terzo del Paese che parla e c’interpella. Perché comunque e a dispetto di tutto, il Sud esiste e sta lì. E l’Italia deve decidere una volta per tutte che cosa vuole farci, perché forse non ha davvero capito che cosa significa abbandonarlo a se stesso. Il Sud sta lì con la mo- le della sua arretratezza ma anche con le sue sparse oasi di sviluppo talora di altissima qualità tecnologica. Con il suo mercato di consumatori non proprio indifferente per tanta industria del Nord, e con i suoi milioni di cittadini elettori che possono decidere da chi e come deve essere governato il Paese. Sta lì infine — e principalmente — con il rilievo della sua posizione geografica immersa nel Mediterraneo. Esso dunque ricorda che per l’Italia decidere che cosa fare del Mezzogiorno significa decidere per ciò stesso che cosa fare del Mediterraneo”.
 
Alberto Mingardi, La Stampa
Quando l’elettore viene considerato un bancomat significa che la politica è in qualche modo alla frutta. Lo scrive Alberto Mingardi sulla Stampa a proposito della proposta leghista di tassare i soldi tenuti nelle cassette di sicurezza. “Da anni - sottolinea l’editorialista - le cassette di sicurezza non sono il paradiso dell’anonimato: il cliente deve dichiarare il valore del contenuto alla banca, quest’ultima trasferisce tutte le informazioni relative ai rapporti coi cittadini all’Agenzia delle entrate. L’iniziativa proposta da Matteo Salvini, un’imposta sul contante tenuto dagli italiani in cassetta di sicurezza, viene presentata come una sorta di condono, una «taglia» pagata la quale coloro che custodiscono in cassetta denari di provenienza non dichiarata potranno poi spenderli. Il vantaggio per tutti starebbe nel «rimettere in circolo il contante», il che, secondo il capo della Lega, sarebbe prodromico a nuovi investimenti. L’idea non è nuova (qualcosa di simile era stato proposto nel 2017) ma sorprende che venga da una forza politica che rappresenta proprietari, commercianti, piccoli imprenditori. Costoro tendono a considerare i propri quattrini come fossero, manco a dirlo, loro: e vorrebbero disporne secondo il proprio gusto e la propria intenzione. L’alternativa è presumere che tutti gli italiani con una cassetta di sicurezza siano evasori fino a prova contraria: e la prova contraria non è facile da esibire. In cassetta stanno i gioielli della nonna che, con tutta probabilità, non aveva conservato lo scontrino. La Lega finisce così, implicitamente, per sposare quella stessa retorica della lotta al contante contro la quale in passato tanto si era spesa. Quando Salvini parla di utilizzare i quattrini depositati in cassetta di sicurezza «per gli investimenti», parla, sia chiaro, di investimenti particolari: i suoi. L’idea è che il gettito di quest’imposta possa (attraverso quali meccanismi?) finanziare nuovi investimenti pubblici. Il declino degli investimenti in Italia contribuisce a spiegare i bassi incrementi di produttività, vera croce del nostro Paese. Ma pensare che spostare quattrini dalle tasche (pardon, dalle cassette di sicurezza) dei privati a quelle dello Stato risolva il problema è illusorio. Gli investimenti pubblici tendono a disincentivare quelli privati e, di solito, hanno obiettivi politici (mantenere il consenso) e non economici (produrre qualcosa di cui c’è domanda). Di norma, chi rappresenta la piccola impresa esibisce diffidenza verso gli investimenti pubblici: perché i suoi elettori intuiscono che ne pagheranno il conto, a vantaggio della grande impresa ben ammanicata. Molti anni fa, Luigi Einaudi osservava che «se si vuole far venire alla luce l’oro che si dice nascosto, bisogna far venire meno in primo luogo la paura». Gli italiani sanno bene che una misura oggi straordinaria rischia di diventare permanente domani. E che se viene chiesto loro di aprire la cassetta di sicurezza agli ispettori del fisco, è improbabile che ciò avvenga una volta soltanto. Il declino degli investimenti dipende anche dal fatto che ciascuno percepisce lo Stato come un nemico: acuire questa percezione non aiuterà”.
 
Roberto Sommella, Avvenire
In tempi di sovranismo rampante occorre rilanciare l’idea di Europa, anche attraverso una Costituente. Lo scrive Roberto Sommella in un editoriale su Avvenire. “Possibile che proprio quelle Regioni del Nord che decretarono con il loro "sì" al referendum istituzionale la nascita della Repubblica, che avrebbe portato poi alla firma italiana del Trattato di Roma, siano diventate oggi le meno europeiste? Il dubbio viene se si sovrappongono i voti del 1946 con quelli che negli ultimi cinque anni hanno decretato la vittoria nel Settentrione del centrodestra a trazione leghista. Rispetto al passato sembra che l’amore per il proprio Paese non corrisponda più con quello per l’Unione Europea, "casa comune". Proprio ora che servirebbe un’Italia coesa nella definizione di scelte strategiche per la Ue e nell’individuazione di persone destinate ai vertici comunitari. Eppure, comunque andrà a finire il braccio di ferro del governo Conte con Bruxelles sulla ormai avviata procedura d’infrazione per debito eccessivo e comunque si concluda la partita sulle nomine dei futuri presidenti di Parlamento, Commissione, Consiglio e Bce, l’Italia è sempre più integrata nel tessuto connettivo dell’Unione e per questo non deve sottrarsi al suo ruolo nel momento cruciale delle trattative. Lo dimostrano i numeri della sua economia, il contributo che fornisce al bilancio comunitario e le stesse riforme che dovrebbero essere varate nella nuova legislatura a Strasburgo, che potrebbero far andare d’accordo europeisti e sovranisti. Se dal punto di vista economico non sta quindi in piedi una Italexit, dal punto di vista sociale occorre fare decisamente di più. Ed è per questo che la prossima legislatura europea dovrà essere ‘costituente’. Tutti i Paesi, attraverso i loro rappresentati, dovranno saper dare un contributo per rispondere alle istanze emerse alle elezioni del 26 maggio 2019 per sventare la nascita di un’Europa delle piccole patrie delle grandi autonomie locali, si chiamino Catalogna, Baviera o Lombardo-Veneto non importa. Questo programma di governo condiviso, e che potrebbe essere portato avanti concordemente dall’Italia, dovrebbe includere in particolare impegni concreti su cinque fronti. La realizzazione degli Obiettivi dello sviluppo sostenibile e il rispetto degli Accordi di Parigi sulla lotta al cambiamento climatico; la revisione degli strumenti della governance economica, a partire dal Patto di Stabilità e Crescita, ormai datato (1997) , passando per i successivi accordi adottati dopo il 2011 (Six Pack, Two Pack, Fiscal Compact) e arrivando alla creazione di un Ministro unico del Tesoro e all’emissione di Eurobond; l’adozione di un Social Compact che crei anche le condizioni per un mercato unico del lavoro e l’istituzione di un Reddito di cittadinanza europeo; il varo di un bilancio quinquennale che punti al rilancio degli investimenti, con l’introduzione della Golden Rule sullo scomputo degli investimenti dal deficit ai fini dei parametri di Maastricht; la revisione del Regolamento di Dublino sulle migrazioni e l’asilo, con programmi di ricollocazione vincolanti, pena la perdita dei fondi europei per gli inadempienti. Insomma, una missione chiara: ridurre le disuguaglianze tra economie e tra cittadini”. 
Altre sull'argomento
Il vero scontro Ŕ tra Salvini e Conte
Il vero scontro Ŕ tra Salvini e Conte
Di Maio attacca e fa l'offeso, ma non Ŕ lui il vero avversario della Lega
Contundente
Contundente
Divinazione
Tot˛ e Peppino alla conquista di Mosca
Tot˛ e Peppino alla conquista di Mosca
Gli improbabili protagonisti del Russiagate leghista
Di Maio: l'Autonomia si farÓ senza disgregare il Paese
Di Maio: l'Autonomia si farÓ senza disgregare il Paese
"Un paese sovrano Ŕ un paese unito"
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.