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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 12/06/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Catalfo, non temo frenate della Lega ridurremo pure il cuneo fiscale
Il prossimo passo è la riduzione del cuneo fiscale. Lo sottolinea la Presidente della Commissione lavoro del Senato, Nunzia Catalfo, intervistata da Carlo Bertini su La Stampa. Presidente Catalfo, avete vinto il primo round sul salario, in cambio dell’ok al decreto sicurezza. Quali saranno le questioni da risolvere con la Lega nel merito? «Gli emendamenti sono stati ritirati in blocco, sentiremo se ci sono delle questioni aperte. Ovviamente non può essere quella di intervenire sui contratti non coperti dalla contrattazione collettiva, perché di fatto anche ai tavoli ministeriali tutti i sindacati hanno detto che non esistono contratti non coperti. E anche la sentenza sui riders, che sono una tipologia atipica, comunque li collega al contratto della logistica». Temete frenate improvvise? «Io mi aspetto che si proceda con celerità. Giusto il tempo di trattarlo in commissione, poi presto in aula. Ci sono diversi tavoli con i sindacati, dai cui sono scaturiti emendamenti, come l’istituzione di una commissione ad hoc per regolare la materia». Il Carroccio però si aspetta un ok anche al cuneo fiscale che costerebbe dai 2,5 ai 10 miliardi. Sareste d’accordo? «Non e’ solo un tema della Lega, ma anche nostro. Riguarda i costi che le imprese devono affrontare ed è all’ordine del giorno del governo e dei 5stelle». Ma non si possono trovare risorse per tutto. «Abbiamo dimostrato che quando c’è la volontà si trovano, magari per gradi. E aumentare i salari farà crescere consumi ed entrate fiscali». Col salario minimo vi mettete contro le imprese, che rischiano di spendere fino a 15 miliardi. E contro i sindacati. Reggerete l’urto? «Il nostro obiettivo è tutelare le imprese, tanto che stiamo lavorando ad un taglio del cuneo fiscale. E i costi del nostro intervento mi risultano molto minori, poco superiori ai 3 miliardi. Non credo poi che i sindacati possano essere contro questa proposta. E abbiamo un tavolo aperto con loro. Non si tende solo a individuare un salario minimo orario, ma questa legge affronta un tema importante come quello del dumping che c’è in Italia e lo risolve. Credo convengano che possa essere risolutivo».
 
Cipolletta, evitare la procedura europea. Meno tasse riducendo la spesa
«È positiva la risposta del governo in merito alla volontà di evitare la procedura di infrazione sul debito pubblico e anche sull’esclusione di manovre aggiuntive per il 2019. Resta però l’incognita degli anni successivi, quando il governo conta di ridurre il debito facendo affidamento su una ripresa della crescita». Innocenzo Cipolletta, riconfermato per il secondo mandato presidente di Assonime, in una intervista con Laura Serafini sul Sole 24 Ore, chiede misure per contenere il debito e intravede una strada che l’esecutivo sembra voler perseguire. «Il ministro per l’Economia, Giovanni Tria, ha detto che la riduzione della pressione fiscale si farà senza aumentare il disavanzo. Questo fa supporre misure che riducano la spesa pubblica: è una soluzione che piace ai mercati». Presidente, il governo l’ha convinta sul percorso di riduzione del debito? È importante acquisire il fatto che per rilanciare la crescita è necessario prima ridurre il debito pubblico e non viceversa. Sono d’accordo nella misura in cui i saldi di bilancio possano essere migliori delle attese. Resta però l’incognita del dopo, dal 2020 in poi. Non ci sarà sufficiente crescita nel triennio? Il governo auspica che già dal 2019 ci sia una ripresa che consenta una riduzione del debito. Credo che sarebbe opportuno impostare operazioni che ci consentano di intervenire sul disavanzo. Quanto è utile la riduzione della pressione fiscale in questa fase? Quello che il governo vuole fare per la riduzione delle imposte è noto, dalla flax tax al taglio del cuneo fiscale. Il punto non è se farlo, ma come farlo senza un aggravio del disavanzo. In linea logica questo scopo potrebbe essere raggiunto con un aumento di altre tasse: la fatturazione elettronica, ad esempio, sta producendo un gettito maggiore. Se così fosse, sarebbe positivo perché si sposterebbe la tassazione da chi paga le tasse a coloro che non le pagavano. L’altra strada è la riduzione della spesa. Personalmente penso che questo paese abbia spazi per aumentare alcune tasse - come l’Imu sulla casa e la revisione delle aliquote ridotte dell’Iva - che potrebbero garantire nel futuro una riduzione del disavanzo pubblico aprendo la strada per una riduzione successiva delle tasse.
 
Lattanzi, inutili queste leggi. Troppa enfasi politica ma pochi risultati
Troppa enfasi politica ma pochi risultati. Il Presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi, intervistato da Giuseppe Salvaggiulo, su La Stampa ribadisce che i reati sono in costante calo ma si continua a legiferare sul tema sicurezza. La Corte negli ultimi anni ha deciso questioni fondamentali in modo innovativo. Qualcuno ha parlato di protagonismo. È così? «Nessun protagonismo. La Corte è sempre stata naturalmente protagonista e con le sue pronunce ha accompagnato l’evoluzione del nostro Paese, anche anticipandola. Il suo compito è inverare la Costituzione, talvolta scoprendone significati nuovi. Nessuno di noi è alla ricerca di una ribalta mediatica». Com’è il rapporto con Governo e Parlamento? «Il rapporto della Corte è con il legislatore e talvolta è faticoso perché tra una sentenza che denuncia una criticità costituzionale e l’intervento legislativo richiesto per sanarla spesso passa troppo tempo e la ferita resta aperta. Queste criticità oggi sono più frequenti perché il ritmo intenso con cui si legifera incide negativamente sulla qualità delle leggi». Lei sarebbe favorevole a un controllo costituzionale preventivo sulle leggi? «Il sistema di accesso alla Corte costituisce un problema. A volte le questioni di costituzionalità ci arrivano dopo molti anni dall’entrata in vigore della legge e quando dichiariamo l’incostituzionalità i cittadini restano disorientati perché pensano che il ritardo dipenda dalla Corte e perché per tanto tempo la legge incostituzionale è stata applicata. Un controllo preventivo, però, è anch’esso problematico perché dare “un bollino di costituzionalità” a una legge e poi eventualmente toglierglielo può a sua volta disorientare». Spesso i giudici vengono accusati perché pronunciano sentenze che hanno un rilievo politico senza essere stati eletti. La critica può riguardare anche la Corte? «I Costituenti hanno ritenuto che per garantire l’imparzialità dei giudici, ordinari e costituzionali, fosse necessario sottrarli a meccanismi elettivi, che avrebbero potuto facilmente condizionarli. Il giudice deve avere la fiducia del Paese, che è cosa diversa da un consenso politico».
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