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La corsa ad handicap del Premier

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 12/06/2019

La corsa ad handicap del Premier La corsa ad handicap del Premier Ugo Magri, La Stampa
L’Avvocato del popolo ha preteso la bicicletta e, malvolentieri, i suoi due vice gliel’hanno prestata. Adesso qualcuno celebra l’inattesa vittoria di Conte che ha trovato la prepotenza di imporsi, dopo un anno di vessazioni; altri più prosaicamente sospettano che Di Maio e Salvini, a ridosso delle vacanze, non avessero tutta questa voglia di pedalare. Ugo Magri, in un fondo su La Stampa, si sofferma sul ruolo del Presidente del Consiglio, nell’attuale fase politica della compagine di governo. Sia come sia, d’ora in avanti il premier dovrà affrontare salite particolarmente ripide, veri e propri gran premi della montagna. La prima scalata consisterà nel trovare soldi a sufficienza per disinnescare la procedura d’infrazione e, immediatamente dopo, per affrontare la manovra 2020. Quantificare è impossibile, perché non passa giorno senza che la fantasia populista sforni nuove voci di spesa, alcune sacrosante. Ad esempio sarebbe fondamentale abbattere le imposte che gravano sul lavoro per dare fiato alle imprese; ma come già ammoniva Totò, è la somma che fa il totale. Conte sarà costretto a scelte dolorose. Dopodiché lui e Tria dovranno venire a patti con un’Europa niente affatto disposta a farci sconti, come si è visto ieri nel Comitato economico e finanziario: c’è un muro compatto di 27 paesi contro cui stiamo andando a sbattere. La bravura del premier consisterà nel trovare sponde, qualcuno disposto a sentire le nostre ragioni nonostante sia forte la voglia, in certe capitali, di farci scontare le pulsioni sovraniste. Fa bene Conte a cercare il dialogo perché, dopo le elezioni che avrebbero rivoltato l’Unione come un calzino, l’Italia si ritrova più isolata di quanto non fosse prima. Il punto di domanda è se l’uomo riuscirà a impedire scorciatoie come quella sui mini-Bot e altre trovate da italiani furbi che spargono il panico tra i risparmiatori. Se domani lui gettasse la spugna, quei due non avrebbero ruote di scorta; individuare un altro Conte sarebbe impresa quasi disperata, per cui può ritenersi quasi indispensabile. La sua debolezza, invece, è che non può passare da un ultimatum all’altro.
 
Tito Boeri, la Repubblica
Nonostante il parere contrario di Bce, Banca d’Italia e del ministro dell’Economia, Salvini e Di Maio insistono per “risolvere” il problema dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione con i minibot. Tito Boeri, in un’analisi su Repubblica, affronta il tema dei minibot. L’obiettivo di questa operazione, come spiegava ieri Roberto Perotti, è preparare l’uscita dall’euro. Ma proviamo a prenderli sul serio: c’è davvero bisogno dei minibot per risolvere il problema dei pagamenti ai fornitori della Pa? E cosa accadrebbe alle imprese che vantano crediti nei confronti della pubblica amministrazione se vedessero questi crediti convertiti in minibot? I minibot sono un titolo che certifica un debito dello Stato nei confronti di chi li possiede con un impegno a saldare questo debito, esattamente come i Btp e gli altri titoli di Stato. A differenza di questi ultimi, tuttavia, i minibot non pagano interessi e non hanno scadenza. Quindi chi possiede questi titoli non ha un rendimento assicurato e non sa neanche quando la somma che ha versato gli verrà restituita. Dando alle imprese dei minibot di un valore nominale uguale a quello dei crediti che loro vantano nei confronti della Pa si impone così una pesante svalutazione dei loro patrimoni. Le imprese che hanno ricevuto i minibot proveranno a venderli a persone come voi che, come si è detto, saranno disposte ad acquistarli solo a un prezzo notevolmente più basso del loro valore nominale. Nel progetto della Lega, i minibot potrebbero essere dati anche ai cittadini che vantano crediti di imposta pluriennali nei confronti della Pa. Ad esempio chi ha un credito di imposta per ristrutturazione edilizia “può essere saldato subito coi minibot”. Anche in questo caso si omette di segnalare che chi ottiene il pezzo di carta al posto del credito viene tassato, esattamente come le imprese. La vera ragione per cui si procede gradualmente in questa operazione è che farebbe aumentare immediatamente il debito pubblico. I minibot sono perciò uno strumento del tutto inutile ad affrontare i ritardi nei pagamenti della Pa nei confronti delle imprese.
 
Sabino Cassese, Corriere della Sera
Grande è lo sconcerto per quel che è accaduto e per quel che sta accadendo al Consiglio superiore della magistratura (Csm). Lo scrive Sabino Cassese, in un editoriale sul Corriere della Sera, sottolineando che di quel che è avvenuto non colpiscono solo le divisioni interne, gli intrighi, lo stile delle negoziazioni, i rapporti con i politici, ma anche e soprattutto il fatto che più di un magistrato trattasse la scelta delle persone da nominare per influenzare l’azione degli organi, così negando la stessa ragion d’essere del Csm, quella di separare governo delle carriere da attività giudiziaria o requirente. Di quel che sta accadendo colpisce il ricorso a questa stramba invenzione italiana dell’autosospensione, che consisterebbe nell’astenersi dal partecipare all’attività di un organismo di cui si fa parte, violando così i doveri d’ufficio e aggirando il dilemma tra restare o dimettersi. I magistrati stanno sperimentando, al livello più alto, i danni che producono con la divulgazione di notizie non seguite immediatamente da accertamenti e decisioni, per cui l’opinione pubblica rimane perplessa e diminuisce la fiducia nella giustizia. Sarà bene, quindi, che si concludano rapidamente le indagini in corso e che chi giudica dall’esterno maneggi con cautela quel poco che si sa sull’accaduto. Si può, invece, tranquillamente dire che il Csm ha bisogno di un riordino. Con il tempo, è andato al di là dei sui compiti: è divenuto l’«organo di autogoverno» di giudici e procuratori. Si è quindi parlamentarizzato. Come nei parlamenti vi sono i partiti, nel Consiglio vi sono le correnti. Come se ne esce? Non con il sorteggio, perché non necessariamente un bravo magistrato è anche un bravo amministratore. Piuttosto evitando che la scelta dei componenti sia fatta tutta in una volta, ogni quattro anni. Con scadenze diverse si eviterà che le correnti abbiano un peso eccessivo e si assicurerà una maggiore continuità dell’organo. Infine, eliminando le porte girevoli tra politica e magistratura, per evitare gli attuali conflitti di interessi.
 
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