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Altro parere

Il Capitano vittima del generale Estate

Redazione InPi¨ 11/06/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Gnocchi, Il Giornale
“In altre epoche i condottieri troppo ambiziosi venivano sconfitti dal generale Inverno. Oggi è il generale Estate a decidere le sorti della Lega e del suo capitano Matteo Salvini”. Lo scrive sul Giornale Alessandro Gnocchi, il quale ricorda che “nel Mediterraneo, grazie al sole, sono riprese le partenze di immigrati clandestini verso il nostro Paese. Si moltiplicano le segnalazioni di «sbarchi fantasma»: gli immigrati approdano in silenzio, per così dire, senza ricorrere all’aiuto delle navi «targate» Ong e della Guardia costiera. Lampedusa e la Calabria sono le mete degli scafisti. Negli ultimi quaranta giorni, sono arrivati in 1.100. Il consenso – ammonisce Gnocchi - va e viene. In Lombardia (Bergamo, Brescia, Cremona) hanno vinto i sindaci del centrosinistra, come mai? Le elezioni regionali e comunali esprimono un voto meno ideologico e più «pratico». Vero. La Lega esce comunque rafforzata dal voto. Vero anche questo. Ma si vede qualche crepa che potrebbe allargarsi. Il Nord dei capannoni non era terra leghista per eccellenza? Ipotizziamo: la Lega si è «scordata» le questioni economiche e ha puntato tutto sulla lotta all’immigrazione clandestina, con risultati ritenuti soddisfacenti dagli elettori. Amministrare però è un’altra cosa. Mentre Salvini si occupava di barconi, gli alleati di governo si concentravano sulla ricchezza degli italiani. Meglio: si adoperavano per sottrarla a chi la produce e regalarla ai propri elettori. La Lega rappresenta, o dovrebbe rappresentare, il mondo delle piccole imprese, il popolo delle partite Iva, i lavoratori massacrati dalle imposte. In altre parole, quelli che si vedono sfilare dal portafogli i soldi gettati via dai 5 Stelle del reddito di cittadinanza, che è puro assistenzialismo. Se i conti non tornassero neppure nell’ambito dell’immigrazione – conclude Gnocchi -, per Salvini sarebbero guai seri. Ecco perché il generale Estate è il suo peggior nemico”.
 
Federico Geremicca, La Stampa
Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti il difficile viene ora. Lo sostiene sulla Stampa Federico Geremicca analizzando i risultati ottenuti dai dem alle Europee e nella doppia tornata amministrativa. “Le due indicazioni di fondo che Zingaretti sembra trarre dalle ultime tornate elettorali non sono convincenti”, scrive Geremicca. “La prima: è il Pd l’alternativa al governo gialloverde. Che sia così non è automatico: se l’alternativa non appare soddisfacente, infatti, c’è sempre la via dell’astensione. La seconda indicazione sarebbe l’affermarsi di un «nuovo bipolarismo». Ora, può darsi che la crisi del M5S favorisca l’approdo in cui spera Zingaretti, ma non è certo questione di oggi. Quel che si osserva infatti, è la crisi evolutiva di un inedito tripolarismo che rimanda ad una foto sufficientemente chiara: un vaso di ferro tra due vasi di coccio. Certo, è possibile che si torni al classico duello destra-sinistra: il punto, però, non è evocarlo ma esser pronti quando quella sfida ricomincerà. Ed è su questo terreno che Nicola Zingaretti dovrà giocare la sua partita, sapendo che il tempo a disposizione potrebbe non esser molto. Cosa intende per «nuovo centrosinistra»? A quali forze pensa il leader Pd? E come confrontarsi con Renzi e Calenda? Nessuna di queste risposte è semplice: ma è tempo di cominciare a dare qualche risposta. Poi resta, ovviamente, la parte programmatico-evocativa. Temi e suggestioni nuove, con volti capaci di farli camminare tra la gente. Zingaretti ieri ha annunciato un Piano per l’Italia: rivoluzione verde, meno tasse sul lavoro, più fondi per università, scuola e ricerca. Niente di nuovo. E la tenaglia immigrazione-sicurezza? E le diseguaglianze, le periferie così evocate e la lotta alle povertà? Silenzio, almeno per ora, come se la dura lezione elettorale di un anno fa fosse stata già dimenticata”.
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