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Il governo che naviga a vista

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 11/06/2019

Il governo che naviga a vista Il governo che naviga a vista Stefano Folli, Repubblica
“La seconda vita del premier Conte è quella di un uomo delle istituzioni e di un convinto europeista. Un perfetto cambio d’abito sul palcoscenico”. Lo scrive su Repubblica Stefano Folli commentando il vertice di governo di ieri sera che sembra aver riavvicinato Di Maio e Salvini. “Oggi Conte è il nemico dei minibot, di cui elenca i guasti nella scia di Draghi e del ministro dell’Economia. Quei minibot che erano nel famoso contratto di governo molto apprezzato da Conte nella sua prima vita da premier. Ma le elezioni europee hanno frantumato l’equilibrio tra M5S e Lega, sicché l’avvocato del popolo si è presto reso conto che per sopravvivere doveva interpretare un altro ruolo. Si dirà che è una missione impossibile, dato che Salvini ha preso talmente campo da porsi in qualsiasi momento come il padrone della politica italiana. E tuttavia chi dà l’idea di avere in mano un poker d’assi e di non sapere che farci, è proprio Salvini. E' come se temesse le elezioni anticipate, perché vincere con FdI e i resti di Forza Italia gli imporrebbe dei vincoli precisi, primo fra tutti governare il Paese da un ufficio di Palazzo Chigi, anziché attraverso i selfie scattati nelle feste paesane come accade oggi. E da lì dovrebbe gestire il disastro dei conti pubblici. Troppo per un politico astuto, ma di certo non uno statista. E' per questo che Conte può convincersi che la sua seconda vita di premier istituzionale è diventata plausibile: è Salvini, con la sua indecisione, a permettergli di crederlo. Anzi, la sopravvivenza di Conte è un eccellente alibi per chi non ha voglia di rovesciare il tavolo, ben sapendo che dopo il voto anticipato l’Italia sarebbe davvero l’anomalia in grado di impaurire l’Europa con tutte le conseguenze spiacevoli che ne deriverebbero. In tal modo la storia dei minibot può invece trasformarsi da casus belli in un diversivo da lasciar cadere alla prima occasione”.
 
Lina Palmerini, Il Sole 24 Ore
Una lettura simile la offre Lina Palmerini che sul Sole 24 Ore dà conto anche di un retroscena: a scatenare la bufera sui minibot sarebbe stato un emendamento al dl crescita, poi bloccato, circolato nei giorni scorsi sia in ambito parlamentare che al Mef, che avrebbe trasformato un'intenzione scritta su una mozione in una norma vera e propria. “Se insomma si sono scomodati tutti i big del Governo, Europa, Bce – ricostruisce Palmerini -, è perché un tentativo di portare i minibot dentro la legislazione italiana c'è stato. Anche se è andato male. Questo episodio dà più forza alla tesi che questo polverone sia strumentale da parte di Lega e M5S, perché c’è la piena consapevolezza che un’eventuale norma troverebbe troppi ostacoli prima di passare. Resta quindi l’impressione che il vero obiettivo sia di far emergere davanti agli elettori un asse che va da Tria, sempre più trattato come un ‘tecnico’, fino a Conte, ‘responsabile’ di troppa indipendenza. Non era questo lo scenario di quasi un anno fa, in tempi di legge di bilancio, quando il premier era parte di una triangolazione e non un corpo estraneo. Non era proprio pensabile, mesi fa, sentire Conte dare un ultimatum come quello che fa risuonare oggi: o c'è disciplina di bilancio e si tratta con l'Europa o me ne vado. Lo sbilanciamento nei rapporti di forza tra Di Maio e Salvini ha aperto uno spazio al premier che aveva due strade: o restare in scia dei 5 Stelle e dunque farsi trattare dal leader leghista come ‘subalterno’ o rivendicare una sua autonomia che deriva dall'articolo 95 della Costituzione. Un’improvvisa consapevolezza delle sue funzioni che ha fatto nascere la suggestione del partito del Quirinale, che andrebbe da Conte a Tria e Moavero”.
 
Antonio Polito, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Antonio Polito firma un’analisi dedicata al centrosinistra. “Alle europee solo un partito tra tutti quelli riconducibili al centrosinistra ha superato il quorum: il Pd. Nel centrodestra sono stati tre. Il risultato è che oggi non c’è più un centrosinistra”. Questo perché, sostiene Polito, “ogni ipotesi di schieramento alternativo al populismo e alla destra soffre della scomparsa nel nostro Paese di tre grandi culture politiche che altrove svolgono un importante ruolo di tessuto connettivo del sistema: l’ambientalismo, il liberalismo e il solidarismo cattolico. Le prime due sono state le protagoniste in Francia e in Germania. Da noi, invece, i Verdi hanno ottenuto il 2,3% e la lista +Europa, iscritta ai liberali Ue, il 3,1%. Le ragioni sono molteplici, e spesso storiche. Ma tra di queste c’è anche l’imperialismo che il Pd ha praticato nel passato nei loro confronti, e che ora gli si ritorce contro. L’altra cultura politica il cui apporto manca sempre più al centrosinistra, è quella del cattolicesimo. Un’area che, pur continuando ad avere una presenza radicata e trascinante, ha smesso di far politica. L’assenza dalla scena pubblica di queste tre grandi culture rispecchia anche la fragilità e l’arretratezza del tessuto sociale della Nazione. Un Paese «invecchiato» pensa infatti a consumare risorse e perde interesse nella questione ambientale, che riguarda il futuro. Un Paese sempre più corporativo, che cerca nel «particulare» la via d’uscita alla crisi, è indifferente se non ostile a ogni anelito di riforma liberale. Infine un Paese incattivito, perennemente in cerca di capri espiatori, si chiude inevitabilmente allo spirito solidaristico delle tante esperienze cattoliche, che ormai anche la sinistra politica sembra ignorare. Il Pd non basta - conclude Polito -. Qualcun altro ci deve mettere mano”.
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