Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 07/06/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Le Maire: per la fusione con Fca serviva l’ok di Nissan
Per la fusione con Fca serviva l’ok dell’alleato di Renault, Nissan. Lo sostiene il ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire, in un'intervista a Bertille Bayart ed Emmanuel Egloff, pubblicata su diversi quotidiani europei tra cui Repubblica. Chi è responsabile del fallimento dell’operazione? «La fusione rappresentava una bella opportunità sul piano industriale, è vero. Ma lo Stato, azionista di riferimento della Renault, aveva fissato delle condizioni che dovevano essere tutte soddisfatte. Siamo stati chiari fin dal principio. Volevamo degli impegni sulla preservazione dei livelli occupazionali e dei siti di produzione in Francia. Chiedevamo anche garanzie sulla governance del futuro gruppo, e auspicavamo che partecipasse al programma sulle batterie elettriche. Ma la prima delle nostre richieste era che questa fusione avvenisse nel quadro dell’alleanza tra Renault e Nissan. Questo presupponeva che i rappresentanti della Nissan all’interno del cda della Renault votassero a favore del progetto. Mercoledì sera, questa condizione non era soddisfatta: il nostro partner si sarebbe astenuto in caso di voto nel Cda della Renault. Avremmo potuto prendere più tempo per ottenere il loro sostegno, necessario per lanciare la fusione su basi chiare e solide. Tanto più che il mio viaggio in Giappone alla fine di questa settimana, per il G20 dei ministri economici, mi permetteva di proseguire le discussioni con i nostri partner giapponesi. La Fca ha fatto una scelta diversa». Un voto mercoledì sulla proposta della Fca serviva semplicemente ad aprire una nuova fase di discussioni. Questo lasciava tempo per proseguire il negoziato con la Nissan senza uccidere il progetto. «In un’operazione di questa portata, dove sono in gioco centinaia di migliaia di posti di lavoro, più di 30 miliardi di euro di capitalizzazione di Borsa, tecnologie d’avanguardia, non possiamo permetterci il lusso di avere qualcuno che non è pienamente convinto. Se alcuni partner esprimono delle reticenze, si può star certi che il progetto fallirà».
 
Berta: i francesi non sono cambiati
«Era prevedibile che finisse così». Così Giuseppe Berta, storico dell’economia, docente alla Bocconi e fine conoscitore delle cose di casa Fiat, commenta in un’intervista ad Andrea Zaghi di Avvenire il fallito matrimonio fra Fca e Renault «Quanto accaduto oggi – spiega - riproduce quanto è già successo 50 anni fa con un’offerta analoga. Allora fu de Gaulle in persona a bloccare tutto». Cinquant’anni sono tanti, il mondo è cambiato, il mercato dell’auto ancora di più. «Certamente, ma i francesi no. Nel senso che il loro spirito interventista c’è sempre. La Renault è stata nazionalizzata nel ‘45, da allora lo Stato francese difende stabilimenti e occupazione in Francia: se qualche stabilimento deve essere chiuso, sarà certamente fuori dal territorio francese». Quindi? «Si doveva prima negoziare con il governo e poi con l’azienda. Forse non è stato fatto a sufficienza». Ma allora che cosa è accaduto? «Io credo che in Italia si sia pensato che Renault avesse fretta di rafforzarsi per rivedere poi il proprio rapporto con Nissan, che è il suo vero alleato strategico. I nuovi equilibri generati dall’arrivo di Fca avrebbero potuto mettere in crisi il rapporto fra i giapponesi e i francesi. Anche se i due rappresentanti di Nissan nel consiglio di Renault hanno dichiarato di astenersi dal voto, un’eventualità di questo genere era ben chiara a tutti. Mi pare comunque che Fca abbia voluto correre troppo». In che senso? «Non si è mai vista un’operazione così complicata nella storia dell’industria. Mettere insieme due gruppi industriali entrambi con grandi potenzialità ma con enormi problemi non è cosa da poco. Pensare di fare tutto in pochi mesi è un po’ da ingenui. Ricordiamoci che per avviare l’alleanza e poi la fusione con Chrysler, Sergio Marchionne ci ha messo cinque anni: dal 2009 al 2014. E in quel caso l’operazione era molto più semplice. Marchionne poi aveva le idee chiare: ammirava i tedeschi, gli piacevano gli americani, diffidava dei francesi».
 
Ermini: no al sorteggio per il Csm
«Abbiamo dimostrato la capacità di evitare la paralisi dell’istituzione e di andare avanti nonostante i gravi fatti venuti alla luce in questi giorni, sotto la guida e le indicazioni del capo dello Stato». Lo dice a Giovanni Bianconi, che l’ha intervistato per il Corriere della Sera, David Ermini, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura finito nell’occhio del ciclone dopo l’inchiesta giudiziaria che ha svelato gli accordi sottobanco tra magistrati e politici sulle nomine dei vertici delle Procure, che ha portato alle dimissioni di un componente e all’autosospensione di altri quattro. Resta un Csm azzoppato, almeno finché non si risolve la vicenda dei consiglieri autosospesi, dei quali l’Associazione nazionale magistrati chiede le dimissioni. «Questo è un punto che va chiarito e definito in tempi brevissimi, con senso di responsabilità da parte di tutti oltre che nel rispetto delle garanzie per le persone coinvolte. In ogni caso il Csm è già in grado di continuare a funzionare regolarmente». In che consiste la «ferita profonda» di cui ha parlato nel plenum straordinario? «Non posso entrare nello specifico di atti tuttora coperti dal segreto, ma resta il giudizio di estrema gravità su ciò di cui si è venuti a conoscenza. Non riferito agli scambi di opinioni, bensì ai ruoli di chi è stato coinvolto in certe situazioni. Non si può pensare di ipotizzare e pianificare strategie o comportamenti, in vista di decisioni che devono essere prese qui dentro, al di fuori del Consiglio e con persone che non ne fanno parte». Si torna a discutere di riforma del Csm, a partire dal sistema elettorale. «È una competenza del Parlamento su cui non mi pronuncio. Mi limito a confermare la mia contrarietà all’ipotesi del sorteggio; perché sarebbe incostituzionale, e per l’irrazionalità nella selezione dei candidati».
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.