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Il Governo e i calcoli sbagliati

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 05/06/2019

In edicola In edicola Sabino Cassese, Corriere della Sera
I calcoli (politici) sbagliati da parte del governo. Così Sabino Cassese, sul Corriere della Sera, commenta gli sviluppi del travagliato cammino dell’Esecutivo. “Conte ha rilanciato. Ha raccontato quello che il governo ha fatto in un anno (poche leggi, pochissime realizzazioni) e - sottolinea Cassese - ha chiesto ai due azionisti di governo una «chiara assunzione di responsabilità», per assicurare «leale collaborazione». Non ha indicato le linee di azione dell’esecutivo, come dovrebbe fare chi «dirige la politica generale del governo» (articolo 95 della Costituzione). Politici alla giornata, i due «separati in casa» non sanno apprendere dai propri errori. E non capiscono che non è con una nuova legge sicurezza che si aumenta la sicurezza. Che nuove norme anticorruzione non faranno terminare la corruzione. Che chiudendo i porti non si limita l’immigrazione (chi controlla 8 mila chilometri di coste e i porti minori? E gli «overstayer»?). Sarebbe difficile riuscire a convincerli che i livelli di criminalità sono in diminuzione e comunque inferiori a quelli di tanti altri Paesi. Che la corruzione percepita è molto più alta di quella effettiva. Che l’Italia non è invasa da immigrati, di cui invece abbiamo bisogno, se guardiamo al di là del contingente e riusciamo a stabilire quote annuali. Se le forze di governo facessero attenzione ai fatti, invece di cercare solo i voti, tenterebbero di capire perché al concorso per 2.980 posti di «navigator» per gestire il reddito di cittadinanza abbiano fatto domanda 53.907 candidati, nonostante l’introduzione del reddito di cittadinanza, e definirebbero in altro modo i propri obiettivi. Le le forze di governo studiassero, saprebbero che, in Italia, cambiare radicalmente leggi (come si cerca di fare per il codice dei contratti pubblici) o nominare amministrazioni straordinarie (come si vorrebbe fare con i commissari per i lavori pubblici) produce solo l’effetto di rallentare o bloccare, non quello di accelerare (per quest’ultimo scopo, bisogna saper individuare i nodi e scioglierli con attenzione). Se volessero imparare la lezione dei condoni, apprenderebbero che la rottamazione delle cartelle (detta anche «saldo e stralcio», consistente nello sconto di interessi e sanzioni, nonché di una parte delle imposte non pagate), un condono che si estende per quasi vent’anni di inadempienze, incentiverà nuove evasioni. Se conoscessero la pubblica amministrazione, saprebbero che il nemico da combattere non è la corruzione, ma l’inefficienza. Se, infine, conoscessero il Paese, saprebbero che quel che manca oggi è la speranza nel futuro”.
 
Giovanni Orsina, La Stampa
L’ascesa politica di Salvini e la sua partita a scacchi nel governo è paragonata da Giovanni Orsina, sulla Stampa, a quelli che hanno comprato il biglietto vincente della lotteria ma ancora non hanno incassato il premio. “Gli manca l’ultimo miglio, il più difficile. Anche perché - sottolinea Orsina - la storia può magari perdonare chi non arriva proprio a mettere le mani su quel biglietto, ma è impietosa con chi riesce ad afferrarlo e poi lo perde. A ragionare in astratto, non si riesce a capire come possa Salvini non puntare alla crisi di governo, allo scioglimento delle camere e a nuove elezioni. Le regole della politica, ben più rigorose di quanto non si pensi, ci dicono che un doppio movimento elettorale come quello che ha portato la Lega su fino al 34 per cento dei voti e il Movimento 5 stelle giù fino al 17 è destinato a generare tensioni insostenibili. Tanto più che la prossima legge di bilancio si presenta complicatissima, e se la situazione politica, che rimane comunque precaria, dovesse saltare all’inizio del 2020, il leader leghista a quel punto dovrebbe andare al voto in condizioni con ogni probabilità assai peggiori delle attuali. In concreto, tuttavia, ci sono almeno quattro fattori che spingono verso un esito diverso da quello elettorale. Il primo fattore è costituito dal «fronte esterno»: nei prossimi mesi l’Italia dovrà giocare varie delicate partite europee. Inoltre, come dimostra lo spread, è osservata con grande attenzione dai mercati finanziari La volubilità degli italiani, in secondo luogo: siamo sicuri che, in un’eventuale elezione a settembre, Salvini ripeterebbe l’exploit? È probabile, ma un margine di rischio c’è. Il rapporto fra la Lega e gli altri partiti di centrodestra, in terzo luogo: Salvini dovrebbe comunque accettare di entrare in una coalizione. Certo, ne sarebbe di gran lunga il socio di maggioranza, però Meloni, e soprattutto Berlusconi, sono presenze ingombranti. Ben più dei pentastellati, per tanti versi – i quali rappresentano il quarto e ultimo fattore. Il M5S, com’è evidente, è in grandissima difficoltà. Governando con la Lega si è colorato a destra, ma gli elettori di destra se li è presi Salvini. Nelle settimane prima del voto, allora, Di Maio ha provato a «dire cose di sinistra», ma gli elettori di sinistra non hanno abboccato. Gli italiani che non si collocano né a destra né a sinistra poi, riserva di caccia tradizionale del Movimento, paiono sentirsi meno attratti da un partito che non è più di protesta ma di governo, e che la Lega ha sloggiato dal centro della sfera pubblica. Se a tutto questo aggiungiamo che eventuali elezioni anticipate porterebbero con ogni probabilità i ministri e moltissimi parlamentari penta-stellati a non essere più né parlamentari né ministri, soprattutto se dovesse esser confermato il divieto di superare i due mandati, arriviamo alla conclusione che la forza negoziale del M5S è ridotta oggi ai minimi termini. Un incentivo non da poco a continuare, per Salvini: chi mai non vorrebbe un partner di governo a tal punto debole da dover accettare qualsiasi condizione gli venga posta?”.
 
Alessandro Sallusti, Il Giornale
Un governo che in un anno di vita ha pensato più alle risse interne che a governare. Questa la brutale sintesi che Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, fa dell’Esecutivo giallo-verde. “Il premier Conte - scrive - l’altro ieri, durante la conferenza stampa in cui ha minacciato le dimissioni, ha detto di essere stufo di soci che «agitano la pancia della piazza», che fanno «continuamente provocazioni» e che «diffondono freddure a mezzo social». In poche parole, Conte ha rinnegato il grillismo grazie al quale da oscuro avvocato-professore è diventato senza particolari meriti Primo Ministro della Repubblica. Il premier creato e circondato dai bulli ora pontifica contro il bullismo e la rissa permanente, cioè gli strumenti con cui Beppe Grillo e i suoi, un «Vaffa day» dopo l’altro, hanno fatto breccia nell’opinione pubblica. Ha detto, Conte: «Basta alla politica dei social e sui social», tralasciando di ricordare che se a quel mondo, che è il suo mondo, stacchi Internet, resta il nulla assoluto e Di Maio sarebbe ancora a vendere bibite allo stadio. Un’altra cosa non abbiamo capito nel discorso di Conte. Quando dice che il suo governo compie un anno che intende dire? Immagino si riferisca al fatto che dal suo insediamento sono passati dodici mesi, non certo che il Paese da un anno a questa parte sia governato. Si sono insediati a giugno, e dopo cento giorni già era stato battuto il record negativo di decreti approvati (solo due, dignità e sicurezza sanitaria). Da settembre a dicembre sono stati varati (purtroppo) il reddito di cittadinanza (ancora oggi incompleto), quota 100 per i pensionati e il decreto sicurezza. Poi, dopo la manovra finanziaria di dicembre dettata dall’Europa, il nulla. Morale: in un anno il governo Conte ha lavorato non più di quattro mesi e prodotto quattro leggi zoppicanti e per nulla efficaci. Per i restanti otto mesi, tra rodaggi, campagne elettorali, risse e ricatti, nulla da segnalare se non che quel che resta del ponte Morandi di Genova crollato lo scorso ago- sto è ancora lì penzolante nonostante avessero promesso l’inaugurazione del nuovo entro un anno. Se domani anche il governo dovesse cadere (ma non cadrà) nessuno ne sentirebbe la mancanza. Quando non si è capaci occorre darsi l’aria di chi è utile. Conte ci ha provato, ma che si parli via social o in grisaglia d’ordinanza l’essenza non cambia, perché oltre la forma qui manca la sostanza”. 
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