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Altro parere

Proclami e sciacalli

Redazione InPi¨ 22/05/2019

Altro parere Altro parere Maurizio Crippa, Il Foglio
Nella sua rubrica “Contro Mastro Ciliegia” sul Foglio, Maurizio Crippa spara a palle incatenate contro il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini. “E’ bello qui ricordare onorevolmente il buon Angelino Alfano quando combatteva a mani nude il gran mare dell’immigrazione. E veniva quotidianamente sciacallato da Matteo Salvini, che a ogni episodiuccio di cronaca passibile di essere messo in capo al Viminale diceva cose come «chi è al governo è un imbecille». A Mirandola qualcuno dà fuoco al comando dei vigili, due minuti dopo hanno già beccato il marocchino funesto (noi aspetteremo la Cassazione: ma così, per puntiglio) e tre minuti dopo Salvini già tuitta: «Arrestato giovane immigrato nordafricano… Una preghiera e un abbraccio alle famiglie delle vittime. Altro che aprire i porti! Azzerare l’immigrazione clandestina, in Italia e in Europa, è un dovere morale: a casa tutti!». Ma come con i selfie, oramai anche i proclami a Salvini cominciano a tornargli sempre in culo. Così, come un Alfano qualsiasi, Salvini è finito vittima dello sciacallaggio mediatico di cui è maestro. A partire dai Cinque stelle: «Dovrebbe essere proprio il Viminale a chiarire perché quell’uomo con intenzioni omicide era libero di circolare in giro in Italia. Se fosse stato già rimpatriato oggi non ci troveremmo davanti a questo problema». In duplex (ormai sono sempre in duplex) con Zingaretti. «Salvini dovrebbe fare il ministro dell’Interno e garantire la sicurezza nelle città invece di fare demagogia». Chi l’avrebbe detto, eh?”.
 
Luca Bottura, Repubblica
“Che Vito Crimi abbia potuto decidere del futuro di Radio Radicale è come se Topolino avesse partecipato a Yalta”. Così Luca Bottura commenta su Repubblica la bocciatura in Commissione alla Camera degli emendamenti che avrebbero fatto vivere l’emittente prorogando il finanziamento pubblico. “Non tanto – argomenta Bottura - per le ovvie considerazioni sul ruolo che la rete che fu di Pannella ha svolto per il Paese, supplendo a una lunga vacanza comunicativa da parte dello Stato. È infatti vero che nell’era della digitalizzazione (e di reti Rai dedicate) Radio Radicale ha in gran parte perso i crismi di indispensabilità. I problemi sono l’ignoranza e la malafede che fanno da scenario al piccolo ma importante liberticidio. Lo scalpo dell’emittente è una mossa elettorale all’insegna del presunto risparmio di soldi pubblici e fa parte della stessa battaglia per l’informazione diretta (da Casaleggio) che i Cinque Stelle desiderano propinare a un popolo evidentemente ritenuto bue, compiuta proprio mentre sul passaggio di mano delle frequenze di Radio Padania si accendono importanti perplessità. Ma è soprattutto la rozza inconsapevolezza di questi dilettanti rispetto alla Storia del Paese, a colpire. Radio Radicale era un monumento alle battaglie di un partito che ha reso migliore e più civile il nostro ordinamento, che si batteva realmente contro la partitocrazia. I Cinque Stelle la uccidono così, nel nome del vecchio assunto “meno Stato più mercato”. Applicando il quale, però, verosimilmente Crimi gestirebbe una paninoteca alla Kalsa. O forse neanche: la perizia serve. Invece ha potuto decidere cosa dobbiamo ascoltare e cosa no”.
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