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Uno piu' uno ora fa zero

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 22/05/2019

Uno piu' uno ora fa zero Uno piu' uno ora fa zero Antonio Polito, Corriere della Sera
“Quello che sta succedendo nelle ore finali della campagna elettorale riassume alla perfezione il buco nero in cui è sparito il governo Conte: uno più uno non fa più due, ma zero”. Sul Corriere della Sera Antonio Polito commenta così la paralisi del governo gialloverde. “La logica del contratto – ricorda Polito - prevedeva che programmi spesso divergenti, talvolta alternativi, potessero sommarsi senza integrarsi. Tot miliardi di Reddito di Cittadinanza a me, tot di Quota Cento a te. Ma il contratto ha ballato una sola estate. Sufficiente appena a mettere nei guai i conti pubblici, inconsapevoli della grande frenata dell’economia che stava arrivando. Ciò che per i primi mesi si è sommato, ha così cominciato a elidersi. Ciò che piaceva a uno, danneggiava l’altro. Quando uno saliva nei sondaggi, l’altro scendeva. Da alleati per caso, i due partner di governo sono diventati avversari per vocazione. Se tutto questo fosse il risultato di una lucida strategia tesa ad andare al voto in ottobre, ci sarebbe almeno una logica. Ma così non è: sembra piuttosto un incespicare giorno dopo giorno verso il baratro. Chi l’ha detto infatti che le Europee scioglieranno i nodi? Se Salvini pagherà la sua corsa a destra con un successo inferiore alle attese e se Di Maio coronerà la sua corsa a sinistra con un insuccesso minore del temuto, allora sarebbe anche più complicato tornare alle urne in autunno. Il governo potrebbe durare perché non c’è altro da fare. Ma quanto può reggere un Paese con i guai dell’Italia di oggi senza un esecutivo degno di questo nome? E come fronteggerebbe un cigno nero, o anche il più usuale volo dello spread? I due partner di governo sono i responsabili della situazione attuale – conclude Polito -. Spetterebbe dunque a loro tirarcene fuori con la prossima Legge di Bilancio”.
 
Raffaele Marmo, Quotidiano Nazionale
Anche Raffaele Marmo sul Quotidiano Nazionale getta lo sguardo sulla prossima legge di Bilancio. “Le soluzioni sono economiche. Le scelte, però, sono politiche. Solo che Di Maio e Salvini, a pochissimi giorni da un voto decisivo, temono come la peste qualsiasi assunzione di responsabilità sui conti pubblici. Ma il ministro Tria (con la sponda istituzionale del Quirinale) non esita a metterli di fronte alla prova del fuoco della realtà spiegando che «bisognerà fare delle scelte perché non si può immaginare di poter rispettare gli impegni presi su deficit e debito e al tempo stesso abbassare le tasse e aumentare le spese». Insomma, il responsabile dell’Economia non fa sconti né ai vicepremier né a se stesso. La verità, nella sua elementarità, è che dopo il 26 maggio i leader di Lega e 5 Stelle dovranno smetterla di giocare alla polemica quotidiana e confrontarsi, senza più alibi, coi mercati e con un’Europa che, quale che sia la nuova maggioranza continentale, ci presenterà un conto da almeno 40 miliardi di euro. Dal 27 maggio la bolla elettorale nella quale siamo immersi fino al collo scoppierà e, come avvisa Tria, bisognerà cominciare a scegliere. E così è inutile almanaccare sull’Iva: se ci andrà bene, aumenterà «solo» di 10 miliardi. Ma non è da escludere che la stangata possa essere più gravosa. La flat tax? Per tentare di avviarla, andranno cancellati gli 80 euro di Renzi. E non sarà sufficiente: servirà una sforbiciata alla giungla delle tax expenditures. A quel punto, con questi compiti a casa fatti, ci potremo presentare a trattare con la nuova Commissione Ue: e se non vorremo pagare dazio (con una procedura di infrazione che nessun sovranista ungherese ci vorrà risparmiare), dovremo stare a tutti i costi al di sotto del 3% di deficit-Pil. E allora i sacrifici da compiere saranno ben più pesanti”.
 
Marco Zatterin, La Stampa
“Le crisi e l’instabilità geopolitiche di questo scorcio di secolo sono profondamente radicate nelle ragioni geografiche e storiche del nostro Continente. Le hanno agevolate paure vecchie che han trovato solo risposte parziali nella scarsa lungimiranza di leader di ogni colore, incidenti senza soluzione che hanno risvegliato timori ritenuti superati”. Lo scrive Marco Zatterin sulla Stampa commentando l’ondata di populismo che si teme uscirà dalle prossime elezioni europee. “I sovranisti sono diventati la banca della paura. E mai istituto è stato così sistemico. I polacchi sono instabili perché non hanno superato la speculare paura di tedeschi e russi. Nelle terre scandinave, consolidate patrie di Welfare diffuso, la paura di perdere tutto per il salto mortale dell’economia globale fa buttare a destra chi cede a un panico non privo di giustificazioni. A Parigi, la bella memoria della Grandeur spinge i ceti provati dalle diseguaglianze verso lo stesso nazionalismo che, ammoniva Mitterrand, scatena le guerre. Tengono i tedeschi, unici ad aver ragionato coraggiosamente sulle proprie colpe del secolo detto «breve», determinati a evitare errori tremendi già visti. L’Italia traballa, riproponendo mali e vizi che l’Unità non ha sanato in 157 anni. Il Regno Unito ha votato per sbaglio l’addio alla comunità degli europei. Questa mossa imprudente sta distruggendo il glorioso bipolarismo di Westminster, ma anche qui tornano echi di vecchie storie, di imperi perduti e domande pressanti prive di esito. La memoria dovrebbe consigliare a tutti di mettersi insieme per ripararsi da ogni maltempo e il voto europeo dovrebbe essere lo strumento per indicare una strada di progresso comune. Eppure, la paura continua ad avere la meglio. Chi ne finisce preda tende a vedere i mostri ovunque e, in sostanza, rischia di materializzarli. Danneggiando gli altri e sé”.
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