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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 21/05/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Zingaretti, i 5 Stelle? Dei trasformisti
Il governo politicamente è fallito. Lo sottolinea il segretario del Pd, Nicola Zingaretti in una intervista con Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera. Zingaretti, secondo lei ci saranno le elezioni anticipate o Lega e5Stelle troveranno un compromesso? «Il governo politicamente non c’è più, e il costo per gli italiani già oggi è immenso e lo diventerà ancora di più nei prossimi mesi. Come ha detto il ministro Tria, ora dovranno correre ai ripari per colmare i buchi di bilancio che hanno creato: che significa aumentare l’Iva o una stagione di gravissimi tagli sui servizi. Intanto Salvini e Di Maio non riescono più a decidere su nulla, come ha ammesso lo stesso sottosegretario Giorgetti. Se togliamo le provocazioni e i finti litigi quotidiani, quello che resta è solo un indecente patto di potere per mantenere le loro poltrone e salvaguardare i loro partiti. Se durerà dipende proprio dal voto, per questo è importante andare a votare e lanciare un segnale». Se questo governo dovesse cadere e dopo le elezioni toccasse a voi, che fareste? «Questo è il bilancio disastroso di questo governo e la sua caduta aprirebbe una prospettiva migliore per l’Italia. Dopo 11 mesi di liti e immobilismo serve recuperare fiducia nel Paese e in Europa per avviare politiche nuove. Per questo abbiamo iniziato a costruire il nostro “Piano per l’Italia” e continueremo dopo il voto per affermare le vere grandi priorità: i salari, una rivoluzione verde per creare lavoro, e investimenti su scuola e formazione». Secondo lei i 5 Stelle sono di sinistra o di destra? «Nell’elettorato dei 5 Stelle convivono pulsioni e identità diverse. La parola adatta per definire l’attuale gruppo dirigente di 5 Stelle non è certo “sinistra” ma “trasformista”». Se il Pd va sotto il 20 non teme che le chiederanno conto? «Ci ha fatto caso che finalmente il Pd non è più il partito dei coltelli e dei litigi? C’è uno sforzo di tutte e tutti. Prima era un Vietnam, ora quelli che litigano sono gli altri. Un anno fa il Pd era isolato e marginale. Noi abbiamo fatto una cosa che sembrava impossibile: avviato una stagione unitaria e di proposta».
 
D’Uva, dobbiamo andare avanti. Basta provocazioni
Il governo deve andare avanti per questo si devono abbassare i toni e smetterla con le provocazioni. Francesco D’Uva, capogruppo alla Camera del M5S, lo dice a chiare lettere in un’intervista con Francesca Schianchi su La Stampa. Il sottosegretario Giorgetti dice che il premier Conte non è una persona di garanzia… «Sono sorpreso, Giorgetti è di solito così attento alle dichiarazioni… Conte è una figura di garanzia che ha guadagnato sul campo l’ampio consenso degli italiani. Io sarei stato più cauto a dare giudizi. Ma non voglio raccogliere provocazioni». Provocazioni? «È necessario abbassare i toni. Si stanno alzando troppo: non si può arrivare allo scontro con il Vaticano, la magistratura…». Consiglia toni bassi solo alla Lega o anche al M5S? «Parlo in generale. È chiaro che siamo due forze politiche diverse con visioni diverse, e ora emerge di più soprattutto perché la campagna elettorale è sull’Europa». Anche voi avete alzato i toni in campagna elettorale. «Stiamo portando avanti provvedimenti come il decreto famiglia che non è certo una provocazione nei confronti della Lega. Legiferiamo per il bene del Paese e non per cercare lo scontro. Sull’Europa però emergono le posizioni diverse: noi chiediamo regole nuove, ma non vogliamo un’Europa dei sovranismi, non vogliamo andare a braccetto con chi, come Orbán, dice no alla redistribuzione dei migranti». Giorgetti propone di aggiornare il contratto di governo: siete d’accordo? «Le posizioni con cui ci siamo presentati alle elezioni del 4 marzo sono già nel contratto, e anche quelle della Lega. Se loro hanno cambiato idea su qualcosa, credo sia un problema loro. Sarebbe scorretto cambiare il contratto dopo che, sia noi che loro, lo abbiamo portato nelle piazze per chiedere il gradimento dei nostri elettori». Cosa succede al governo dopo il voto di domenica? «O si lavora seriamente o si va casa», dice sempre Giorgetti… «Per noi questo è il miglior governo possibile, se la Lega se ne vuole tirare fuori se ne assumerà la responsabilità». Quindi il governo va avanti, nonostante insulti e litigi? «Non siamo al governo insieme perché siamo compagni di merende, ma per cambiare la vecchia politica».
 
De Vecchis (Huawei Italia), dibattito senza fondamento
«Stiamo assistendo a un dibattito basato su assunti senza fondamento». Il problema, dice Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia, in un’intervista con Andrea Biondi sul Sole 24 Ore, riferendosi all’esclusione da Android da parte di Google, è piuttosto «di natura geopolitica». E il prezzo da pagare rischia di essere «il ritardo nella digitalizzazione dell’Europa e dell’Italia». Luigi De Vecchis, un passato che fra i vari incarichi lo ha portato anche alla guida di Siemens e di Nokia Siemens Network in Italia, dall’estate dello scorso anno è presidente italiano di una Huawei che nel nostro Paese è presente nel consumer (secondo a Samsung nella quota di mercato degli smartphone) come sulle reti con la partecipazione alle sperimentazioni sul 5G sotto l’egida del Mise. E proprio al Governo De Vecchis si rivolge invitando a evitare soluzioni che creino ritardi che colpirebbero «operatori che al contrario si augurano una soluzione in tempi brevi». L’escalation delle accuse Usa di spionaggio è evidente. L’Italia potrebbe seguire indicazioni di chiusura a Huawei in arrivo dagli Usa? Auspico che l’Italia parli con gli Usa per cercare di riportarli sulle giuste posizioni. Perché qui il problema non è tecnologico. Beh, il tema è quello della sicurezza dei dati Appunto. Una rete di telecomunicazioni risponde a standard ben precisi. Quello che può arrivare all’esterno arriva come materiale crittografato, indecifrabile e la rete trasporta questi dati senza possibilità di controllo sul contenuto. Questo è lo stato delle cose. Per questo parlo di accuse infondate e di problema non legato alla tecnologia in cui Huawei invece, è avanzata a livello mondiale perché ha investito più e meglio degli altri. Il caso delle backdoors nella rete Vodafone in Italia però è un fatto. Quelle backdoors in realtà fanno riferimento a Telnet, un protocollo usato per l’esecuzione di funzioni diagnostiche, non accessibile da internet. Sono poi state rimosse e non c’è stato alcuna fuga di dati. Ma lei teme che l’Italia possa prendere posizioni di chiusura nei vostri confronti? Il braccio di ferro geopolitico avrà ripercussioni su tutta l’Europa. Perché porterà ritardi nella realizzazione delle reti e nella digitalizzazione.
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