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Altro parere

Gli sbagli di Matteo su Pm e moderati

Redazione InPi¨ 21/05/2019

Altro parere Altro parere Augusto Minzolini, Il Giornale
Può accadere in un Paese normale che un presidente della Commissione antimafia, nel caso il grillino Nicola Morra, possa registrare un colloquio nel soggiorno di casa sua con l’ex segretario del sindaco di Cosenza, all’insaputa dell’interessato, e lo porti alle dieci di sera a dei finanzieri per trasmetterlo a un procuratore aggiunto che su quella conversazione aprirà dieci fascicoli di indagine? No. Ed ancora, che uno dei finanzieri che hanno ricevuto il nastro e il magistrato in questione, poco dopo vengano chiamati alla Commissione antimafia il primo come segretario del presidente Morra e il secondo come consulente a tempo pieno? Tanto meno. «Per un fatto del genere - osserva Luca Paolini, il più garantista dei leghisti - bisognerebbe chiedere le dimissioni di Morra. Luciano Violante 25 anni fa si dimise per molto meno». E invece niente, nell’Italia di oggi nessuno si meraviglia più. Lo scrive Augusto Minzolini, in un editoriale sul Giornale sottolineando che nell’Italia di oggi la magistratura è il primo potere. In realtà – scrive Minzolini - il ministro dell’Interno è complice e vittima nello stesso tempo, di questo processo. Complice perché non ha valutato con attenzione il partner di governo a cui si è legato: nel dna del movimento 5Stelle, il «governo dei giudici» è uno dei geni caratterizzanti. Vittima perché Di Maio per risalire la china nei sondaggi ha giocato tutta la sua campagna elettorale su una nuova emergenza Tangentopoli che ha messo nel mirino in primo luogo la Lega. I grillini per ridarsi «un perché» si sono proposti come «i professionisti anticorruzione». Un’operazione che potrebbe avere successo visto che rispetto ai dieci punti di vantaggio che la Lega aveva sui 5Stelle negli ultimi sondaggi pubblicabili, ieri all’ippodromo il purosangue «Fulmine verde» staccava poco più di tre lunghezze «Tuono giallo». Se fosse vero non sarebbe una rimonta da poco. Quindi, il primo errore che Salvini rischia di pagare è quello di essersi legato ad un movimento dall’anima «giustizialista». Il secondo, non meno grave del primo, invece, è quello di immaginare per il futuro che l’Italia possa essere governata da una coalizione «destra+destra».
 
Claudio Cerasa, il Foglio
Il punto è sempre lì: non si normalizzano i barbari. Il formidabile cortocircuito politico andato in onda nel fine settimana in Austria - con il vicecancelliere e capo del partito sovranista dell’Fpö, HeinzChristian Strache, costretto alle dimissioni dopo un video girato di nascosto a Ibiza nel 2017 in cui Strache prometteva a una sedicente oligarca russa influenza e affari in un possibile futuro governo in cambio di sostegno economico alla campagna elettorale - non può essere archiviato nella cartella dei tradizionali infortuni politici tra alleati appartenenti a culture politiche diverse, ma merita di essere trattato con un po’ di attenzione in più per via di ciò che fino a oggi ha rappresentato l’esperimento di governo condotto da Sebastian Kurz. Il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, nel suo editoriale commenta la crisi di governo in Austria. La scommessa spericolata ma suggestiva del giovane cancelliere austriaco è stata quella di trasformare il suo paese nel laboratorio di un esperimento politico che qualcuno vorrebbe provare a replicare anche nel prossimo Parlamento europeo e che grosso modo potrebbe essere sintetizzata così: dimostrare che i partiti sovranisti, antieuropeisti, xenofobi e nazionalisti possono in qualche modo diventare presentabili, ragionevoli, assennati e giudiziosi, cambiando la propria natura, se affiancati al governo da un partito con solide radici europeiste come per esempio è quello conservatore guidato dal cancelliere Kurz, che in Europa fa parte della grande famiglia del Ppe. La scelta di Kurz è stata una scelta dettata non da una pura necessità ma da una esplicita volontà e la decisione presa dal cancelliere austriaco di chiedere all’istante le elezioni anticipate a causa di una sopraggiunta incompatibilità del suo partito con il profilo del partito nazionalista è un colpo simbolicamente micidiale per tutti coloro che sognano di poter dimostrare ciò che Kurz non è riuscito a dimostrare: i nazionalisti sono un pericolo per le democrazie occidentali, gli antieuropeisti non diventano europeisti per osmosi, i barbari non si possono romanizzare e i populisti antisistema che sognano di impossessarsi dell’Europa sono destinati a essere, e non necessariamente o non sempre a pagamento, i cavalli di Troia di chi punta a rendere l’Europa ogni giorno più debole.
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