Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

In morte di un governo

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 21/05/2019

In morte di un governo In morte di un governo Stefano Folli, la Repubblica
Giunti a questo punto, la vera domanda da porsi non è quanto durerà la maggioranza, bensì quanto durerà la legislatura. Stefano Folli, in un punto su Repubblica, analizza la situazione del governo e la durata della legislatura. Che la compagine guidata dall’avvocato Conte sia giunta al suo epilogo è infatti evidente a chiunque voglia scorrere in modo distratto le cronache politiche. È una paralisi che si trascina da tempo, sullo sfondo dello sconfortante bilancio di un anno di governo, ma che sta raggiungendo punte grottesche negli ultimi giorni della campagna elettorale. Qualcuno dice che proprio questa è la chiave del rebus: la rissa è funzionale ad acchiappare voti e dopo tornerà tutto come prima. Nulla si può escludere in questa stagione di miope cinismo. Ma l’opportunismo di cui Cinque Stelle e leghisti sono campioni - i primi addirittura più dei secondi - fatica ormai a nascondere la loro crescente divergenza, dovuta a modi diversi di stare nella società e nell’economia. Ieri Salvini ha detto due parole obbligate in difesa del premier Conte attaccato senza mezzi termini dal leghista Giorgetti, sottosegretario a Palazzo Chigi. Tuttavia la ferita rimane ed è pressoché irrimediabile, dal momento che vedere un presidente del Consiglio messo sotto accusa dal suo sottosegretario equivale ad ammettere che il rapporto di fiducia si è spezzato. Tanto più che Conte è stato delegittimato nell’istante in cui il suo accusatore lo giudica «non più imparziale», ossia non in grado di garantire il patto di governo. Salvini ha scelto di non avere nemici a destra e non esita a lasciar fischiare il Papa in piazza, rompendo un tabù non irrilevante in Italia. Anche qui Di Maio si distingue e difende il Vaticano, cioè la chiesa interventista di Francesco. Più probabile che si debbano ridefinire i rapporti politici dopo il 26 maggio. Ecco quindi che non è solo la sorte del governo in gioco, ma quella della legislatura. Perché sarebbe molto complesso e forse improprio ricomporre il mosaico senza passare attraverso nuove elezioni.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
In un Paese normale dopo quel che ha detto Giancarlo Giorgetti a Luca Ferrua de «La Stampa» ci sarebbe stata una crisi di governo. Marcello Sorgi, in un commento su La Stampa, ritorna sulla tenuta della maggioranza di governo alla luce degli ultimi avvenimenti. E invece il Consiglio dei ministri si è riunito regolarmente, si fa per dire, ieri sera, ha nominato Biagio Mazzotta nuovo Ragioniere generale dello Stato, svolto un primo esame dei decreti legge «Sicurezza 2» di Salvini e «Famiglia» di Di Maio e, sebbene in mancanza di accordo, e fermi restando i rilievi critici del Quirinale, li ha dati quasi per fatti, così che i due leader potranno avvalersene per gli ultimi giorni di campagna elettorale. Una prassi ormai consueta - ancorché deprecata ufficialmente dal Capo dello Stato, ma non per questo abbandonata - che tende a confondere le bandiere della propaganda con gli atti formali dell’esecutivo e con il dovere di fare i conti con la realtà. D’altra parte se il presidente del consiglio, per dirla con il sottosegretario alla presidenza Giorgetti, che dovrebbe essere il suo principale collaboratore, «non ha sensibilità politica, non è persona di garanzia» ed è in sostanza «un esponente 5 stelle richiamato alla sfera di appartenenza», è logico aspettarsi che, malgrado il rispetto dovuto al Quirinale, più forte sia il senso del dovere per chi lo ha messo a Palazzo Chigi. Si procede, quando accade, per soluzioni provvisorie, se la macchina amministrativa è in grado di approntarle. Ma siccome anche queste rischiano di essere capovolte dalla furia dello scontro tra i due vicepremier, pure i funzionari più avveduti stentano a proporle. Si prenda il caso - l’ultimo - della nave Ong «Sea Watch» ormeggiata al largo di Lampedusa con meno di una cinquantina di immigrati in condizioni assai precarie a bordo (un’altra ventina, donne e bambini, erano stati sbarcati). Che l’equipaggio della nave, in disaccordo con la linea dei «porti chiusi» di Salvini, abbia deliberatamente violato i divieti del governo, è sicuro. Ma era altrettanto chiaro che i 47 disperati salvati dall’annegamento non potessero essere lasciati a bordo, come invece avrebbe voluto Salvini.
 
Franco Venturini, Corriere della Sera
Sulle schede elettorali del 26 maggio, nascoste dietro i simboli di partiti e movimenti, ci saranno due domande che rendono straordinariamente importante una consultazione altre volte noiosa e trascurata. La prima riguarda il futuro dell’Europa: riuscirà a sopravvivere malgrado tutti i suoi difetti? La seconda riguarda noi: se l’Europa vivrà, l’Italia saprà continuare a farne parte? Franco Venturini, in un editoriale sul Corriere della Sera, sottolinea l’importanza delle prossime elezioni europee. Al primo quesito rispondono unanimemente i sondaggi, e anche la storia. L’Europa sopravvivrà come sempre ha fatto nei momenti più difficili della sua esistenza, e non soltanto resterà a galla ma imparerà a nuotare meglio. Chiuse le urne e affidati gli incarichi, l’Europa per salvarsi dovrà lanciare alle sue genti quei segnali che negli ultimi anni sono mancati. Si deve collaborare di più tra Stati della Ue e governi terzi per un ragionevole e non violento contenimento dei flussi migratori. Va ricreata la fiducia nell’Europa rispondendo alle attese dei gruppi sociali sfavoriti con nuove volontà politiche che dovranno puntare al completamento dell’Unione bancaria con la garanzia sui depositi, oppure, nella migliore delle ipotesi, a un fondo europeo anti disoccupazione. Servirà coraggio. Ma se coraggio ci sarà la critica estremista perderà gran parte delle sue ragioni. E l’Italia? L’Italia di oggi è un Paese cruciale che si è autoisolato, un Paese dove i politici di governo credono di attirare il consenso elettorale annunciando la crescita del deficit e del debito pubblico, un Paese dove la tattica è tutto e la strategia non esiste. Ma attenzione, perché se le speranze di cui sopra troveranno riscontri anche parziali nell’Europa di domani, se i giocatori sulla scacchiera europea si renderanno ben conto di essere impegnati in una partita per la vita, non ci saranno più rendite di posizione per i «Paesi fondatori». I governanti del dopo elezioni pensino di più alle pericolose debolezze nazionali e di meno a una propaganda che galoppa verso il precipizio.
Altre sull'argomento
Condono sul contante?
Condono sul contante?
Il rischio di "lavare" i soldi sporchi della criminalitÓ
Governo isolato in Europa ma tiene in Italia
Governo isolato in Europa ma tiene in Italia
L'apprezzamento dei cittadini resta al 52 per cento
Conte e i vivacchianti
Conte e i vivacchianti
Come evolvono i rapporti tra il premier e i due vicepremier
Altro parere
Altro parere
Il danno dell'alternativa modello Saviano
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.