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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 17/05/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Pisapia, noi alleati dei 5 Stelle? Sarebbe un tradimento
Il Pd non farà nessuna alleanza con il M5s. Lo conferma Giuliano Pisapia, in un’intervista con Maurizio Giannattasio sul Corriere della Sera. Pisapia, lei è capolista del Pd nel Nord Ovest e mai come questa volta le Europee sono considerate un test «nazionale». Sono elezioni di «midterm» del governo Conte? «Sono un test importante, diciamo che è la radiografia di un governo che nessuno ha votato e che è nato da un accordo post-elettorale. Un accordo di potere, che non ha aggiustato nessuna delle ossa che erano rotte. Invece che mettere mano ai problemi del Paese, Lega e5Stelle hanno allestito una campagna elettorale continua. Hanno detto di aver “ abolito la povertà” e che “avrebbero riportato in Africa tutti i migranti”. Solo parole, impegni non mantenuti. In molti se ne stanno accorgendo». Pronostico sul governo: arriverà alla finanziaria o cadrà prima? «Ho l’impressione che a un certo punto sarà una gara tra Di Maio e Salvini per scappare dalle responsabilità di aggiustare i conti, dopo l’ultima finanziaria sprecona». Sarà quello il punto di rottura? «La finanziaria farà esplodere tutte le contraddizioni. Perfino il presidente Conte ha detto che è difficile evitare l’aumento dell’Iva». Esclude una possibile alleanza Pd-5 Stelle? «In questa fase lo escludo in maniera netta. Sarebbe un tradimento dell’elettorato. In caso di nuove elezioni si vedrà. È difficile fare previsioni perché sono troppe le variabili in gioco». Nel caso sareste pronti? Zingaretti candidato premier? «Lei insiste nel voler da me le risposte che solo il presidente Mattarella può dare. Ricordo che Zingaretti ha più volte detto che non è automatico che il segretario del Pd sia anche il candidato e continuo a pensare che le primarie rimangano lo strumento migliore per la scelta dei candidati a Palazzo Chigi. Zingaretti come segretario del Pd sta lavorando molto e nella direzione giusta, con la seria consapevolezza che per restaurare un palazzo acciaccato ci vuole tempo e fatica. Ma alla fine quel palazzo tornerà al suo splendore».
 
Blangiardo, se c’è crisi troppi immigrati possono destabilizzare
Gian Carlo Blangiardo guida l’Istituto nazionale di statistica da febbraio. Settant’anni, docente di demografia alla Bicocca di Milano, è vicino alle posizioni di Comunione e Liberazione e della Lega. Professore, che Paese è l’Italia vista dalla scrivania di presidente Istat? «Un Paese – dice Blangiardo in un’intervista con Marco Patucchi su Repubblica - che ha subito una pesante fase di crisi e che sta, faticosamente ma tenacemente, cercando di uscirne. L’economia offre qualche segnale confortante, però servono conferme. Auguriamoci che il miglioramento sul piano economico porti con sé anche un cambiamento favorevole sul piano demografico». Una questione anche “statistica” cavalcata dalla politica è l’immigrazione. Insomma la diatriba tra i 500 mila e i 90 mila immigrati irregolari. È possibile chiarirla una volta per tutte? «Certo, a patto che chi riferisce e chi legge i dati lo faccia in modo oggettivo e senza tesi precostituite. Il numero di stranieri privi di titolo di soggiorno valido, era stimato in 533 mila a inizio 2018 ed è verosimile che sia cresciuto durante lo scorso anno, soprattutto per i dinieghi nella concessione dello status di rifugiato. Ma questi numeri misurano a quanto ammonta il totale degli irregolari. I 90 mila di cui si è parlato sono un altro tipo di dato: il calcolo della crescita degli irregolari imputabile all’effetto degli sbarchi avvenuti a partire dal 2015, quando il totale degli irregolari, al primo gennaio, era di 404 mila. Dunque, se si considera che alla crescita dello stock d’irregolari hanno contribuito anche elementi diversi dagli sbarchi, come i permessi scaduti o gli arrivi per altre vie, direi che i conti tornano». Proprio numeri alla mano, l’immigrazione non sembra un’emergenza reale. Non crede? «Di per sé l’immigrazione è un fenomeno naturale nelle società aperte. Occorre tenere conto di quali numeri si stia parlando in termini di flussi e di contesto. Quando c’è ricchezza, benessere e posti di lavoro in abbondanza, l’immigrazione è un importante contributo alla società. Quando invece le cose non vanno bene, la presenza di flussi consistenti può diventare un fattore destabilizzante».
 
Borghi, ridicolo dire che è tutta colpa nostra
A dicembre il governo ricontratterà le clausole Iva. Lo conferma il Presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, in un’intervista con Carlo Bertini su La Stampa. Presidente Borghi, Salvini dice che dovete fare come Trump, fregandovene dei vincoli e dei no. Quindi flat tax al 15%? «Beh, l’esempio di Trump è sotto gli occhi di tutti: meno tasse, più deficit e crescita al 3-4% e disoccupazione a zero». Sì, in America però. «Vero, ma far crescita in un paese come l’America è molto più difficile. Un’economia matura che rischiava di ristagnare, invece la sua ricetta ha funzionato. Ma era stata accolta da un coro di fischi: irresponsabile, andrete a sbattere, gli dicevano». Ma aveva funzionato anche con Reagan: comunque lì è un sistema diverso, tanto per dirne una l’evasione è un reato federale... «Sì ma la ricetta della flat tax è proprio anti evasione perchè è solo una semplificazione del sistema con aliquota bassa: quanto bassa dipenderà dal budget». Si torna a bomba: come farete a non far aumentare l’IVA? «L’aumento dell’IVA in bilancio da anni è un semplice strumento contabile per mostrare deficit calanti, ma gli impegni di spesa per l’anno successivo vengono decisi in legge di bilancio. Noi non dobbiamo dei soldi a qualcuno, semplicemente nel teatrino delle promesse in UE abbiamo detto a Moscovici che faremo scendere deficit e debito. Lui non ci sarà più a Dicembre e le clausole si ricontratteranno. Macron ha deciso che farà il 3,5% di deficit e non è successo nulla». Siete sicuri che faccia bene al paese annunciare che sforerete il 3% portando il debito al 140%? Gli effetti sono un boomerang, o no? «Ho fatto 20 anni di borsa, appioppare la colpa delle oscillazioni a dichiarazioni varie è una cosa ridicola. L’ultimo mese lo spread è salito ogni giorno dopo la guerra dei dazi tra Trump e Cina che ha portato a una discesa dei tassi tedeschi. Dare la colpa a Salvini o Borghi, è propaganda spicciola». 
 
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