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Altro parere

La grande balla dell'estremismo moderato

Redazione InPi¨ 15/05/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, il Foglio
Il tema politico del momento potrebbe essere sintetizzato così: ma un osservatore critico con il governo, come si deve comportare quando uno tra Di Maio e Salvini volontariamente o più spesso involontariamente dice delle cose condivisibili? Lo scrive nel suo editoriale il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, sottolineando che può piacere oppure no, ma l’elemento interessante della conflittualità tra i due populismi di governo è legato al fatto che sia Salvini sia Di Maio, dovendo combattere l’uno il populismo dell’altro, sono spesso costretti ad attaccarsi tra di loro utilizzando, a volte, delle convincenti argomentazioni antipopuliste. Per attaccare Salvini sull’immigrazione, succede che Di Maio dica la verità quando parla dei porti (che sono aperti e non sono chiusi), quando parla dei risultati raggiunti da Salvini sui rimpatri (nessun nuovo accordo fatto nonostante le promesse del Truce di riportare a casa loro centinaia di migliaia di irregolari), quando parla delle conseguenze delle alleanze costruite in giro per l’Europa dal ministro dell’Interno (a forza di allearci con i nostri nemici l’Italia, si è ritrovata a non avere più amici in Europa). Per attaccare Di Maio sull’economia, succede che Salvini dica la verità quando parla di imprenditori da aiutare e non da penalizzare (le tasse vanno abbassate e non alzate come fatto finora dal governo), quando parla delle infrastrutture da sbloccare (per esempio la Tav), quando parla di un’Italia che ha un problema grave con la durata dei processi (ma la legge che elimina la prescrizione l’ha votata anche Salvini). Il populismo riesce a dare l’impressione di essere presentabile solo a condizione di combattere uno dei due populismi. La possibile e teoricissima istituzionalizzazione di uno dei due populismi passa necessariamente dalla fine di questo governo. E’ evidente che il moderatismo di Salvini o di Di Maio sia una gigantesca illusione, una posa utile a non rendere sovrapponibili i due estremismi di governo. La vera sfida di fronte alla quale si trovano le opposizioni al governo: è evitare cioè che gli italiani si rassegnino a considerare la sfida tra M5s e Lega come il cuore del nuovo bipolarismo italiano.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Più ci si avvicina al voto europeo meglio si delinea il quadro post voto, quasi a prescindere da quale sarà il risultato. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, nel suo editoriale ipotizza una imminente rottura dell’alleanza di governo tra Lega e M5s. Un verdetto infatti c’è già ed è la fine dell’insana alleanza tra Lega e Cinque Stelle che alla luce di quanto sta succedendo in questa confusa campagna elettorale non potrà in alcun modo avere un futuro politico non dico di lunga, ma neppure di breve durata. Dietro le quinte le grandi manovre sono già in corso e i Cinque Stelle stanno costruendo il piano B che - a differenza di Salvini - ancora non avevano. Se il leader della Lega può infatti scegliere (al momento) se stare dov’è o tornare a guidare un centrodestra unito, Di Maio rischia di rimanere con il cerino in mano. L’alternativa, per i grillini, è agganciare il Pd che, una volta liberatosi di Renzi, con Zingaretti è tornato sul mercato. Attenzione, perché Zingaretti è più furbo e comunista di quanto voglia fare apparire. Il suo procedere quasi sottotono è più una scelta tattica che un limite genetico. Se gli si lascia il tempo di lavorare sottotraccia (e lontano dai riflettori) sulla via che porta a Di Maio, non è da escludere che con il cerino in mano alla fine resti Salvini. Il quale ha sostituito Berlusconi come nemico da abbattere sia nella testa dei grillini sia in quella della sinistra. Se presi singolarmente sono già un pericolo, Cinque Stelle e Pd insieme sono una peste capace di tutto, forti anche degli amici che hanno tra le file della magistratura. E quello che sta già avvenendo in questi giorni in diverse procure probabilmente è soltanto un antipasto... Il mio consiglio, non richiesto, e certamente interessato, è che Salvini si metta in salvo il prima possibile, o se volete prima che sia troppo tardi. Come capopopolo è stato ed è molto bravo, ora è il tempo della saggezza a prescindere di quanti voti prenderà alle Europee. Anche all’ultimo Festival di Sanremo la giuria di qualità ha prevalso su quella popolare, che è stata ben più numerosa. Funziona così, i voti si contano ma anche si pesano.
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