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Chi fa l'Italia e chi la disfa

Redazione InPi¨ 14/05/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, Il Giornale
Le ipotesi di reato contestate dai pm al sindaco di Milano e al governatore della Lombardia sono "pretestuose" e le inchieste in cui sono coinvolti i due esponenti politici servono solo a giustificare il ruolo di chi le promuove. Lo scrive il direttore del Giornale Alessandro Sallusti. "Beppe Sala e Attilio Fontana sono persone con storie politiche diverse. Entrambi però sono dei professionisti di successo che hanno scelto di diventare classe dirigente del Paese. I due sono a capo dell’unica città e dell’unica regione che il mondo ci invidia e prende a modello di efficienza pubblica e privata, di sviluppo corretto. Merito dei predecessori, certo, ma anche loro che stanno lavorando bene. In un Paese normale gente così, gente rara, sarebbe protetta e rispettata dall’intero sistema dello Stato. In un Paese normale appunto, non in Italia. Ieri infatti i pm della Procura di Milano hanno chiesto oltre un anno di carcere per Sala e interrogato per tre ore Fontana. Nel primo caso l’accusa è di aver accelerato delle pratiche per permettere a Milano Expo di aprire in tempo evitando all’Italia una figuraccia internazionale (con relativo enorme danno economico), nel secondo è di aver assunto in Regione uno stimato professionista (e politico) che gode da sempre della sua piena fiducia. Parliamo di ipotesi di reato bagattellare e pretestuose, di cavilli giuridici degni del peggior burocrate che non sa guardare oltre il suo naso, se fossimo in altri campi parleremo di un mix tra invidia sociale e rancore politico. Siamo alle solite. C’è chi l’Italia la vuole fare e chi si ostina a disfarla solo per giustificare il suo ruolo. Il danno personale è questione che riguarda i due, quello politico invece colpisce tutti noi e mina la credibilità, soprattutto all’estero, di due figure chiave da oggi costretti a dover spiegare e giustificare fatti che per chi non conosce l’andazzo italico potrebbero apparire compromettenti o infamanti".
 
Marina Corradi, Avvenire
Marina Corradi su Avvenire commenta il gesto compiuto dal cardinale Konrad Krajewski, l’Elemosiniere del Papa che si è calato nella stanza della centralina elettrica di un palazzo romano occupato da quasi 500 persone per ripristinare la corrente che mancava da giorni. “L’impresa di Krajewski suona come uno schiaffo, in tempi in cui si vorrebbero chiusi i porti ai barconi stracarichi vacillanti sul Mediterraneo, o addirittura multare chi presta aiuto ai migranti irregolari. Ma a volte, gli schiaffi sono utili. Nella dimenticanza della umanità basilare, nello stordimento, un bello schiaffo può fare bene. Ricorda che esiste la legge degli uomini, ma c’è una legge di umanità: anteriore, e più grande. Ci possono essere e ci sono stati spesso nella storia atti legali, eppure disumani: basta pensare alla applicazione delle leggi razziali, nel ’38, quando gli ebrei furono cacciati da scuole ed enti pubblici, e poi mandati a morire, nel pieno rispetto dei codici fascisti. Legali sono anche quegli sfratti che mettono una famiglia sulla strada: non pagano, quindi via, si arrangino. Eppure chiunque assista a questa sorta di esecuzione avverte in sé qualcosa che brucia. È lo scollamento fra la legge degli uomini e quella che in tanti ci sentiamo dentro, non scritta eppure impressa come un marchio, ereditata nella tradizione popolare italiana. Non si cacciano i poveri, non si nega il pane a chi ha fame, e un luogo caldo a chi ha freddo. Parlare, sollecitare – ricorda Corradi -, non era servito a niente. Allora quel robusto polacco ha deciso che quel buio era durato abbastanza. Che, una volta ancora, la legge degli uomini e l’altra legge, più grande, divergevano. E sapeva bene, lui, a quale legge obbedire. La gente lo ha guardato sbalordita scendere nella cantina. Poi le luci si sono riaccese. Allora qualcuno di quei disoccupati e ultimi della città si è commosso: come ritrovandosi dentro una legge altra, anteriore”.
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