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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/05/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Tridico:  pronti ad allargare Reddito cittadinanza a chi ha appena perso il lavoro
Il Reddito di cittadinanza cambierà, siamo pronti ad allargarlo a chi ha appena perso il lavoro. Così il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, intervistato da Alessandro Barbera per La Stampa. Le domande per il reddito sono state circa un milione su una platea che le relazioni tecniche indicavano in 1,8? Crede che saranno meno delle previsioni o è solo una questione di tempo? «Nei primi due mesi sono arrivate più di un milione di domande. L’ultimo dato a mia disposizione, che le anticipo, ne conta precisamente 1.125.396, circa 120mila in più del 30 aprile. Ciò significa che le richieste procedono a un ritmo di mille al giorno. La percentuale di quelle accolte dovrebbe aggirarsi attorno al 75 per cento». Ci sono persone rimaste senza lavoro che non possono ottenere il sussidio solo perché l’anno precedente avevano un reddito. Ci saranno i fondi anche per loro? «La bozza di provvedimento è sul mio tavolo, spero possa essere discussa in Parlamento al più presto, forse già alla fine di questo mese. Si potrà fotografare il reddito corrente, e ciò permetterà ai disoccupati in particolari situazioni, percettori di sussidio di disoccupazione o disoccupati da oltre diciotto mesi, di accedere al reddito». Questa vicenda non dimostra che il reddito crea confusione fra sostegno ai più poveri e sussidio per chi non lavora? «La condizionalità delle politiche di sostegno al reddito esiste in tutti i paesi europei, e nel nostro caso sono ben distinte fra coloro che hanno bisogno di un reddito e chi invece è alla ricerca di un lavoro. Mi stupisce il cinismo che a volte accompagna il dibattito italiano. Il reddito è perfettibile, ma mi chiedo con quale coraggio ne vengano negati l’utilità sociale e l’impatto economico». Perché non decollano le domande per ‘quota cento’? «Dissento nuovamente. Le paiono poche in un trimestre 130mila domande a fronte di una previsione di 290mila in un anno? Siamo assolutamente in linea con le previsioni».
 
Krajewsky: Ho riattaccato la luce per i bambini
«Da questo momento, da quando è stato riattaccato il contatore, pago io, non c’è problema... Anzi, pagherò anche le sue, di bollette. Vede, non voglio che diventi una cosa politica, io faccio l’elemosiniere e mi preoccupo dei poveri, di quelle famiglie, dei bambini... Intanto, hanno luce e acqua calda, finalmente». Così il cardinale Konrad Krajewski intervistato da Gian Guido Vecchi per il Corriere della Sera sulla vicenda dell’allaccio della luce a un condominio occupato abusivamente.  Che cos’è successo nel palazzo di Santa Croce in Gerusalemme? «Mi assumo tutta la responsabilità. E non devo dare spiegazioni, c’è poco da darne. Ci ricordiamo cosa accadde l’ultima volta che ci fu un blackout a Roma? Mancò la luce per poche ore e fu un dramma. Ecco, adesso s’immagini cosa può significare restare senza luce per sei giorni. Ci sono quasi cinquecento persone, in quel palazzo, un centinaio di bambini...». Lo conosceva già? «Ma certo, sono elemosiniere, conosco la situazione da tanto tempo. Dal Vaticano mandavamo l’ambulanza, i medici, i viveri. Stiamo parlando di vite umane». In un certo senso, anche quel palazzo è periferia... «Sì, e non è certo l’unico caso. Sgomberi, famiglie che non hanno un posto dove andare, gente che fatica a sopravvivere... Roma è anche questo, basta andare a farsi un giro nelle nostre stazioni. Dove sono finiti i diritti umani dell’Europa? Se qualcuno non capisce questo, provi a staccare la corrente a casa sua per qualche ora e vedrà che cosa vuole dire». E le bollette non pagate? «Si parla di soldi ma non è questo il primo problema. Ci sono i bambini. E allora la prima domanda da porsi è: perché sono lì, per quale motivo? Com’è possibile che delle famiglie si trovino in una situazione simile?».
 
Borioni: Fazio capro espiatorio, cda all’oscuro
«È domenica sera tardi, io non ne sapevo niente, non sapeva niente tutto il resto del Cda e si potrebbe aprire un dibattito su cosa sanno e cosa non sanno i consiglieri della Rai, ma questo adesso importa forse solo a noi, anche se ha il suo significato». Così Rita Borioni, consigliera di amministrazione Rai vicina al Pd, intervistata da Paolo Conti per il Corriere della Sera, commenta l’annuncio di Fabio Fazio del taglio di tre puntate del suo programma su Rai 1. Secondo Rai 1 «quei» lunedì hanno bisogno di spazi di approfondimento elettorale. Che ne pensa? «Penso si voglia dare una bella botta a questa azienda, al servizio pubblico. Penso anche che Fabio Fazio sia diventato il capro espiatorio di una situazione, di un clima interno ed esterno che vede in lui un bersaglio da colpire. Le motivazioni ufficiali sul palinsesto che risente delle elezioni? Beh, io dico che le consultazioni europee non sono un fatto improvviso, o una sorpresa spuntata fuori qualche giorno fa... Lo sappiamo tutti noi europei da quattro mesi». Dunque la scelta di Rai 1, ora considerata in «area leghista» con la nuova direzione di Teresa De Santis, va legata agli attacchi di Matteo Salvini? «Non so se si tratti di un nesso casuale o causale, ovvero se si tratti di un caso o se quegli attacchi siano, al contrario, l’autentica causa della scelta. La Rai, lo sappiamo tutti, non è mai stata immune dal clima politico, meno che mai lo è adesso. La scelta, di cui chiederò spiegazioni ai vertici, colpisce un soggetto editoriale adesso debole come la trasmissione di Fazio. Vorrei anche sottolineare che l’attuale dirigenza di Rai 1 sta registrando un calo degli ascolti, anche se lieve: fino a questa nomina, i dati erano sempre in crescita, ora si stanno abbassando. Non mi sembra un bel risultato». Insomma, Fazio non è stato chiuso per motivi di palinsesto? «Al posto di Fazio, sarò sincera, un po’ di complesso di persecuzione me lo farei venire. Non c’è giorno in cui in un quotidiano, in una tv, o sulla Rete, non si registri un’offensiva. Tutto questo ha ovviamente provocato un clima anche esterno alla Rai, per cui Fazio, diciamo così, non è circondato in questo momento da particolare simpatia. Lei mi chiede perché finisce? Diceva Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca». 
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