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Guaido': vorrei spiegare a Conte il dramma del Venezuela

Paolo Mastrolilli, La Stampa, 10 maggio

Redazione InPi¨ 10/05/2019

Juan Guaid˛ Juan Guaid˛ «Se gli americani proponessero adesso l’intervento militare, probabilmente lo accetterei». Lo afferma il presidente incaricato del Venezuela Juan Guaidó, intervistato da Paolo Mastrolilli sulla Stampa dopo che la Corte Suprema venezuelana ha incriminato sette deputati per gli eventi del 30 aprile e dopo che la polizia politica Sebin ha arrestato il vice presidente dell’Asamblea Nacional, Edgar Zambrano. Vorrebbe parlare con il premier Conte, che non l’ha ancora riconosciuta, per spiegare la drammaticità della situazione? «Si, se è interessato a capire l’emergenza. Questo ormai è terrorismo di Stato contro il Parlamento, che l’Italia riconosce». Roma non riconosce né la rielezione di Maduro, né la sua presidenza ad interim. Così si apre uno spazio per mediare, o chiude le porte alla sua presenza nel futuro Venezuela? «L’Italia riconosce il Parlamento nazionale, e me come suo presidente. La nostra Costituzione affida al presidente del Parlamento di gestire la transizione, in casi come questi. Poi abbiamo una forte comunità italo venezuelana, che sta vivendo un dramma, e ciò rappresenta un elemento aggiuntivo importante». È noto che in passato il governo chavista ha dato aiuti economici all’estero, per ottenere appoggio. È possibile che anche il sostegno dei Cinque stelle a Maduro dipenda da questo? «Non ci sono dubbi che il chavismo ha investito denaro venezuelano per finanziare molti processi elettorali, e ricevere in cambio appoggio diplomatico all’estero. Un caso emblematico è quello di Correa in Ecuador, ma è successo anche in Argentina, Nicaragua, Bolivia, Cuba, usando il petrolio di Pdvsa. Ho prove che sia accaduto anche con i Cinque stelle? No. Ma si può dire che è una pratica usata dal regime, tanto Chavez, quanto Maduro». Se diventerà presidente, l’Italia rischia di essere estromessa? «È una domanda interessante, ma noi non avremo alcun tipo di risentimento. Il Venezuela ha subito venti anni di governo del risentimento e dell’odio: noi non ci comporteremo così, la nostra filosofia sarà il servizio e l’amore». La settimana scorsa i vescovi venezuelani hanno inviato un lettera privata al Papa per la transizione. Cosa può fare Francesco? «Il Papa è un leader spirituale mondiale. E’ una figura di grande rilevanza, e la sua statura morale può avere un effetto in Venezuela. La situazione è chiara: c’è una crisi umanitaria senza precedenti, riconosciuta dall’Onu. Cosa si può fare? Non permettere che diventi la normalità. Alcune regioni sono nelle mani dalla guerriglia colombiana Eln, ci hanno convertiti in una pista del narcotraffico. Bisogna facilitare la transizione». Il regime chavista è complice del narcotraffico? «Stiamo ai fatti. Due nipoti della First Lady del Paese sono stati condannati per narcotraffico negli Usa. Un aereo della Air France è stato intercettato con a bordo una tonnellata di droga. Come può avvenire una cosa simile, senza la complicità delle autorità? Il governo facilita il narcotraffico in Venezuela». Gira voce che avete incontrato i diplomatici russi a Caracas, per facilitare un accordo tra loro e gli Usa. «Parliamo con tutti i Paesi disposti a collaborare per la cessazione dell’usurpazione. La Russia ha interessi e contratti in Venezuela, e li rispetteremo, perché siamo gente seria. Lo stesso vale per la Cina, e chiunque voglia favorire soluzione reale». È disposto ad accettare un governo di transizione neutrale, con o senza lei e Maduro, per tenere le elezioni tra 8 o 9 mesi? «Il percorso costituzionale mi abilita come presidente incaricato, ma siamo favorevoli a qualunque processo che porti un cambio». Invocherà l’articolo 187 della Costituzione per chiedere l’intervento militare esterno? «È una possibilità. La strada che abbiamo indicato è quella delle elezioni, però la gente soffre e dobbiamo considerare tutto con responsabilità». Un intervento con truppe Usa, o di Paesi vicini? «L’unico intervento militare in corso in Venezuela è quello cubano. Non dobbiamo confondere i mezzi con gli obiettivi: l’obiettivo è la pace, ma il tempo stringe perché, la gente muore». Se gli Usa le dicessero di agire ora, cosa risponderebbe? «Se l’intervento desse una soluzione alla crisi, probabilmente lo accetterei». Il gruppo di contatto Ue propone di inviare una missione politica. «Il dialogo è un meccanismo, non un obiettivo: servirebbe solo se portasse alle elezioni». Dunque niente mediazioni come quella dell’ex premier spagnolo Zapatero: l’obiettivo deve essere fissare la data del voto. «Esattamente». Altri militari sono pronti a schierarsi con voi? «Ce ne saranno altri, lo sappiamo. Le nostre comunicazioni con loro continuano, perché avranno un ruolo fondamentale nella ricostruzione del Venezuela». L’insurrezione tentata lo scorso 30 aprile potrebbe ripetersi con un esito diverso? «Avremo più opportunità, perché molti venezuelani si stanno unendo alla Operación Libertad».
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