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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 10/05/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Zingaretti, andremo oltre il 20%
Il Segretario del Pd, Nicola Zingaretti in una intervista con Alessandra Arachi, sul Corriere della Sera, affronta tutti i principali temi politici del momento. Segretario, il Pd è pronto per l’appuntamento del 26 maggio? «È pronta la nostra lista unitaria per le Europee, è l’unico simbolo che se vince chiude questa fase politica e manda a casa il governo». Vi siete fissati un traguardo? «Credo che andremo oltre il 20%, raggiungeremo questo risultato». E poi? Il Pd si avvicinerà alla maggioranza? «Il Pd siederà in maggioranza solo dopo eventuali elezioni. Il giusto atteggiamento è tornare alle elezioni senza mettere in piedi governi tecnici». Si sente molto sicuro per queste prossime elezioni... «Sono fiducioso che questa idea di una lista unitaria, finalmente, che litiga meno, che ha un’idea chiara dell’Europa, sarà la sorpresa delle elezioni. Finirà così l’eterno presente e il balletto macabro dei litigi del governo». Anche nel Pd ci sono litigi, pensa che si possa arrivare ad una scissione? «Mi auguro di no, io lavoro per costruire una forza unitaria e unita che non è un’armata Brancaleone». Allude a questo governo? «Alludo al fatto che questo governo sta in piedi soltanto per un contratto, e non può funzionare. Così come non potrebbe funzionare un matrimonio senza amore, senza concordia». Pensa che Di Maio e Salvini potrebbero separarsi dopo le elezioni del 26 maggio? «Non credo proprio, anzi voglio proprio dire che chi vota Di Maio a queste elezioni vota Salvini». Si è aperto un dibattito sulla cannabis... «Da sempre sono contrario alla legalizzazione della cannabis». Si stava parlando dei negozi di cannabis legali che Salvini ha detto che vuole chiudere... «Credo che questa battuta sia l’ennesima bomba di distrazione di massa». Cosa vuole dire? «Che il ministro dell’Interno Salvini tira fuori queste bufale per non parlare di altro. Per esempio dell’aumento delle ore di cassa integrazione: a me come presidente della Regione è arrivata una comunicazione che devono essere aumentate del 25%».
 
Fraccaro, meno parlamentari vittoria 5S
«Il taglio di 345 deputati e senatori è una riforma necessaria per rafforzare il ruolo delle Camere, consentirà di lavorare con più efficienza, rendendo il processo legislativo più snello». Lo dice Riccardo Fraccaro, ministro delle Riforme, in un’intervista con Carlo Bertini su La Stampa, festeggiando il primo giro di boa del taglio dei parlamentari. Avete quasi portato a casa una riforma che le opposizioni bollano però come una bandiera elettorale. «Sono molto soddisfatto, non si è mai arrivati così vicini ad approvare una revisione tanto consistente. Il Parlamento dimostra la capacità di autoriformarsi, allineandosi agli altri Stati europei e risparmiando 500 milioni di euro a legislatura. Un segno forte di cambiamento». Per varare un testo identico a quello del Senato e correre coi tempi avete però rifiutato ogni apertura e tutte le richieste di modifica delle opposizioni. Diverse obiezioni sembrano fondate, come quella sul bicameralismo paritario, unicum in Europa. Presenterete una riforma ad hoc su questo punto? «La riforma è stata approvata con un consenso più ampio della maggioranza e al Senato abbiamo accolto le ragioni delle opposizioni. Quanto al superamento del bicameralismo paritario è stato bocciato dagli italiani con il referendum. E noi intendiamo rispettare la volontà popolare. Prendo atto del voto contrario del centrosinistra, andremo avanti nell’interesse del Paese e dei cittadini». Cosa risponde alla sinistra che indica tre rischi? La minor efficienza delle commissioni, il colpo al pluralismo, visto che la soglia di sbarramento di fatto cresce a discapito delle minoranze; e il colpo alla rappresentanza, specie dei piccoli territori? «È un discorso di coerenza, ogni forza politica ha proposto il taglio dei parlamentari. Con il M5S al Governo si passa ai fatti. L’organizzazione delle commissioni, come il loro numero, è previsto dai Regolamenti delle Camere, che potranno adeguarsi. Ma è evidente che organi meno numerosi funzionano in modo più snello, come dimostrano peraltro i diversi tempi del Senato rispetto al Camera. Con 600 parlamentari, minoranze e territori continueranno ad essere ben rappresentati. La Spagna ha una Camera Bassa di 350 deputati, non vedo perché non ne possa avere 400 l’Italia».
 
Minniti, la sindaca ha difeso lo Stato di diritto
Marco Minniti, in un’intervista con Salvatore Cannavò su Il Fatto Quotidiano, appare seriamente preoccupato per quanto accaduto a Casal Bruciato, a Roma. E nel rilanciare la sua idea di sicurezza e legalità, non risparmia apprezzamenti per il gesto di Virginia Raggi, andata a sostenere personalmente i diritti della famiglia bosniaca aggredita da CasaPound senza risparmiare la critica al governo: “Averla lasciata sola è una colpa grave”. Voi di sinistra, da che parte state a Casal Bruciato? Dalla parte del risanamento e della legalità. In tutte le questioni che sono emerse in queste settimane viene fuori in maniera evidente un limite delle politiche di sicurezza di questo governo e della destra in generale. Perché un territorio sia sicuro c’è bisogno che quel territorio sia controllato, che abbia un presidio delle forze di polizia e che quel luogo sia risanato. Se non si tiene insieme controllo e risanamento si rischia la rottura sociale e la guerra dentro il popolo. Che idea di sicurezza propone allora? Casal Bruciato rappresenta plasticamente cosa dovrebbe essere un’idea moderna della sicurezza: tenere insieme il principio della sicurezza e quello della crescita economica e sociale. La destra non ce la fa politicamente e culturalmente, il suo concetto di sicurezza è soltanto ordine pubblico, la sua attitudine è di fare la “faccia feroce ” che però non risolve il problema. Al contrario, occorre avere la consapevolezza che il territorio è al centro di politiche di risanamento sociale, di sviluppo urbanistico e di arredo urbano. La prima contraddizione che invece questo governo ha espresso è stata quella di intervenire sulla sicurezza mettendo in discussione i fondi per lo sviluppo delle periferie. I rom sembrano essere un nodo che nessuno riesce a gestire. Come pensa vada affrontato il tema? Se diciamo, e io sono d’accordo, che occorre superare i campi rom bisogna chiedersi come farlo. Siamo una democrazia, non esiste “la soluzione finale”, occorre pensare a grandi progetti di ricollocazione. Consentire attraverso meccanismi legali e trasparenti di assegnare un alloggio a chi proviene dai campi rom, e da parte loro garantire il rispetto di regole, come l’obbligo scolastico.
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