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Altro parere

La democrazia non Ŕ Francesca

Redazione InPi¨ 10/05/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
Francesca è una studentessa di un liceo di Milano. Ieri, alla Camera, che ha ospitato ragazzi provenienti da tutta Italia nel Giorno della memoria per le vittime del terrorismo, Francesca ha strappato l’applauso dell’Aula (e di Di Maio) quando, nel suo discorso, ha detto che «i valori fondanti la convivenza civile paiono messi in discussione perfino da chi riveste alte responsabilità di governo». Lo scrive, nel suo editoriale, il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, sottolineando che la ragazza non ha fatto nomi, ma il riferimento a Matteo Salvini e alla Lega appare ovvio e immaginiamo ci si riferisca alla linea dura nei confronti dell’immigrazione e dell’illegalità. Una ragazza ha il sacrosanto diritto di dire ciò che crede, e anche noi pensiamo che Salvini stia «mettendo a rischio i valori fondanti della democrazia», ma per altri motivi. Per esempio, ostinandosi a governare contro l’indicazione ricevuta dagli elettori del Centrodestra. I «valori fondanti» non sono a rischio per il rigore in tema di sicurezza, ma lo sono stati, e continuano ad esserlo, per via di una immigrazione fuori controllo e per una illegalità diffusa e impunita che si è impossessata delle periferie delle nostre città. I «valori fondanti» sono a rischio perché si vuole impedire a un editore di destra, farneticante fino a che si vuole, di partecipare al Salone del libro (con un volume su Salvini) e, contemporaneamente, non si batte ciglio se a Barbara Balzerani, brigatista rossa che partecipò al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro, si spalancano le porte di università e convegni per tenere le sue lezioni. È vero, come dice Francesca, la democrazia scricchiola, ma il mio consiglio è di non confondere cause ed effetti. E c’è un modo con cui, soprattutto se giovani, si può dare una mano a salvarla. Alla prima occasione votiamo per chi le libertà le vuole ampliare e non restringere, per chi crede che la solidarietà non possa essere disgiunta dalla legalità, che la competenza venga prima della capacità mediatica, per chi sa che deve tenere i conti in ordine a tutela di tutti e sa che l’Europa va cambiata, non abbattuta. Così si salva la democrazia, non con la santa ingenuità dei ragazzi.
 
Giuliano Ferrara, il Foglio
Gira la voce che il Truce sia nel mirino della magistratura. Più di quello che si vede a occhio nudo. Giuliano Ferarra, in un editoriale sul Foglio, si sofferma sul rapporto Salvini-magistratura. Non solo quel tal Siri, caso misterioso di autodifesa impotente e reticente, o quell’Arata, oppure il Fontana, il brusio serpentino dei nomi dice “Varese” o “Giorgetti” o vattelapesca. La Lega, in versione lombarda o nazionalsovranista, è pur sempre oggi il più vecchio partito italiano, ha rateizzato il debituccio dei 49 milioni, d’accordo, ma non ha una lira, come si dice, e dispone di una classe dirigente politica e amministrativa, di governo, di nominati, di consulenti, che dappertutto ha le mani in pasta, qualunque cosa quest’espressione voglia dire. Intorno ai leghisti domina quella che il nostro romanziere preferito, Lodovico Festa, ha nominato “la confusione morale”, un intreccio di giustizia buona e cattiva e politica buona e cattiva. Fatto sta che un Truce apparentemente invulnerabile, omaggiato e sondaggiato, è vulnerabile, e i salotti propalatori lo danno per uno in bilico, che rischia grosso. Da trent’anni circa il tamburo della politica italiana lo batte la mano di un magistrato o di un pool, di un’orchestra di detective e magistrati dell’accusa penale. E’ un ritmo percussivo che non ha previsto pause. I magistrati soli al comando contro politici soli al comando. Il cumulo della funzione di capopartito e di ministro dell’Interno si è rivelato un’arma formidabile. Allora uno dovrebbe dire: benedetto chi viene nel nome del Signore costituzionale, viva i magistrati che stringono la corda al collo. Il filtro parlamentare dell’articolo 68 non c’è più, l’amnistia non c’è più, resiste solo il potere dell’accusa, salvo che nel noto caso del tribunale dei ministri. Va bene che certi trucismi hanno il contrappasso che si meritano, va bene che una parte degli italiani sventolerebbe le bandierine di gusto per la caduta di un demagogo minaccioso e tracotante, ma quella garrota che colpisce dovunque, comunque e sempre e sistematicamente, non è una truceria alla stessa stregua delle gesta del Truce?
 
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