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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 26/04/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Di Maio, Conte interverrà e lui dovrà lasciare
Conte costringerà Siri a lasciare. Ne è convinto il vicepremier, Luigi Di Maio in un’intervista con Alessandro Trocino sul Corriere della Sera. Di Maio, sembra che ci siano due governi e tre premier: è solo l’effetto della campagna elettorale o si è rotto davvero qualcosa? «Il governo è uno e c’è un contratto. Non si è rotto nulla, per noi va avanti. Vogliamo fare tante cose e in squadra. Mi auguro valga lo stesso per la Lega. Non avete alzato troppo i toni negli ultimi giorni? «Ma no, abbiamo risposto quando era opportuno farlo. Il punto è il rispetto di questo governo. Se c’è un problema in Libia, si affronta insieme. Non che ognuno parte per la tangente improvvisando soluzioni che non esistono». Deluso da questi mesi di governo e dalla Lega? «Sapevo che non sarebbe stato semplice. Non mi delude la Lega, mi impensierisce quando evoca crisi di governo irresponsabili». Non le pare inopportuno e sbagliato andare a DiMartedì, proprio voi che vietavate i talk, mentre c’è in corso un Consiglio dei ministri ? «Si figuri, sono arrivato con mezz’ora di ritardo. È una polemica sul nulla. Piuttosto trovo inopportuno che, prima del Consiglio, qualcuno scenda ad annunciare decisioni non prese, mentendo alla stampa e mancando di rispetto ai colleghi. Ma voglio sperare in un’incomprensione». Si fida ancora di Salvini? «Di lui sì, meno di chi gli sta intorno». A chi si riferisce? «A questo Paolo Arata che avrebbe scritto il programma sull’energia della Lega, che lo propose alla guida dell’Autorità Arera e che, per le inchieste, è il faccendiere di Vito Nicastri, vicino alla mafia. Credo che la Lega debba prendere le distanze da lui e chiarire il suo ruolo, visto che il figlio è stato assunto da Giorgetti». Se Siri non volesse fare un passo indietro, Conte dovrebbe rimuoverlo? Anche contro il parere di Salvini? «Questo attaccamento alla poltrona non lo capisco. Gli abbiamo chiesto un passo indietro. Continui a fare il senatore, non va mica per strada. Parliamo tanto di lotta ai delinquenti e quando un politico è indagato per corruzione stiamo zitti? Eh no, non funziona così. Dove è la coerenza? Certo che Conte dovrebbe spingerlo alle dimissioni. E lo farà, ne sono sicuro».
 
Maroni, il vero problema è Giorgetti
Il “Barbaro Sognante” Bobo Maroni, in realtà è ben poco barbarico e per nulla sognante. E in una intervista con Paolo Colonnello su La Stampa pragmatico invece sì. E molto. Prendiamo il caso di Armando Siri, il sottosegretario ai Trasporti accusato di corruzione. Maroni, lei se fosse in Salvini che cosa farebbe? «Non lo farei certo dimettere, perché sarebbe come far prevalere il principio di colpevolezza su quello di innocenza e alla fine ancora una volta sulla politica vincerebbe la logica delle procure». Siri però è un sottosegretario, le sembra opportuno che rimanga al suo posto nel governo “dell’onestà” con l’ombra di una mazzetta da trentamila euro? «Ecco, questa è una questione su cui si può discutere e così deve fare Salvini, da quello che ho capito la risposta verrà data dal presidente Conte al suo rientro dalla Cina. Io credo che Siri non si dimetterà». I 5S però sembra ne vogliano fare una questione di principio. In questo modo non crede che verrebbe messa a rischio la tenuta del governo? «Guardi, la mia convinzione è che il futuro del governo c’entra poco con questa storia: sia che Siri rimanga o si dimetta, il governo non subirà veri contraccolpi perché, con tutto il rispetto, non è che la figura di Siri sia così fondamentale. Io credo che la vera crisi potrebbe arrivare per il coinvolgimento di un’altra persona in una vicenda di cui ben pochi parlano...». Ovvero? «Be’, il caso dell’assunzione del figlio di Francesco Arata da parte del sottosegretario Giorgetti». È così grave? «Se Arata padre era il male assoluto perché avrebbe avuto rapporti con la mafia, almeno stando alle accuse della Procura, e il figlio era suo complice, allora l’assunzione da parte di Giancarlo Giorgetti del figlio “del male assoluto” potrebbe essere devastante. E però non se ne parla...» Perché? «Perché Di Maio sa bene che parlare di Siri è una cosa ma parlare di Giorgetti metterebbe davvero a rischio il governo. Detto questo, secondo me Siri non deve dimettersi e Giorgetti non deve dare spiegazioni e conoscendo bene entrambi metterei la mano sul fuoco sulla loro onestà. Ma, ripeto, il vero problema non è Siri, ma Giorgetti...».
 
Furlan, Paese fermo ora serve spinta su infrastrutture, Sud e taglio al cuneo
«Portare in cima all’agenda di governo la crescita, gli investimenti e il lavoro. Il Paese è fermo, serve un cambio di strategia da parte dell’esecutivo visto che questi temi, ignorati nella legge di bilancio, caratterizzano molto poco anche il Def. Altrimenti continueremo a mobilitarci per cambiare questa politica economica». La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, terminato da poco l’intervento dal palco a Milano alla manifestazione del 25 aprile, in un’intervista con Giorgio Pogliotti, sul Sole 24 Ore, parla delle prossime iniziative in cantiere, all’indomani dell’accordo sulla scuola che ha portato al congelamento dello sciopero del 17 maggio. Avete una serie di mobilitazioni in programma in diversi settori fino a giugno. L’intesa sulla scuola cambia lo scenario? Siamo in presenza di un cambio di passo da parte del governo? Abbiamo raggiunto l’intesa sulla scuola dopo aver avuto rassicurazioni dal premier Conte sullo sblocco di investimenti importanti per le assunzioni e il rinnovo del contratto. Lo stesso impegno lo chiediamo per tutte le categorie della Pa. Vogliamo che le rassicurazioni si traducano in impegni veri del governo, per cui lo sciopero non è stato annullato ma sospeso. Alle parole devono seguire i fatti. Ma non basta. Oltre alle risorse per rinnovi e assunzioni cosa chiedete al governo che nella prossima legge di bilancio ha margini ridottissimi di azione, tra le clausole Iva da disinnescare, quota 100 e reddito di cittadinanza da rifinanziare? La legge di Bilancio deve creare davvero un contesto di investimenti importanti per spingere la crescita e lo sviluppo. Chiediamo al governo di prendere quei provvedimenti indispensabili, a partire dallo sblocco delle grandi e medie infrastrutture per collegare il Sud al Nord del Paese e l’Italia al resto d’Europa, che sono fondamentali per le nostre imprese e per creare quell’occupazione oggi negata soprattutto ai giovani. Il Paese ha bisogno di una riforma fiscale per mettere al centro il lavoro, che renda più pesanti le buste paga dei lavoratori e le pensioni degli anziani. 
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