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Altro parere

L'Italia ostaggio degli Inganna Popolo

Redazione InPi¨ 26/04/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, il Foglio
Che cosa hanno in comune i numeri sugli immigrati irregolari mostrati da Matteo Salvini, i dati sul reddito di cittadinanza certificati dall’Inps, le adesioni alla quota cento stimate dalla Cgil, i fischi ricevuti da Luigi Di Maio a Taranto sul caso Ilva, il balletto del governo sulla Torino-Lione, la lettera contro il giustizialismo di Marcello De Vito dal carcere di Regina Coeli, il tentativo di minimizzare l’aumento progressivo dello spread, l’improvviso aumento della benzina e l’utilizzo di un’intercettazione di un sottosegretario come strumento di propaganda politica? Il direttore del Foglio, Claudio Cerasa inizia con una articolata domanda sulle affermazioni dei componenti di governo il suo editoriale di oggi. Apparentemente, messe così – scrive Cerasa -, le storie che vi abbiamo elencato potrebbero apparire come dei semplici e disordinati tasselli di un sempre più caotico mosaico di governo. Ma se ci ragionate solo per un istante capirete che queste storie, messe insieme, sono i fotogrammi che compongono la pellicola di uno dei film più appassionanti di questa legislatura: gli Inganna Popolo. Ci si può girare attorno quanto si vuole ma alla fine dei conti si può dire che gli undici mesi passati al governo da Luigi Di Maio e da Matteo Salvini hanno offerto numerosi spunti per dimostrare che il paese descritto per anni dai due campioni del populismo italiano è un paese che esiste più nella percezione che nella realtà. Naturalmente c’è qualcosa di più che riguarda un dato sottovalutato: il mondo che prima o poi andrà a travolgere Di Maio e Salvini non è solo quello legato alla realtà dell’economia (occhio allo spread che continua a salire: ieri 270) ma è quello legato anche al paese farlocco che Salvini e Di Maio hanno contribuito a disegnare. Non si sa quando, non si sa come, non si sa con quale pretesto ma non ci vuole molto a dire oggi che la Lega e il M5s, prima o poi, verranno spazzati via anche dall’Italia fittizia che hanno creato, a colpi di emergenze inventate in diretta in prima serata, e che oggi tentano in tutti i modi di far dimenticare, provando in modo disperato a ricordare che il nostro è un paese migliore di quello che appare.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Per provare a fare cadere il governo Renzi magistratura e servizi si inventarono una intercettazione che se vera avrebbe coinvolto il padre del premier, Tiziano Renzi, nello scandalo Consip (le mazzette alla centrale acquisti dello Stato). Tutto lascia intendere che qualcuno stia rifacendo un giochino simile per frenare la corsa di Matteo Salvini. Lo scrive, nel suo editoriale, il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, sottolineando che il caso del sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione sugli appalti per l’eolico in Sicilia, ogni giorno che passa assomiglia sempre più a una patacca costruita ad arte da manine interessate. L’intercettazione, attribuita agli investigatori dell’antimafia, nella quale si parlerebbe di una tangente da trentamila euro data per il sottosegretario e data per certa dalle fonti giudiziarie del Corriere della Sera e de la Repubblica non esisterebbe secondo altre fonti della procura interpellate dal cronista de La Verità. Non sono un esperto del ramo ma quarant’anni di esperienza giornalistica mi hanno insegnato una cosa semplice e basilare: quando una cosa «c’è» ma anche «non c’è», quando corpi diversi dello Stato (magistratura, agenzie di investigazione tipo Dia e servizi segreti) si avventano sullo stesso boccone facendo trapelare ai loro giornalisti di riferimento versioni diverse, quando succede tutto questo vuole dire solo che si sta pescando nel torbido, che diritto e verità non esistono e non esisteranno più. Basta gettare il sasso e il gioco è fatto, proprio come nel caso di Armando Siri, condannato su informazioni stampa a tempo di record dai Cinquestelle. Sono convinto che la «macchina del fango» non è nei garage dei giornali ma in quelli della magistratura, e questo fin dai tempi in cui Togliatti volle per sé il ministero della Giustizia nel primo governo di unità nazionale. Proprio lì sta il potere più forte, torbido e dotato di immunità. Vedremo se nei prossimi giorni Matteo Salvini avrà le palle per resistergli, cioè rifiutare di consegnare la testa di Siri a spioni e mestatori, o se come quasi tutti i suoi predecessori calerà testa e arie e si adeguerà all’andazzo italico.
 
 
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