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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 24/04/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Segre: I politici non possono ignorare la storia
I politici non possono ignorare la storia. Intervistata da Stefano Landi per il Corriere della Sera, Liliana Segre, memoria storica dell’Olocausto interviene così sui dissidi intergovernativi legati alle celebrazioni del 25 aprile. Che impressione le hanno fatto le polemiche sulla partecipazione del governo al 25 Aprile? I 5 Stelle ci saranno, la Lega lo ignora. Salvini dice che la vera liberazione è solo quella dalla mafia...«Chi fa politica non può ignorare la storia. Deve averla studiata. Con ognuna di queste dichiarazioni chi ha dato la vita muore una volta di più. Non penso solo ai partigiani, ma anche ai militari italiani, morti di stenti, malattie, in un campo di concentramento, pur di non aderire alla Repubblica Sociale». La statua bruciata di una partigiana domenica alle porte di Milano. Gli episodi di violenza che ogni anno si ripetono regolarmente... «Non possiamo sempre ridurre tutto all’ignoranza. È il bisogno di odiare che muove certa gente. Appena messo piede in Senato mi sono battuta per una legge contro gli hate speech. L’odio torna a galla in contesti molto diversi. Per strada, su Internet soprattutto. È un sentimento che c’è sempre stato: la storia è fatta di corsi e ricorsi. Diciamo che dopo la Seconda guerra mondiale, dopo tutto quello che si era visto e sofferto, si aveva paura di ripetere certi atteggiamenti. Si è abbassato il volume, non si è spenta la musica». È più facile dimenticare il passato? «Credo che la storia sia maestra di vita. Non si può capire il 25 Aprile se non si è studiato il passato. Non è solo colpa della superficialità dei giovani d’oggi. Gli stessi genitori non ricordano. E gli insegnanti sono troppo presi da altre dinamiche, pensano più alla forma che ai contenuti». Lei incontra tantissimi ragazzi nelle scuole. Che idea si è fatta di questa generazione bollata come quella del disimpegno? «Il 99 per cento di loro vive incollato al telefono, non si informa e accetta di essere omologato da una tv ignorante. Ma c’è quell’1 per cento che riscatta una classe intera. Hanno fatto una scelta, quella di non stare nell’ombra del gruppo. C’è chi in questi giorni ha rinunciato alle vacanze per venirmi ad ascoltare. La loro attenzione mi emoziona. Concludo sempre la mia testimonianza spiegando come andando da loro abbia ricordato una parte di storia per me tragica. Uno sforzo che sarà ripagato se solo uno di loro accenderà una candela della memoria».
 
Zingaretti: Sul 25 aprile grillini ipocriti e complici della Lega
Sulla questione del 25 aprile i grillini sono ipocriti e complici della Lega. Lo afferma il segretario Pd, Nicola Zingaretti, intervistato da Goffredo De Marchis per la Repubblica. L’ex governatrice umbra Marini dice che il Pd sta tornando indietro di 30 anni. Giustizialista anziché garantista e riformista. Ce l’aveva con lei? «Io da 30 anni dico e penso che un avviso di garanzia non è mai una condanna e che le procure devono fare le indagini partendo dalla presunzione d’innocenza. Ma se mi permette la vergogna italiana non è il Pd. Sono la Lega e i 5 stelle. Garantisti al 100 per cento quando si toccano loro esponenti e giustizialisti fino ad evocare la gogna con gli avversari. Questa è la verità. L’esecutivo SalviMaio ha introdotto la giustizia di partito ed è un pericolo che si affaccia solo nei regimi totalitari». Enrico Letta è convinto che l’esecutivo non cadrà sulle inchieste ma sull’economia. È così? «Ha ragione. Non cercherei mai una scorciatoia giudiziaria. Il governo ha fallito non sulle indagini. Come ha confermato l’Istat è crollata la fiducia dei consumatori e delle imprese e non c’è uno straccio di idea su dove portare il Paese. Salvini e Di Maio sono i reucci delle sceneggiate: i selfie, le fidanzate, i mitra, i bagni in Sardegna, le finte litigate, gli insulti e in ultimo il balletto sul decreto crescita sono segno di un degrado che aiuta loro ma uccide le speranze degli italiani. E proprio qui c’è il grande paradosso. Hanno chiesto i voti su prima gli italiani e sono proprio i cittadini a pagare un prezzo altissimo per questa continua pagliacciata. Un vicepremier, Salvini, dice che c’è un ottimo decreto crescita, un altro vicepremier, Di Maio, sostiene che non si è discusso nessun decreto crescita. Ma non provano un po’ di vergogna?». Lo è anche la polemica sul 25 aprile, con il leader grillino che accusa il segretario leghista di non essere antifascista? «L’antifascismo come la lotta alla mafia ha bisogno di una sua coerenza. Altrimenti si diventa ipocriti. Mi sembra il caso di Di Maio che grida “Salvini è alleato con i nazisti” ma poi è con i voti dei 5 stelle che gli fa fare il ministro dell’Interno. Il Movimento ha l’ossessione del potere senza mai assumersi la responsabilità. Questo li sta logorando. Sono il principale azionista del governo, i complici di Salvini e le vittime di questo cortocircuito». Salvini considera il 25 aprile un inutile derby tra fascisti e comunisti. Roba vecchia insomma. Non è che interpreta un sentimento popolare? «Non credo. È l’ennesimo disperato tentativo di distrarre gli italiani dal catastrofico bilancio dell’esecutivo. Ci sono più debiti, il sud è abbandonato, c’è meno lavoro, le opere sono ferme, la crescita non esiste. Finirà con l’aumento dell’Iva e i tagli ai servizi sociali. Noi comunque crediamo nell’Italia del lavoro, del progresso, della libertà e della pace ed è quella che nasce il 25 aprile. Salvini non la capisce e gioca con questi valori così delicati dimostrandosi un personaggio sempre più inquietante». Se Di Maio tenta a modo suo di occupare lo spazio a sinistra significa che il Pd non lo sta difendendo abbastanza? «Quello che manca all’Italia oggi è un’alternativa credibile».
 
Pisapia: Serve un salario minimo europeo. Macron per ora non è un alleato
In Europa serve un salario minimo. Lo dice Giuliano Pisapia, capolista Pd nel Nordovest alle prossime europee, intervistato da Davide Lessi per La Stampa. Pisapia, pronto per una stagione arancione europea? «Sì, è giunto il tempo di una primavera europea, ovvero di un’Europa più forte, giusta e unita. In poche parole più attenta ai giovani e al lavoro». Il 26 maggio teme un’avanzata dei partiti sovranisti? «È un rischio concreto, ma penso non succederà. Le ultime elezioni svolte nei Paesi europei di- mostrano che quest’avanzata non c’è. Ma occorre tenere alta la guardia contro chi vuole riportare l’Europa indietro di decenni, alle tensioni tra Stati». Come vede il ruolo di Macron e di En Marche nel Parlamento europeo? Sarà un alleato? «Ancora non si capisce se Macron vuole più Europa in Francia o più Francia in Europa. Cioè se vuole comandare o invece impegnarsi con gli altri Stati per un vero cambiamento». Quali sono le tre cose che vuole cambiare una volta eletto eurodeputato? «Serve un salario minimo europeo pari al 60% dello stipendio medio di ogni Stato. Un’aliquota minima del 18% di tassazione per le multinazionali, anche del digitale. E poi una direttiva che azzeri le differenze di salario tra uomini e donne». Sull’immigrazione l’Italia denuncia da anni di essere stata lasciata sola. Oggi, con la guerra civile in Libia, l’intelligence dice che ci sono 100 mila persone pronte a partire. Cosa deve fare l’Ue? «La soluzione passa da Bruxelles. Ma l'Italia deve abbandonare le visioni salviniane e grilline che ci hanno condannato all’isolamento. Sicurezza e umanità vanno di pari passo: mai più qualcuno deve essere abbandonato in mezzo al mare». 
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Anais Ginori, la Repubblica, 23 maggio
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