Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Scambi in stile guerra fredda

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 23/04/2019

In edicola In edicola Stefano Folli, la Repubblica
Nel Governo oramai è in atto una vera e propria guerra fredda tra i due azionisti, Salvini e Di Maio. Lo scrive Stefano Folli sul Repubblica. “In condizioni normali  il governo 5S-Lega si sarebbe disintegrato già da tempo. Come il calabrone del celebre paradosso, non potrebbe volare. E in effetti non vola: l’esecutivo Conte si è già estinto, ma resta in piedi a mo’ di zombi in attesa delle elezioni europee. già accaduto mille volte in passato che un’intesa politica si esaurisse e quindi sfociasse, come è logico, nelle dimissioni del presidente del Consiglio. Viceversa in questo caso la frattura verticale dentro la maggioranza viene ibernata come in un film di fantascienza in attesa di tempi migliori (o peggiori, comunque div rsi dalla stasi attuale). Tanto più che non c’è mai stata una vera e propria alleanza: c’era il ‘contratto’, la bizzarra sommatoria di proposte e interessi contraddittori, assemblati alla meglio senza una sintesi. Oggi è in corso una guerra intestina priva di sbocchi perché entrambi i soci/rivali, Salvini e Di Maio, ciascuno con il suo esercito, hanno deciso di resistere almeno fino a maggio. Non potendo vincere la guerra, cercano di prevalere in qualche battaglia così da usarla come piedistallo nella campagna elettorale. Ieri sera Salvini ne ha quasi vinto una significativa perché il decreto crescita conterrà solo in parte le norme salva-Roma che in un primo tempo erano state stralciate e in seguito a un estenuante lavoro di mediazione del premier sono riapparse in un testo di compromesso. Il salvataggio dei conti dissestati della capitale (per responsabilità più antiche che recenti) avrebbe comportato anche il salvataggio di Virginia Raggi. Di conseguenza lo stralcio sia pure parziale è un colpo a Di Maio che del provvedimento aveva fatto una sorta di Stalingrado. A questo punto la domanda è: che cosa altro deve accadere perché Conte consideri concluso il suo mandato? Ne va della dignità delle istituzioni. Lo spettacolo di un Consiglio dei ministri che non riesce nemmeno a riunirsi, poi si riunisce senza uno dei vicepremier mentre l’altro annuncia decisioni ancora da prendere e infine s’inabissa fino a mezzanotte lascia intendere che siamo sospesi tra il dramma e la farsa. In ogni caso sembra di assistere a uno scambio nella Berlino della guerra fredda. Per non cadere il governo deve reggersi su queste stampelle. Idem per le celebrazioni del 25 aprile. Conte non si dimetterà per le opinioni diverse di Salvini e Di Maio sulla Liberazione. Ma è un altro segno di lacerazione rispetto a una memoria storica della Repubblica che spesso ha sofferto la retorica e qualche ipocrisia. Ma che resta la pietra angolare di un patrimonio morale che 74 anni dopo dovrebbe essere immune dalle strumentalizzazioni”.
 
Francesco Bei, La Stampa
La crisi politica e, soprattutto economica, dell’Italia non va sottovalutata. Ne parla Francesco Bei in un editoriale sulla Stampa. “Al netto di come finirà il duello tra la Lega e il Movimento cinque stelle sul cosiddetto Salva-Roma (o Salva-Raggi, come perfidamente l’ha ribattezzato Salvini), il Consiglio dei ministri di ieri ha avvolto il governo in una luce crepuscolare che nessuna professione obbligata di ottimismo riesce a correggere. Che il governo cada adesso, con elezioni a fine giugno, oppure si vada alla prossima finestra elettorale di ottobre, la sostanza non cambia: in questa situazione di stallo, di polemiche quotidiane al limite della rissa, andare avanti senza una vera svolta è un lusso che un Paese in recessione non può permettersi. Certo, i sondaggi ancora viaggiano alti per Salvini e Di Maio. Ma il tempo dell’incantamento di massa può finire in un lampo, come dimostrano illustri precedenti di presidenti del Consiglio che si pensa- vano immortali e senza alternative. Gli elettori possono essere contenti di un governo che garantisce la sicurezza alle frontiere o di una maggioranza che taglia i vitalizi a ottantenni ex parlamentari. Ma alla fine è il portafoglio che conta. E la ragione del fallimento dell’esecutivo è tutta certificata nero su bianco nel documento principe che dovrebbe indicare la strategia d’uscita dell’Italia dal pantano in cui ci troviamo: il Def approvato meno di due settimane fa. Rileggiamo cosa hanno scritto: «La previsione di crescita tendenziale è stata ridotta allo 0,1% per l’anno in corso, in un contesto di debolezza economica internazionale che il Governo ha fronteggiato mettendo in campo due pacchetti di misure di sostegno agli investimenti (il dl crescita e il dl sblocca cantieri) che dovrebbero contribuire al raggiungimento di un livello di Pil programmatico dello 0,2%, che salirebbe allo 0,8% nei tre anni successivi». Cioè, il governo ci sta dicendo che il massimo che riusciremo a fare nei prossimi tre anni, quindi coprendo l’intero arco della legislatura giallo-verde, sarà un micragnoso 0,8% di crescita. Detto in altre parole, dopo un quadriennio di ‘governo del cambiamento’, l’Italia resterà comunque in fondo alla lista dei paesi europei. A quel punto, certo, dovrebbe esserci un’opposizione pronta a cogliere la palla al balzo. Ma al momento, nonostante gli sforzi di Zingaretti, all’orizzonte si vede poco o nulla. Alzi la mano chi ha capito cosa farebbe il Pd sull’immigrazione clandestina se fosse al governo. Alzi la mano chi ha capito come farebbe Forza Italia a finanziare la Flat Tax (ma tassa piatta davvero, non con tre aliquote). E il ‘campo largo’ di Zingaretti che posizione avrà su Quota cento e Reddito di cittadinanza? Si, no, boh?”.
 
Lina Palmerini, Il Sole 24 Ore
I tre dossier al “vaglio” del Quirinale. Sul Sole 24 Ore, Lina Palmerini passa in esame le carte più importanti sulla scrivania del presidente Mattarella: legittima difesa, Bankitalia e crescita. “Ieri l’attenzione era tutta sul Dl crescita ma ci sono altri due fronti caldi. Innanzitutto, la legittima difesa su cui da settimane è attesa la firma del Colle: escluso uno stop ma il tempo dedicato all’esame indica quanto il vaglio sia accurato e segnala dubbi e possibili preoccupazioni. Inoltre, si aspetta dal Governo lo sblocco delle nomine su Bankitalia. Ancora ieri le tensioni della maggioranza hanno attraversato le stanze del Colle. Dai 5 Stelle, per esempio, si faceva trapelare la notizia di un intervento di Sergio Mattarella sul sottosegretario Siri – per suggerirne le dimissioni – ma dal Quirinale hanno prontamente smentito che il capo dello Stato si sia occupato (o voglia farlo) di una questione che è tutta politica e la cui mediazione spetta agli azionisti del Governo e al premier. Insomma, un tassello in più al caos che sta dettando l'ordine del giorno di Salvini e Di Maio anche se negli uffici quirinalizi si prestava attenzione soprattutto al destino del decreto crescita: una legge che dovrebbe riparare alle difficoltà dell'economia ma che è diventato l'epicentro della conflittualità politica. La regola che ci si è dati al Colle è di aspettare e raffreddare le tensioni anche se dal Governo saliva un altro timore: quello sulla legittima difesa, la legge che è stata approvata a fine marzo ma su cui Mattarella non ha ancora messo la sua firma. Da ambienti della Lega raccontano di non avere alcun sentore di un possibile stop del Quirinale, è vero - però - che il tempo che il capo dello Stato sta impiegando per il via libera fa immaginare un vaglio rigoroso e profondo. È evidente che i principi che mette in gioco la legge sono l'oggetto di tanto scrupolo, a cominciare da quel passaggio sulla difesa è ‘sempre’ legittima. Un conto, infatti, è il messaggio politico, altra cosa è inserirlo nel contesto delle norme e soprattutto della Costituzione dove viene salvaguardato il bilanciamento dei valori in gioco. E non è tutto. Perché dal Colle passano altri fili ad alta tensione: quelli sul rinnovo di Banca d'Italia. Come si sa, resta un forte disaccordo nella maggioranza sul nome di Alessandra Perrazzelli ma ormai il tempo sta per finire. Nel senso che il 9 maggio scadono i mandati di Salvatore Rossi e Valeria Sannucci e quindi dal giorno dopo resterebbero in carica solo il Governatore e Fabio Panetta. Una situazione che sembra non avere precedenti e che bloccherebbe il funzionamento del Direttorio. Dunque, senza il previsto parere di Conte e Tria (sentito il Consiglio dei ministri) al pacchetto di nomine, si conclamerebbe uno stallo che coinvolgerebbe Mattarella visto che è lui con un suo Decreto a ufficializzare i nuovi componenti. Il conto alla rovescia è iniziato”. 
Altre sull'argomento
In Italia inversione Lega-M5S
In Italia inversione Lega-M5S
Ma il Carroccio non provocherÓ la crisi di governo
Vincitori, mezzi vincitori e perdenti in Europa
Vincitori, mezzi vincitori e perdenti in Europa
Si profila una nuova maggioranza europeista all'Europarlamento, con ...
Agenda della settimana
Agenda della settimana
La nuova Europa uscita dal voto
I vincitori delle europee
I vincitori delle europee
Tutti i partiti diranno come sempre di aver vinto e tutto proseguirÓ ...
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.