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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 23/04/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto D’Uva, Matteo sta pensando di fare un ribaltone? L’idea mi fa paura
«Il governo va avanti». Lo conferma Francesco D’Uva, capogruppo del M5S alla Camera, in un’intervista con Monica Guerzoni sul Corriere della Sera. Fino a quando, presidente D’Uva? «Abbiamo preso un impegno e, nonostante i battibecchi, dobbiamo realizzare tutti i punti del contratto». Battibecchi? Salvini e Di Maio non si parlano più. «Ora la situazione è un po’ più seria. Un po’ perché ci sono le elezioni e un po’ perché il caso Siri ci ha colpito per la sua gravità, ma il governo deve andare avanti». L’indagine per corruzione su Armando Siri è «panna montata», come vorrebbe Salvini? «Questa cosa è molto preoccupante. Il faccendiere Paolo Arata avrebbe chiesto a Siri un emendamento per sanare interessi nel campo dell’eolico. Arata risulta socio di Vito Nicastri, che è socio del boss Messina Denaro». Spera che il premier Conte chieda a Siri di dimettersi? «Il sottosegretario dovrà dimostrare la propria estraneità. Nel frattempo, per opportunità politica, sarebbe meglio che facesse un passo di lato. Un governo del cambiamento non può lasciare che ci siano dubbi sulla longa manus di qualcuno». Giustizialisti con gli altri e garantisti con voi stessi? «Non è così, Marcello De Vito lo abbiamo cacciato dopo due minuti». Raggi però è al suo posto, nonostante le inchieste. «Su Virginia non c’è mai stata l’ombra di una tangente. Se si parla di corruzione un passo indietro è opportuno, ma sulla sindaca non c’è nulla di tutto ciò». Il figlio di Arata può restare a Palazzo Chigi? «Federico Arata ha un ottimo curriculum, ma ci saranno tanti altri architetti poliglotti da poter prendere in considerazione. Abbiamo chiesto a Giorgetti di ragionare sull’opportunità che resti. Comunque sull’eolico grazie ai tecnici del Mise non è passato nulla e staremo con gli occhi ancora più aperti». Il segretario del Carroccio vuole votare a ottobre? «Fosse vero, se ne assumerebbe la responsabilità». Non teme un ribaltone, se Salvini si alleasse con Berlusconi e Giorgia Meloni? «Un simile scenario mi fa paura, da italiano. Se Salvini vuole fare il governo del vecchio e della restaurazione assieme a Berlusconi faccia pure. Ma io non ci credo».
 
Caputo (Anm), non è giustizia a orologeria indagini non si fermano perche' si vota
Ha letto Salvini? Parla di inchieste ad orologeria perché la Lega vince. Lei, Giuliano Caputo, esponente di Unicost, oltre a essere da due settimane il neo segretario dell’Anm, è anche pm a Napoli. Che ne pensa? «È sempre sbagliato mettere in relazione iniziative giudiziarie in fase di indagine o processuali – sottolinea in un’intervista con Liana Milella su Repubblica - con le contingenze politiche o con le scadenze elettorali, che sappiamo bene quanto siano ricorrenti in Italia. I magistrati fanno le indagini e celebrano i processi secondo i tempi del codice, senza mai tenere conto di altri fattori». Con Salvini torniamo alle idee di Berlusconi sui giudici pilotati politicamente? «Lo escludo in modo deciso, netto, categorico. Siamo sicuri di questo. In anni recenti è capitato altre volte che esponenti di varie parti politiche abbiano messo in relazione indagini e situazione politica. Ma non è così». Salvini è il ministro dell’Interno. Ciò non rende la delegittimazione dei giudici ancora più grave? «Chi ha responsabilità istituzionali - e penso ai commenti su decisioni giudiziarie come quella del tribunale del riesame di Napoli sul caso della Circumvesuviana - deve mantenere sempre il profilo istituzionale nel rispetto delle decisioni giudiziarie. Ma vedo che Salvini esprime anche rispetto per le decisioni dei giudici e si augura che le inchieste si concludano in tempi rapidi». Però lui dice che “non è un caso che ci siano iniziative giudiziarie mentre la Lega vince”. È chiaro che parla di Siri. «Premesso che l’Anm, per prassi, doverosamente non entra nella valutazione dei processi, la mia risposta non cambia: è sempre sbagliato stabilire una correlazione tra vicende giudiziarie e vicende politiche». La nuova giunta dell’Anm, a guida Magistratura indipendente-Unicost, sarà più morbida sulle invasioni di campo? «Le componenti della giunta sono sempre le stesse degli ultimi tre anni. Quindi non c’è dubbio che l’Anm continuerà a difendere le prerogative della magistratura e i singoli quando sarà necessario, nonché a essere un interlocutore istituzionale per le riforme, senza mai prestarsi a interventi di carattere politico, perché l’Anm non è, né vuole essere un soggetto politico».
 
Barbagallo, attenti la crisi non è finita. Servono subito più investimenti
«La crisi non è finita: questo ci dicono i nuovi numeri sulla cassa integrazione. Non è vero che tutte le difficoltà sono alle nostre spalle, anzi» rileva il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo intervistato da Paolo Baroni su La Stampa. È evidente che non siamo ancora fuori dal tunnel, ma ci sono anche fenomeni nuovi? «Sì. Certamente. Perché fino a che non ci sarà una ripresa del potere di acquisto a favore di lavoratori e pensionati e fino a quando non avremo occasioni di lavoro di qualità per i giovani, il monte salari complessivo, nonostante qualcuno spieghi che l’occupazione negli ultimi tempi è aumentata, non salirà. Ed è chiaro che così i consumi non possono ripartire e non riparte l’economia nel suo complesso,perché il 55% delle nostre imprese lavora per il mercato interno e se non c’è gente in grado di spendere la crisi non si allontanerà mai. Tanto più se non ripartono investimenti pubblici e privati». Il governo non lo capisce? «Questo governo aveva avuto una giusta intuizione sostenendo che bisognava cambiare le regole europee per liberare più risorse, poi però si sono messi a litigare fra loro perdendo di vista l’obiettivo». Bisognerebbe allentare le politiche di rigore? «L’austerità, che come sindacati sia in Italia che in Europa abbiamo sempre osteggiato, dimostra che, continuando su questa strada, dalla crisi non usciremo mai. Non riusciremo a ridurre il nostro debito pubblico: è la stessa cosa che capita ad una famiglia. Se hai un mutuo da pagare e magari hai pure gli interessi che aumentano, se stanno tutti in cassa integrazione è chiaro che non ce la possono fare lavorando e guadagnando meno». Guardando i dati vediamo che va molto male l’industria e vanno male il Centro e Sud. «Ancora una volta: si era pensato attraverso la Cassa depositi e prestiti di avviare un piano straordinario per il Mezzogiorno ma anche qui è tutto fermo. Ed è chiaro che senza investimenti pubblici e privati il Sud non si avvicinerà mai al Nord e diventerà una palla al piede. E il Nord, a sua volta, non potrà andare da nessuna parte nemmeno facendo leva sulla cosiddetta autonomia differenziata». 
 
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