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Coraggio e viltÓ

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 23/04/2019

Coraggio e viltÓ Coraggio e viltÓ Andrea Riccardi, Corriere della Sera
E’ stata una Pasqua di sangue in Sri Lanka. Il mondo attonito ha seguito in diretta gli attentati. Andrea Riccardi, in una riflessione sul Corriere della Sera, si sofferma sugli attentati terroristici in Sri Lanka. Non è stato un fatto remoto. Non solo perché ci sono una quarantina di vittime non singalesi, appartenenti a varie nazionalità. Ma anche perché i migranti di questo Paese sono sparsi in tutto il mondo e vivono con noi. Li abbiamo sentiti parlare dei loro parenti e amici in qualche modo coinvolti negli attentati. In questa Pasqua di sangue si sono accorciate le distanze del mondo globale e, nonostante le frontiere e le barriere, ci si è sentiti tutti più vicini. I terroristi hanno approfittato di questo scenario globale con un macabro simbolismo che ha fatto coincidere gli assassinii con la Pasqua. Volevano fare una strage ancora più grande, come si vede anche dagli ordigni inesplosi. Hanno colpito i cattolici e i turisti. Questi ultimi rappresentano simbolicamente l’«internazionale» del lusso. La Chiesa è considerata un’«internazionale» straniera e religiosa, la più grande del mondo. Insieme turisti e cattolici per i terroristi vogliono dire Occidente. Ma è una semplificazione aberrante. I turisti caduti non sono solo occidentali, vengono anche da India e Cina. Alcuni hanno la doppia nazionalità. E il turismo ha aiutato lo Sri Lanka a risollevarsi dalla crisi in cui l’hanno gettato anni di guerra civile con i tamil. E poi i cattolici colpiti sono tutti singalesi, cittadini leali, che hanno lottato nel passato per conservare la fede e rappresentano (con un 1.500.000 di fedeli) una comunità di mediazione tra le religioni e le etnie del Paese. La chiesa di Sant’Antonio a Colombo, uno dei bersagli principali, è un santuario nazionale e un sito storico. Sarebbe confermato, se gli attacchi sono attribuibili a un’organizzazione terroristica islamica. Il subcontinente indiano, come gran parte dell’Asia, è terra di convivenza tra religioni diverse: attizzare il fuoco dell’odio è facile per chi vuole destabilizzare e fomentare il caos. Sembra che il XXI secolo si prospetti come un nuovo tempo di martirio per i cristiani.
 
Domenico Quirico, La Stampa
La letale perfezione del terrorismo è mettere a segno un attentato sanguinoso, tecnicamente complesso, in un luogo in cui la sua presenza fisica e organizzativa è marginale: l’undici settembre 2001 negli Stati Uniti; Sri Lanka, Pasqua 2019. Domenico Quirico, commentando su La Stampa, i tragici attentati in Sri Lanka analizza la strategia del terrore della Jihad. Allora prendiamo una carta del mondo e mettiamo spilli sui luoghi in cui il terrorismo suicida si è diffuso come una epidemia pigra, aumentando solo gradualmente di velocità per non allertare la nostra distratta attenzione, straripando i confini dei conflitti locali e delle religioni, turbando e tribolando luoghi in cui non sembrava aver senso storico. Avremo una tragica sorpresa. All’inizio che vi fossero uomini che sacrificano sè stessi per ucciderne altri, che guardano alla loro vita come un’arma, era una constatazione che non ci riguardava direttamente: semmai la Palestina, il Libano, lo Sri Lanka appunto, il Kashmir, la Cecenia, posti da cui cavar i piedi facilmente. Poi è venuto l’undici settembre, e una impenetrabile epilessia religiosa e assassina ha investito in pieno noi che, per fortuna, abbiamo bisogno di divinità più accessibili; e intanto quegli estremi e famigerati antiumanismi avevano già acceso altri fuochi omicidi in Africa e poi in Asia. Esperti manipolatori del sentimento irrazionale della fede, per cui il premio è alla fine come sempre il potere, sono all’opera per creare nuove province dell’odio anche in asia, dalle Filippine al Bangladesh, e allo Sri Lanka che fu antica fucina di autarchici kamikaze, le Tigri tamil, frusti avanzi delle convulsioni indipendentiste del secolo scorso. E’ l’invenzione di Ben Laden che continua a produrre micidiali dividenti ai suoi eredi: il Terrore senza frontiere che si allarga come una metastasi. Un rompicapo la strage di Pasqua, ancora senza rivendicazioni: appunto attentato che ha richiesto pratiche laboriose con molti kamikaze all’opera contemporaneamente e in luoghi diversi, elemento che parla di sofisticata regia e meticoloso addestramento.
 
Gad Lerner, la Repubblica
La parola-chiave con cui Matteo Salvini s’è chiamato fuori dalle celebrazioni del 25 aprile 2019 è: derby. Non so se l’avesse studiata, o se gli sia venuta spontanea in diretta Facebook, da formidabile improvvisatore qual è nell’arte dello scherno. Fatto sta che, a proposito della festa nazionale istituita per decreto dal governo De Gasperi nel 1946, lui ha scelto di dissociarsene così. Gad Lerner in un commento su Repubblica, critica le ultime affermazioni del vicepremier, Matteo Salvini sulle celebrazioni per la Liberazione. Testuale: «Il 25 aprile ci saranno i cortei, i partigiani e i contro-partigiani, e i rossi e i neri e i verdi e i gialli. Siamo nel 2019 e mi interessa poco il derby fascisti-comunisti: mi interessa il futuro del nostro paese e liberare il nostro paese dalla camorra e dalla ’ndrangheta». Annoiato da quel derby e per una volta critico nei confronti degli ultràs – scrive Lerner -, spedisce la palla in tribuna annunciando che il 25 aprile lui inaugurerà un commissariato di polizia a Corleone. Anche gli altri ministri della Lega, prossimo partito di maggioranza relativa, seguono il suo esempio: diserteranno a loro volta le celebrazioni. Vale la pena di soffermarsi sulla compiaciuta grossolanità di questa sintesi storica - “il derby fascisti-comunisti” - con cui Salvini pensa di asfaltare “paroloni” come Resistenza, antifascismo, lotta partigiana, Liberazione nazionale, guerra civile. Essa corrisponde, certo, all’esigenza di divertire il suo pubblico. Da ventriloquo del Buonsenso popolare, enfatizza la contrapposizione rispetto ad avversari descritti sempre come noiosi, invidiosi, anzi “rosiconi” e bisognosi del Maalox. Ma c’è di più nel caso del 25 aprile ridotto a impiccio fastidioso, festività da abolire, perché «quella data è diventata un appuntamento ideologico», come sostenuto dal leghista candidato sindaco di Firenze. Dichiarandosi figlio di un secolo nuovo, al tempo stesso Salvini irride sistematicamente chiunque denunci i sintomi di un ritorno di fiamma del fascismo in Italia. Anche per questo gli viene comodo etichettare il 25 aprile come derby: per sostenere che se viviamo un revival fascista, la colpa sarebbe degli eccessi di un antifascismo di maniera.
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