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Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 16/04/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Boccia, troppi ostacoli per chi produce. Il governo? Il clima è cambiato
«A Verona abbiamo chiarito che per noi i provvedimenti sono del governo e non di una sua parte e che quindi se la Lega condivideva alcune nostre riflessioni ne chiedevamo coerenza. Sempre nella linea della nostra autonomia di valutazione dei provvedimenti, abbiamo notato convergenza su quanto anticipato dal ministro Di Maio su Imu e superammortamenti. Da qui la battuta del presidente di confindustria Lombardia ai giornalisti - “Di Maio sembrava uno di noi “ - e la mia condivisione che era chiaramente riferita in entrambi i casi a quanto Di Maio aveva presentato in occasione del nostro consiglio generale». Lo dice il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, intervistato da Daniele Manca sul Corriere della Sera. Ma qual è il clima che sente tra i suoi associati? «Il rallentamento della situazione economica genera aspettative in termini di reazione. Ci si aspetta coerenza». Ma sapete qualcosa del Def? «L’impatto sulla crescita che il governo prevede, appunto, coi decreti crescita e sblocca cantieri è da auspicare ma occorre una operazione rilevante sugli investimenti pubblici e immediata per l’apertura dei cantieri. Nonché un’attenzione a un piano di inclusione giovani nel mondo del lavoro». Almeno nel decreto crescita dovrebbe tornare il superammortamento…sarete contenti. «Si, riteniamo che nella scia del piano industria 4.0 sia necessario premiare chi investe. Un primo passo di consapevolezza. L’industria italiana secondo noi dovrà essere la più sostenibile al mondo e così dare risposte anche alla generazione Greta». La Flat tax vi è sempre piaciuta o almeno così sembrava con la Ires e l’Iri studiata dal governo Gentiloni. «Occorre a nostro avviso una riforma fiscale complessiva». Il patto della fabbrica prevedeva cose concrete come la detassazione del lavoro, ma il governo vi ascolta? «Il confronto con questo governo è partito in salita. Le divergenze ci sono, a partire dalla Tav, dal ricorso al deficit, dal decreto dignità. Ma nelle ultime settimane abbiamo notato un clima diverso nel linguaggio e nella volontà di confrontarsi su una serie di proposte. Cosa si deciderà è ancora presto per dirlo».
 
Grasso, basta ai processi mediatici. La giustizia non sia emotiva
Pasquale Grasso, cinquant’anni, presidente dell’Associazione magistrati nell’accordo di turnazione annuale per cui ognuna delle quattro correnti rappresentate nel parlamentino presiede la giunta per un anno, è esponente di Magistratura indipendente, forse la più moderata. Concede a Mattia Feltri per La Stampa la prima intervista da presidente, e la chiacchierata parte inevitabilmente dai rapporti fra politica e magistratura. Presidente, di fronte a vari casi di cronaca, i leader politici, soprattutto di governo, hanno preso l’abitudine di anticipare le sentenze, esprimendo sul sentito dire quale sarebbe per loro la condanna adeguata. «Per noi non è un problema nuovo. Forse la necessità di una presa di posizione politica è inevitabile, e non possiamo impedire che le sentenze vengano anticipate secondo una sensibilità politica. Ci piacerebbe se anche i professionisti dell’informazione avessero cura del linguaggio, perché la forma è sostanza. Di recente alcune sentenze sono commentate con termini come assurdità o vergogna». Sono termini usati dai vicepremier. L’informazione non può che riportarli testuali. «Me ne rendo conto, ma non posso permettermi di dire a un vicepremier quale linguaggio usare. Posso però dire che la distinzione fra il processo reale e il processo mediatico dovrebbe essere più chiara e rimarcata. Da tutti. Perché il processo mediatico, cui partecipa la politica, si distacca completamente dalla realtà dei fatti. Ma aggiungo che un magistrato deve restare indifferente: con le sentenze noi abbiamo l’obbligo di spiegare sempre perché decidiamo in un certo modo. E soprattutto non bisogna avere timore di una perdita di consenso». È quello che dice anche il presidente Mattarella, a proposito dei magistrati che via internet cercano consenso sociale. «Dobbiamo trovare il modo di comunicare il nostro lavoro. Per esempio il tribunale di Genova ha nominato un responsabile della comunicazione. Oggi è indispensabile se, per esempio, una sentenza viene pesantemente e superficialmente criticata sulla base di una sola frase».
 
Loy, Inps stressato dalla politica ora c’è una gestione opaca
Esiste un caso di Inps “elettorale”, propensa a spingere i provvedimenti cari al governo come quota 100, l’anticipo pensionistico con almeno 62 anni e 38 di contributi? «Non si può negare», risponde Guglielmo Loy, ex segretario confederale Uil, da dicembre 2017 presidente del Civ, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, in un’intervista con Valentina Conte su Repubblica. Non una buona notizia per i cittadini. «L’Istituto è organo del ministero del Lavoro, suo azionista. E da sempre molto attento alle direttive politiche. Ora però assistiamo a una forzatura molto evidente su quota 100, tradotta anche in circolari per spingere le sedi a lavorare soprattutto le nuove pratiche. Meno sul reddito, perché in quel caso il controllo delle domande è automatizzato». Ma è giusto congelare alcune pratiche per favorire quelle che stanno a cuore alla politica? «I principi di efficienza e solidità dell’Inps andrebbero difesi sempre: prima si paga e in modo corretto, meglio è per l’utente. Tra l’altro, nel caso di quota 100 si è derogato all’obbligo di pretendere il certificato Unilav. Se si accerterà che qualcuno prende la pensione e ancora lavora, l’Inps dovrà procedere alla revoca. Un processo complicato». Avremo cittadini di serie A e B, un doppio binario? «Il rischio c’è». A giudicare i dati Inps anche oggettivo: -25% di pratiche “normali” nel primo trimestre. Una giacenza del 78% per le ex pensioni di anzianità e del 56% per opzione donna, quando per quota 100 si arriverà al 100% delle liquidazioni. Non lo trova preoccupante? «Se tutte le prestazioni sono state accelerate, ben venga. Ma qui sembra che per fare più quota 100, si sia tirato il freno con gli assegni di invalidità, le reversibilità, le ricongiunzioni, il cumulo, i servizi alle imprese, il Durc». Mai stata così efficiente l’Inps. Perché non è successo pure in passato? «Le ipotesi sono due: o abbiamo sottovalutato il suo potenziale oppure la struttura è stata stressata dalla politica. Propendo per la seconda, visto che l’effetto delle assunzioni si vedrà nei prossimi mesi, dopo il concorso».
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