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Da Pontida al Campidoglio

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 15/04/2019

Da Pontida al Campidoglio Da Pontida al Campidoglio Gad Lerner, Repubblica
“La Lega fondata nel 1984 da Umberto Bossi per separare il popolo lombardo dal predominio di «Roma ladrona», trentacinque anni dopo lancia il guanto di sfida per conquistare il Campidoglio: passaggio fondamentale di un partito che sente ormai prossimo il momento di prendersi l’Italia intera”. Lo scrive su Repubblica Gad Lerner commentando le ultime stoccate del ministro dell’Interno alla sindaca Raggi. “Salvini arriva a questa sua ‘marcia su Roma’ reduce da un’accelerazione formidabile che lo ha portato dal suo essere arrivato terzo alle elezioni (17,3%) all’unanime riconoscimento di politico numero uno d’Italia. Circondato dallo sventolio di bandiere tricolori, ammainati i vessilli di CasaPound, il Capitano ammorbidisce i toni dichiarandosi portatore del Buonsenso, e confida alla folla: «Ho ritrovato l’orgoglio di essere italiano e appartenere a un grande popolo». Ora, è evidente che il condottiero di un grande popolo non può avere come proconsole nella sua capitale una donna fragile, malvista dal suo stesso elettorato, divenuta il simbolo al tempo stesso dell’ingovernabilità di Roma e della friabilità del M5S. In questo modo Salvini preannuncia ai grillini l’uso che egli intende fare dei rapporti di forza nei confronti dei suoi alleati. E’ evidente che la morsa d’acciaio della politica leghista, per quanto inguainata di Buonsenso, stringe alla gola i partner pentastellati che s’illudevano di supplire col marketing all’assenza di un’ideologia. La città di Roma sarà dunque il banco di prova di un sovvertimento già preannunciato dai sondaggi: la Lega partito di maggioranza relativa assorbirà una quota rilevante dell’elettorato grillino e costringerà Di Maio e gli altri suoi ministri a una scelta brutale. Adeguarsi o togliersi dai piedi”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
Secondo Marcello Sorgi la conflittualità tra gli alleati Lega e M5S, che sta paralizzando l’attività del governo, va attribuita principalmente al sistema proporzionale. “Alla fine degli Anni Ottanta – scrive Sorgi sulla Stampa - si cercò di ridefinire questa malattia cronica della democrazia parlamentare come «collaborazione-competizione». Era un modo pietoso per superare l’epoca delle alleanze ideologiche e inaugurare quella nuova del pragmatismo, antesignana dell’attuale «contratto di governo». Craxi, alleato a Roma della Dc, e contemporaneamente del Pci in molte grandi città e regioni, non a caso viene citato dai leghisti come esempio di piena legittimazione del doppio forno, grazie al quale Salvini governa l’Italia con i 5 stelle e ha vinto fin qui sette elezioni locali su sette con il centrodestra. Il risultato di queste alleanze fredde e provvisorie era che ciascuno dei contraenti si comportava insieme da membro del governo e dell’opposizione; ricevendo presto o tardi un trattamento analogo dai partiti coi quali aveva stipulato il patto di maggioranza. Esattamente quello che sta capitando ora a Lega e M5S. L’elenco delle occasioni di scontro è ormai infinito, così che è impossibile stabilire da dove è partita questa sorta di guerra civile. Tanto che è diventato inutile chiedersi pure fino a che punto le polemiche si spingeranno: si può dare per scontato che non si concluderanno con le elezioni europee ma andranno anche oltre, dato che la campagna elettorale è permanente e nessuno può escludere che si tornerà a votare. A farne le spese, nel frattempo, è ovviamente il governo Conte: paralizzato anche di fronte a un’emergenza come la guerra in Libia e costretto da settimane a procedere con la prassi umiliante, quanto inutile, dei provvedimenti varati in consiglio dei ministri «salvo intese». Vale a dire solo formalmente e senza alcuna soluzione reale per i problemi del Paese”.
 
Sergio Romano, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Sergio Romano riflette sulle cause del caos nel Grande Medio Oriente, sconvolto da un diffuso malumore popolare, colpi di Stato e, in parecchi casi, attacchi terroristici. E lo identifica nel "tramonto dell’Occidente". “Nei 74 anni passati dalla fine della Seconda guerra mondiale siamo stati spettatori di lunghi momenti durante i quali abbiamo creduto che fosse possibile creare un ordine internazionale. Durante la Guerra fredda i due grandi nemici erano consapevoli degli effetti che un conflitto nucleare avrebbe avuto per le sorti dell’umanità e hanno imposto a se stessi, con molta saggezza, le regole di un lungo armistizio. Dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica gli Stati Uniti, anziché concorrere alla formazione di un nuovo ordine mondiale, si sono comportati da vincitori e hanno creato le condizioni per nuovi dissidi; mentre la Russia di Putin ha raccolto le provocazioni americane con altrettanta spensieratezza. La causa maggiore dello stato di cose attuale è, probabilmente, il declino dell’America sulla scena internazionale. Il Paese che Madeleine Albright aveva definito «indispensabile» è diventato imprevedibile. Trump oscilla continuamente fra scatti di isolazionismo e umorali minacce di intervento. Ma il quadro non sarebbe completo, tuttavia, se non riconoscessimo che il caos mondiale ha altri padri. Dopo essere stati per molti anni altrettanti modelli di democrazia liberale per gli Stati emergenti, quasi tutti i membri dell’Unione Europea stanno attraversando crisi esistenziali. La democrazia rappresentativa soffre di una generale sfiducia. Le unità nazionali sono minacciate nel Regno Unito come in Spagna. I regimi sovranisti fanno politiche strettamente locali. Possono collaborare per conquistare seggi al Parlamento di Strasburgo, ma non possono accordarsi per una coerente politica internazionale”.
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