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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 12/04/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Tria, necessario tagliare l'Irpef. Con lo sblocca-cantieri 87 miliardi da investire
«Vede, hanno capito. Ora sta girando attorno a 239, poi magari risalirà. Però è la prima volta da mesi che lo spread rompe quota 240». Giovanni Tria, pronto a partire per Washington, intervistato da Osvaldo De Paolini sul Messaggero, è visibilmente compiaciuto. «I mercati hanno capito che stiamo facendo un buon lavoro, non canto vittoria perché la salita è lunga ma il sentiero è quello giusto». Ministro Tria, la crescita dello 0,2% a fronte di una previsione dell’1% non sembra una gran salita. Soprattutto se si pensa che allo 0,2% si arriverebbe con la del decreto crescita combinato con lo sblocco degli appalti. «Ci sono vari modi per leggere i numeri contenuti nel Def. E se le dicessi che quello 0,2% implica che nell’ultimo trimestre la crescita su base annua deve raggiungere l’1,2%? Dobbiamo calcolare che i nuovi provvedimenti produrranno effetti visibili solo nel secondo semestre. E poi ci sono i raffronti del Fmi, che ci confortano». Lei ha escluso manovre correttive. E tuttavia il fatto di passare da una crescita prevista dell’1% allo 0,2% richiederà pure qualche intervento. A Bruxelles se lo aspettano. «Ribadisco che non sarà necessaria alcuna manovra correttiva nel senso tradizionale del termine. Semmai ci saranno aggiustamenti quantitativi, ma senza modificare la struttura della legge di Bilancio». Lo sblocca cantieri è stato approvato «salvo intese». A che punto sono le “intese” tra Lega e Cinquestelle? «Come ho detto, il provvedimento è ormai pronto al 98%: abbiamo modificato molto del Codice degli appalti per semplificare una procedura che era, quella sì, di ostacolo a qualunque progetto di sviluppo. Di più, abbiamo già individuato 87 miliardi nelle pieghe della contabilità pubblica che potrebbero essere usati subito ma che sono bloccati da lacci burocratici che abbiamo cominciato a snodare». A proposito di consolidamento fiscale, il Def è sembrato assai sfuggente in materia di flat tax. Quante possibilità ci sono che la norma veda la luce con la prossima finanziaria? «Il taglio dell’Irpef è un atto di giustizia necessario, soprattutto per i ceti medi che per anni hanno subito gli effetti dannosi di un fiscal drag, soprattutto negli anni di alta inflazione, da tutti contestato ma che nessuno ha mai provveduto ad attenuare. Quindi sicuramente interverremo, il come lo vedremo in autunno».
 
Landini, la Flat tax è una presa in giro
«In autunno avevamo detto che la manovra del governo gialloverde era recessiva. Purtroppo avevamo visto giusto: se non si rilanciano gli investimenti pubblici e privati crescita non ce n’è, e se non si riducono seriamente le diseguaglianze la crisi non si risolve. Il Def appena varato certifica il fallimento delle ricette sin qui adottate. Siamo in una situazione pericolosa e purtroppo il governo continua a fare campagna elettorale con idee sbagliate rifiutandosi di avviare un vero confronto con le forze sociali». Lo afferma il segretario della Cgil, Maurizio Landini, in un’intervista con Roberto Giovannini su La Stampa. Si riferisce alla flat tax? «Anche, ma non solo. La tassa piatta è una presa in giro per chi paga le tasse, in un Paese che ogni anno registra 120 miliardi di evasione fiscale e 50-60 dispersi in corruzione, con una pressione elevatissima sul lavoro dipendente e sui pensionati troppo alta. E poi la nostra Costituzione dice che la tassazione deve essere progressiva». Ma questa, parrebbe, è una flat tax progressiva, e per il ceto medio. «Frottole. Un sistema progressivo è altra cosa. Serve una profonda riforma fiscale, che allarghi davvero la platea alleggerendo il peso su salario e pensioni, che semplifichi, e cancelli le norme pro-elusione ed evasione, che potrebbe essere efficacemente stroncata. Un sistema in cui si pagano tasse giuste, in cui si garantiscono diritti sociali veri, in cui si crea lavoro. Con Cisl e Uil avanzeremo una proposta concreta di riforma». Il Fondo monetario internazionale, sulla patrimoniale in Italia, sembra pensarla come voi. «È evidente: mai come oggi c’è stato un livello tanto alto di disuguaglianze sociali, economiche e di condizioni di vita. Uno strumento fiscale, nell’ambito di una riforma, è necessario». Si va verso lo sciopero generale di Cgil-Cisl-Uil contro il governo? «A ottobre del 2018 abbiamo presentato un pacchetto di proposte. Il governo non ha voluto tenerne conto, e ha esautorato il Parlamento in nome di un “contratto di governo” tra privati. Oggi è sotto gli occhi di tutti che il governo ha sbagliato le previsioni e che il Paese rischia di andare a sbattere perché i conti non tornano. Noi siamo in campo. Se il governo non discuterà le nostre proposte insieme a Cisl e Uil proseguiremo con le lotte necessarie».
 
Mancuso, attribuire ad altri le colpe della Chiesa non risolverà mai il problema
«Sono rimasto profondamente deluso da un testo ideologico che approfitta di questo scandalo, di questa piaga della pedofilia del clero per farne uno strumento di lotta di politica ecclesiastica e teologica. Ricondurre la pedofilia alla teologia post conciliare del ’68, ai cambiamenti, è qualcosa di ingiustificabile. Presuppone, infatti, che prima del ‘68 questi fenomeni non c’erano, mentre la realtà è semplicemente che dopo il ’68, e dopo ancora, sono divenuti noti a tutti». Vito Mancuso, già docente di teologia moderna e contemporanea in diverse facoltà, in un’intervista con Paolo Rodari su Repubblica, commenta così l’ultimo scritto di Joseph Ratzinger. Il testo è presentato come un contributo alla lotta della Chiesa contro la pedofilia. Cosa pensa? «Penso che non sia per nulla un aiuto in questa battaglia. Tuttavia non mi sorprende. Ratzinger ha semplicemente esplicitato sé stesso come nemico della modernità, ritenendo che l’origine del male stia nell’autonomia del soggetto». Quale visione c’è dietro il testo? «Una visione negativa frutto di una impostazione della minoranza conciliare che si rifà alla rivista Communio e a von Balthasar. Più radicalmente è frutto di quella visione oppositiva che da sempre è presente nel cristianesimo. Esso è abitato da una doppia logica: quella di opposizione al mondo visto come negativo, come scandalo, e quella analogica armoniosa che si rifà invece a Tommaso D’Aquino, al primo Agostino, poi a Rahner, Meister Eckhart, Teilhard de Chardin, i quali credevano nell’armonia del mondo, nella sua positività. Per Ratzinger, in sostanza, la Chiesa aprendosi al mondo tradisce sé stessa perché il mondo è male». La visione di Ratzinger può risolvere il problema della pedofilia? «Per me no. Continuare a pensare che la responsabilità dei miei problemi sia degli altri e non è della struttura della Chiesa, è la maniera migliore per non uscire dalla malattia, è la strada della sicura morte del malato. Quello che non funziona è dentro la Chiesa, nell’educazione del clero, ma sembra che non lo si voglia capire».
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