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Altro parere

Allargare sý, ma per dire cosa? Il Pd e le europee

Redazione InPi¨ 12/04/2019

Altro parere Altro parere Claudio Cerasa, il Foglio
Nicola Zingaretti ha detto ieri con voce soddisfatta che le liste presentate dal Partito democratico per le prossime europee riflettono una promessa fatta qualche settimana fa dal segretario del primo partito d’opposizione, che aveva assicurato che il Pd si sarebbe avvicinato all’appuntamento del 26 maggio ponendo le basi per costruire una grande alleanza “da Macron fino a Tsipras”. Il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, dedica il suo editoriale al Pd. Le liste del Partito democratico sono effettivamente molto variegate. Ma quello che resta ancora da definire e che rischia di non essere definito anche a causa dell’allegra ammucchiata democratica è la risposta a una domanda: tutto questo per fare cosa? La risposta più semplice a questa domanda è che il Pd di Zingaretti vuole fare di tutto per ottenere alle elezioni una percentuale più alta rispetto a quella ottenuta alle politiche da Matteo Renzi (18,7 per cento) e una percentuale più alta rispetto al dato futuro del M5s. Ma una volta capito qual è l’obiettivo, il più grande partito d’opposizione dovrebbe avere il coraggio di comprendere che la strategia di breve termine proiettata sul lungo termine può dare sì qualche soddisfazione a livello numerico, ma senza una svolta, per così dire, rischia di condannare il Pd all’irrilevanza e rischia di non andare a incidere nelle meccaniche interne al bipolarismo di governo formato da Lega e M5s. Fino a oggi, l’idea “forte” del Pd di Zingaretti è stata quella di allargare quanto più possibile il bacino della rappresentanza del partito per intercettare più elettori rispetto al passato. Nel suo primo mese da segretario, Zingaretti ha trasformato l’unità più in un fine che in un mezzo. Trasformare l’unità in un fine significa scommettere sull’idea che sia il semplice posizionamento all’opposizione a portare acqua al mulino dell’alternativa. Trasformare l’unità in un mezzo significa invece scommettere sull’idea che una buona leadership per essere efficace, per fare notizia, per bucare lo schermo, per essere ambiziosa, per essere espansiva, per regalare un sogno, per evitare l’effetto soporifero, debba essere anche divisiva.
 
Alessandro Sallusti, il Giornale
Julian Assange è il cofondatore di Wikileaks, il sito specializzato nel diffondere in chiaro documenti riservati - di Stati, enti, banche e personaggi famosi - o sensibili che si procura attraverso operazioni di furto elettronico (hackeraggio) o soffiate di dipendenti infedeli. Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, nel suo editoriale commenta l’arresto di Assange. Ricercato da diverse polizie e tribunali, prima di tutto quelli americani, Assange viveva da sette anni barricato nell’ambasciata londinese dell’Ecuador, Paese che gli aveva concesso nel 2012 asilo politico. Se come pare sarà estradato in America, rischia di passare il resto della vita in carcere, perché da quelle parti attentare alla sicurezza dello Stato è cosa assai seria (in alcuni casi prevede addirittura la pena di morte). I Cinque Stelle, che di spioni se ne intendono, sono insorti e si è mosso persino il governo. Carlo Sibilia, sottosegretario all’Interno, ma più famoso per aver sostenuto che l’uomo non è mai stato sulla Luna, ha proposto che l’Italia gli conceda asilo e il suo collega agli Esteri, Manlio Di Stefano, ha definito l’arresto un «inaccettabile attacco alla libertà». Noi la pensiamo diversamente, e non solo perché gli spioni non ci sono mai piaciuti. Pensiamo che nel rubare, nel tradire e nello spiare non ci sia nulla di eroico né di romantico. Ma, soprattutto, pur essendo giornalisti e quindi favorevoli alla diffusione delle notizie interessanti, crediamo che uno Stato abbia tutto il diritto di proteggere la sicurezza sua e dei sui cittadini, secretando atti la cui diffusione potrebbe rivelarsi pericolosa. Non per nulla anche le più moderne ed efficaci democrazie si riservano di consegnare i loro archivi non alla cronaca, ma alla storia, rendendoli consultabili solo dopo un certo lasso di tempo. Il diritto alla sicurezza è superiore a quello all’essere informati. Questo vale per uno Stato, ma anche per ognuno di noi. Che, infatti, siamo protetti da leggi che tutelano la nostra vita privata su temi sensibili come, per esempio, la salute e gli orientamenti sessuali.
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