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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 11/04/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Marino: Renzi ha distrutto il Pd
Dopo l’assoluzione l’ex sindaco di Roma è diventato un eroe del web, ma Matteo Renzi e Matteo Orfini tengono il punto: Ignazio Marino cadde non per colpa degli scontrini ma perché incapace e lui, intervistato sulla Stampa da Fabio Martini, risponde con freddezza: «Non conosco bene Renzi ma a me appare un egocentrico: ha distrutto il Pd e con il Patto del Nazareno ha condannato tutto il centrosinistra. Consentendo così alla destra populista della Lega di arrivare al governo». Perché Renzi la delegittimò? «Su Roma era mal consigliato da referenti di un Pd locale che il ministro Marianna Madia definì “un’organizzazione a delinquere”. Renzi non sapeva, e non sa nulla della Capitale. Non se ne è mai interessato, non ha mai chiamato il sindaco per chiedere spiegazioni sul trasporto pubblico o sui rifiuti. Si è persino negato al telefono. Poteva essere di aiuto, non lo ha fatto. Ha preferito ascoltare Orfini e compagnia che poi hanno perso le elezioni». Iniziò da Roma la deriva che portò alla sconfitta nazionale? «Il Pd a Roma era già stato sconfitto dopo che due elettori su tre mi scelsero come sindaco. Il Pd di fatto era all’opposizione contro la nostra giunta. Certamente quanto accadde a Roma ha aperto una voragine e allontanato un larghissimo numero di elettori anche nel resto d’Italia. Elettori che non potranno fidarsi più di questo Pd». Continuano a dire di lei: onesto, ma non all’altezza. Immagine distorta o lei ci ha messo del suo? «Certamente non ha aiutato contrastare il dominio di Manlio Cerroni, il Signore dei rifiuti a Roma da decenni. E neanche selezionare i manager delle aziende municipali sulla base del curriculum e non dell’appartenenza ai partiti; ostacolare la speculazione edilizia a Tor Vergata con il progetto delle Olimpiadi. In 28 mesi mi sono guadagnato tanti nemici e il tempo non è stato sufficiente per far percepire ai cittadini un cambiamento tangibile».
 
Bongiorno: faremo la flat tax tagliando la spesa
Per la flat tax prenderemo i soldi dai tagli alla spesa. Lo afferma Giulia Bongiorno, ministro della Funzione pubblica, intervistata su Repubblica da Carmelo Lopapa. La flat tax alla quale tanto tiene la Lega nel Def appare sfumata. Difficilmente la porterete a casa. «La cosiddetta tassa piatta è prioritaria per la Lega. È stata promessa e si farà. Non era essenziale definirla nel Def, la sede naturale sarà la legge di bilancio a fine anno». Sì, ma con quali risorse? Servirebbero 12 miliardi. A sentire il ministro dell’Economia Tria l’unica soluzione a questo punto è l’aumento dell’Iva. «C’è un vasto piano di spending review, di taglio della spesa pubblica, l’aumento dell’Iva non è nemmeno da prendere in considerazione». Prima della legge di bilancio potreste essere costretti a una manovra correttiva, dato che la previsione di crescita allo 0,2 conferma una quasi recessione. «È escluso. Certo, la congiuntura internazionale non ci aiuta, ma l’economia ripartirà grazie alle nostre misure. Riformare la giustizia e la burocrazia darà un impulso che produrrà i suoi effetti nel tempo». A proposito di giustizia, Salvini nel suo pranzo di ieri con il premier Conte e Di Maio ha preteso un timing proprio per la riforma della giustizia. «Il tema è centrale e riguarda sia i diritti e la libertà dell’individuo, che non può restare ostaggio della giustizia per sette anni come avviene adesso, sia l’economia. Molti imprenditori stranieri rinunciano a investire in Italia perché non si sentono tutelati dai tempi della nostra giustizia. Dobbiamo ridurre quelli dei processi penali senza intaccare le garanzie: è questa la grande sfida». Ministro, che ne sarà del vostro governo dopo le Europee? Andrete avanti magari con un rimpasto? «La parola rimpasto non fa parte del nostro vocabolario. Non siamo approdati al governo per conquistare nuove poltrone o scambiarne altre».
 
Yehoshua: Netanyahu è un genio manipolatore
«Netanyahu è un genio della comunicazione». Così lo scrittore Abraham Yehoshua spiega la vittoria del leader del Likud in un’intervista ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera. Perché ha vinto di nuovo Netanyahu? «A meno non piace. Però non posso negare che abbia grandi qualità». Ad esempio? «E’ intelligentissimo. Un genio della comunicazione. E purtroppo anche uno straordinario manipolatore. Ha un figlio di 26 anni anni che passa le giornate sui social a seminare zizzania».E poi? «E’ un leader internazionale. Noi siamo un piccolo Paese di otto milioni di abitanti e Netanyahu è sempre in tv a conversare in russo con Putin, stringere la mano a Modi, ridere con Xi Jinping. Sono cose che fanno un certo effetto. E poi l’economia va bene». Perché allora non le piace? «Non gli perdonerò mai  quello che ha fatto agli arabi israeliani. Ha trasmesso l’idea che solo un ebreo può essere un vero israeliano, cosa che ai religiosi piace moltissimo. L’ha detto pure in questa campagna elettorale: “La sinistra tresca con gli arabi…”. Vagli a rispondere che “la sinistra” oggi in Israele è un partito guidato da tre ex capi dell’esercito». Lei crede ancora nella pace? «No. Credo nella partnership: vivere insieme, sotto lo stesso tetto, sotto un unico cielo». Cosa dovrebbe fare in concreto Netanyahu? Negoziare? «Negoziare non serve a niente. Dovrebbe concedere in modo unilaterale prima la residenza, poi la cittadinanza israeliana ai palestinesi nei Territori. Non ci sarà mai una pace con trattati, firme, bandiere. Ci può essere convivenza. Basta con l’apartheid. Dobbiamo mescolarci».
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