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Altro parere

Non c'Ŕ peggior cieco di chi non vuol vedere

Redazione InPi¨ 11/04/2019

Altro parere Altro parere Norma Rangeri, Il Manifesto
“Per il Pd fu l’inizio della fine, l’attacco di Renzi e Orfini al sindaco di Roma che aveva vinto le primarie e le elezioni, fu la prima clamorosa buccia di banana, la prima grossa falla politico-mediatica che affondò il Pd romano regalando l’incoronazione alla sindaca Raggi che costruì la sua campagna elettorale sugli scontrini”. Lo scrive la direttrice del Manifesto, Norma Rangeri, commentando le reazioni politiche seguite all’assoluzione in Cassazione di Ignazio Marino. “La defenestrazione di Marino fu un’operazione politica sconclusionata, perdente, grottesca. Di più, quella patetica immagine dei consiglieri dal notaio per dimissionare il loro sindaco, già faceva intravedere i disastri che tanta arroganza avrebbe provocato per le sorti di un Pd già colpito da Mafia capitale. Perché subito dopo, nel 2016, Renzi finì sotto le macerie del referendum costituzionale, e oggi quelle macerie sono sempre tutte lì, addosso al nuovo segretario Zingaretti. Che, tra parentesi, non mostrò particolare solidarietà al sindaco sotto attacco. Con i pregi e difetti del marziano, Marino ebbe il merito di non farsi defenestrare tanto facilmente. La sua sfida fu di chiedere di essere sfiduciato lealmente, in assemblea, in Campidoglio, davanti all’opinione pubblica. Un’arma di difesa giusta e importante, capace di smascherare l’immagine avvilente offerta dai dirigenti del Pd riuniti dal notaio per rottamare, con ogni mezzo, il loro sindaco. La lunga notte del partito democratico, il drammatico dimezzamento dei consensi non sembra aver portato consiglio. L’ex segretario scarica su Orfini, commissario del partito romano, la responsabilità della cacciata e Orfini gonfia il petto: «Marino era un disastro». Nessun mea culpa, anche se, essendo in clima di Quaresima, a Orfini e compagni si potrebbe ricordare la parabola evangelica, perché non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere”.
 
Maurizio Crippa, Il Foglio
Anche Maurizio Crippa, nella sua rubrica “Contro Mastro Ciliegia” sul Foglio, commenta l’assoluzione dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino. “Lei non si è scusata, ha detto proprio: «Mi uccide dirlo» Lei si chiama Janice Hahn, ed è uno dei membri del consiglio della Contea di Los Angeles. Lo ha detto a Brad Pitt, non esattamente a Vito Crimi, perché doveva togliergli la parola: «Mi uccide dirlo, ma arrivi al punto». Perché, in una cerimonia ufficiale, Pitt parlava troppo, e probabilmente a vanvera. Ma a lei, altro che scusarsi, sarebbe morta piuttosto. Averne così, da noi, di persone che si sappiano scusare: non quando gli altri pretendono l’inchino dell’ipocrisia, ma quando la realtà è un muro di calcestruzzo e ci si sbatte il muso. Insomma: Salvini e Giovanardi, alla famiglia Cucchi, qualche scusa dovrebbero farla. Ma nulla dà l’idea della stupidità politica, in senso universale e in versione «e allora il Pd?», come le parole al limite dell’autolesionismo di Matteo Orfini sul caso Marino. «Alcuni, compreso qualche dirigente del Pd, mi chiedono di scusarmi per la scelta di avere sfiduciato Ignazio Marino», ha detto il Churchill di Piazza Mazzini. «Ovviamente non credo di doverlo fare, perché quella scelta l’ho assunta spiegando fin dal primo momento che non era legata all’inchiesta. Marino non era adeguato a quel ruolo, stava amministrando male Roma, la città era un disastro». Sul talentuoso Dr. Marino, qui non abbiamo nulla da dire. Ma che Orfini, e una bella fetta del suo Pd, abbiano suicidato un loro sindaco e consegnato la città alla Raggi e frantumato il poco di credibilità che avevano ancora, e ritenga di non doversi scusare, non è immorale. Mi uccide dirlo, ma è pura asineria politica, che è peggio”.
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