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Lasciare le cose a meta'

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 15/03/2019

Lasciare le cose a meta' Lasciare le cose a meta' Sabino Cassese, Corriere della Sera
Sul Corriere della Sera Sabino Cassese parla dell’«impasse» che riguarda tutte le principali politiche del governo gialloverde. “Il reddito di cittadinanza e quota 100, finanziati con la legge di bilancio, sono regolati da un Dl del 28 gennaio. Ma quest’ultimo è ancora alla Camera per essere convertito in legge. Per diventare realtà, bisognerà poi che passi sotto le forche caudine delle amministrazioni statali e regionali. È dal momento della sua costituzione che il governo annuncia una revisione del codice dei contratti pubblici. Aspettiamo ora che venga presentato al Parlamento un Ddl delega, che dovrà essere approvato e seguito dai decreti delegati. L’autonomia regionale differenziata è un altro dei cavalli di battaglia dell’esecutivo. Per raggiungere intese preliminari con le tre regioni interessate, sono state fatte 85 riunioni. Ci si è resi conto ora delle resistenze che possono essere superate solo se si dimostra che la maggiore autonomia concessa ad alcune regioni non va a danno delle altre. Ma la commissione bicamerale che deve valutare i maggiori oneri derivanti dalla differenziazione è ferma, a causa dell’assenza del governo, convocato a riferire. Il Ddl sulla semplificazione e codificazione, approvato dal governo il 12 dicembre scorso, è stato «superato» da ben dieci Ddl di semplificazione approvati nel Cdm del 28 febbraio. Anche questi dieci Ddl contengono deleghe al governo, e debbono quindi attendere il completamento delle relative procedure. E queste sono le politiche in cima alla lista del governo. Figurarsi quelle che non lo sono. La causa più evidente di questa situazione è la continua contrapposizione delle due forze che siedono nel Consiglio dei ministri, veri nemici in casa, l’uno che blocca l’altro per far andare avanti il tema preferito, e che danno l’impressione di due governi diversi alla guida del Paese”.
 
Bruno Vespa, Quotidiano Nazionale
“Fino alle elezioni europee Lega e M5s vivranno da separati in casa”. Ne è sicuro Bruno Vespa, che firma un editoriale sul Quotidiano Nazionale. “Il Tav – elenca Vespa - è scomparso dall’ordine del giorno, ma quando ne parlano Di Maio dice che non si farà e Salvini che si farà. Se si parla di sbloccare i cantieri, Salvini vuole un supercommissario che dia un’occhiata generale e Di Maio non lo vuole perché il primo a essere commissariato sarebbe Toninelli. Autonomia? La Lega spinge e Di Maio corre in Basilicata a farsi garante dell’Unità nazionale. Cina? Per Di Maio è un’opportunità, per Salvini un rischio. E così via. Tra settanta giorni ci saranno le elezioni europee e quello sarà lo spartiacque. Per ragioni diverse. La prima: i nuovi rapporti di forza saranno decisivi in Italia e in Europa. Quale maggioranza ci sarà a Bruxelles? Quale peso avranno i sovranisti? In Italia lo scarto tra Lega e M5S sarà davvero di una decina di punti? La seconda ragione che fa delle europee uno spartiacque è che a fine maggio potremo fare un primo bilancio sia del Reddito di cittadinanza sia della Quota 100. Per ora tutto è molto confuso. Chi si sarebbe mai aspettato che la Lombardia fosse (per ora) prima nelle richieste? Chi avrebbe immaginato la lentezza del Sud? Molti meridionali non amano essere censiti. C’è una fiorente economia del nero che frutta magari più di 780 euro al mese. Cumulare le due cose è possibile, ma pericoloso: meglio aspettare. Il Reddito è potenzialmente una forte spinta elettorale ma potrebbe trasformarsi in un boomerang se non funzionasse l’avviamento al lavoro. Quota 100 potrebbe produrre parecchi nuovi impieghi, ma previsioni attendibili adesso sono impossibili. Finora sono state presentate centomila domande: quanti lavoratori saranno sostituiti? Siamo tutti col fiato sospeso – conclude Vespa - e un disperato bisogno di buone notizie”.
 
Christian Rocca, La Stampa
“Il Global Strike for Future dei ragazzi contro l’indolenza dei governi sui cambiamenti climatici non è una protesta estemporanea, ma la presa di coscienza di una nuova generazione, più consapevole dei rischi che corre l’umanità”. Lo sostiene sulla Stampa Christian Rocca, secondo il quale, se non è la prima volta che i giovani si mobilitano contro il surriscaldamento globale, è però la prima volta che quest’urgenza si impone all’opinione pubblica. “Quando le Nazioni Unite denunciarono l’emergenza clima, combattere il global warming era un’eccentricità, un approccio drastico per affrontare le contraddizioni create dalla crescita economica. Dieci anni fa, per dirne un’altra, il progetto di Obama di approvare una legge che limitasse le emissioni di carbonio si è arenato senza nemmeno tanto clamore al Senato Usa guidato dai Democratici. Ora le cose sono cambiate. Non c’è soltanto lo sciopero dei ragazzi, ma anche pezzi di establishment come Mike Bloomberg che promettono di investire tempo e denaro per azzerare il numero di centrali a carbone in America e per lanciare la campagna Beyond the Carbon, oltre il carbone, con l’obiettivo di convertire l’economia americana all’energia pulita. Il Congresso poi, sta per discutere il Green New Deal, un progetto molto ambizioso che inquadra il surriscaldamento globale non come tema ambientale, ma come un problema di giustizia sociale, e che è considerato dai Democratici lo strumento primario di reclutamento del voto Millennials alle presidenziali 2020. La nuova sensibilità dei Millennials consiste esattamente nel contestare lo schema tradizionale secondo i cui i sogni non si possono realizzare e i soldi non si riescono a trovare, perché questo significa soltanto – conclude Rocca - che si continua a sottostimare l’urgenza di salvare il pianeta”.
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