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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 14/03/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Zaia, l’autonomia e’ prevista dalla Carta 
«Io non sono preoccupato. C’è un tavolo politico a cui siede Matteo Salvini». Luca Zaia all’autonomia differenziata per il Veneto lavora da anni ed è la sua sfida politica più forte. Il problema è che nella maggioranza non tutti sono favorevoli. «Il punto – sottolinea Zaia in una intervista con Marco Cremonesi sul Corriere della Sera - è che ora il tavolo è politico. E io guardo le carte che abbiamo in mano, una bozza in Consiglio dei ministri, che ci soddisfa al 70-80%. Io ritengo siano necessarie alcune correzioni in tema di sanità, ambiente, cultura e infrastrutture. Per dire: sono convinto che sia da rivedere la partita sulle concessioni autostradali». Però non se ne sente più molto parlare… «Ora bisogna infatti cercare di chiudere politicamente queste ultime partite. Ma ripeto: credo siano in ottime mani perché al tavolo politico c’è Salvini, che segue direttamente e personalmente la partita. La bozza condivisa tra Stato e Regioni arriverà». Non teme che a Roma il clima non sia quello migliore? «Il Parlamento deve esprimersi ed è importantissimo che lo faccia. Io penso che la strada migliore sia questa: si firma subito una preintesa con il governo - io lo feci già con il premier Gentiloni - dopodiché questa base diventa l’oggetto di un dibattito parlamentare, che produrrà mozioni e ordini del giorno. Il risultato verrà analizzato e tutto quello che sarà possibile raccogliere, sarà raccolto. Infine, ci sarà il voto: sì o no». Non teme che le tensioni sulla Tav abbiano ulteriormente complicato la strada delle autonomie? «Che su un grande cambiamento come questo ci sia una discussione, ci sta. Io non sono preoccupato non soltanto perché sono lì a presidiare, ma anche perché ormai sono 17 tra Regioni già autonome e Regioni che chiedono l’autonomia. Per questo credo che l’autonomia sia un processo irreversibile: soltanto chi non capisce il momento storico può mettersi di traverso». Le difficoltà sollevate dai 5 Stelle l’hanno irritata… «Mi irrita di più che siano quelli che per anni ci hanno detto “giù le mani dalla Costituzione” ora ci vengano a dire che è uno scandalo fare quello che la Carta prevede».
 
Giovannini, diseguaglianze in aumento il Paese rischia di esplodere
«Non sappiamo quali siano le soglie oltre le quali una società improvvisamente esplode perché non ce la fa più. Ma certamente ci sono alcune disuguaglianze - quelle di una volta, e ora anche e soprattutto quelle intergenerazionali - che rivelano una “non sostenibilità” sociale, che interagisce con l’insostenibilità economica e ambientale». Parla Enrico Giovannini, economista, ex presidente dell’Istat e ministro del Lavoro, e oggi portavoce di Asvis, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile intervistato da Roberto Giovannini su La Stampa. Professore, fotografi le disuguaglianze in Italia. «C’è quella di reddito, che è aumentata, così come quella di ricchezza. Una disuguaglianza di territorio: tra Nord e Sud, ma anche tra aree urbane e aree interne. Ma c’è una nuova dimensione della disuguaglianza, quella tra i giovani e gli anziani. Se 25 anni fa la povertà era concentrata negli ultrasessantacinquenni, adesso è concentrata nei minori, nei giovani e giovani adulti. Del resto, il sistema di welfare era stato disegnato per fronteggiare le classiche crisi del capitalismo, brevi ma violente, non per una crisi lunga come quella che stiamo vivendo». E dunque, ciò che viene chiamato reddito di cittadinanza - anche se è un sostegno per i poveri - è uno strumento utile? «È utile. Ci sono differenze non banali, ma è molto simile al “sostegno di inclusione attiva” che immaginammo come governo Letta nel 2013. Un sostegno per chi è in condizione di povertà assoluta è indispensabile, ma non può essere puramente assistenziale…al centro di tutto dev’esserci un diritto, garantito dal pubblico, alla formazione continua. Che è l’unico strumento che riduce la probabilità di povertà e disoccupazione. Tra l’altro, se è vero che avremo in futuro tassi di crescita molto modesti, è chiaro che ci saranno conseguenze enormi sul funzionamento dell’economia e dello Stato. E bisognerà ridisegnare il welfare anche tenendo conto dei cambiamenti climatici, che modificheranno con danni violenti e drammatici la domanda di protezione “classica”». E dunque, che fare? «Propongo che il Parlamento avvii una Commissione per immaginare come potrebbe funzionare il welfare in questo nuovo, complicato, mondo del futuro che ci attende».
 
Profumo, la nuova Europa della difesa deve avere progetti comuni
Una nuova Europa è possibile? «Sono un inguaribile ottimista e continuo a ritenere la sfida europea fondamentale. Certo occorrono dei cambiamenti ma, alla fine, la strada verrà trovata e nella difesa permetterà di costruire un percorso razionale che consentirà di spendere nel modo migliore i soldi dei cittadini». Le alleanze con francesi, tedeschi e inglesi rischiano di saltare? «È vero il contrario e lo confermano due esempi. Il programma anglo-italiano Tempest e quello franco-tedesco, entrambi nei caccia, auspico possano convergere. Ugualmente, nei carri armati, Leonardo ha le carte in regola per affiancarsi al progetto avviato da Germania e Francia». I progetti con la Cina per un nuovo aereo mettono in discussione il rapporto storico con Boeing? «Non vedo problemi particolari perché il dialogo con gli americani è continuo. Nel caso le buone relazioni con Boeing sono la priorità». Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo intervistato da Fabio Tamburini sul Sole 24 Ore, risponde sui punti chiave delle strategie aziendali. Il portafoglio ordini è in linea con il piano? A inizio anno avevamo dato una previsione per il 2018 di 12,5-13 miliardi di euro. Poi, a luglio, l’abbiamo portata a 14-14,5 miliardi. Oggi il consuntivo è stato di 15,1 miliardi. Le tensioni in Europa vi stanno creando difficoltà? Tutte sono ampiamente superabili. Nella mia vita manageriale precedente, in Unicredit, ho sempre puntato su operazioni transnazionali. E anche qui lo sto facendo. Tra i vari Paesi ci sono visioni diverse ma, alla fine, è interesse comune costruire una strategia unica. Nella difesa è condizione necessaria per ottenere risultati migliori e competitivi nel mondo. L’asse tra Parigi e Berlino sulla difesa integrata europea rischia di isolare l’Italia e svantaggiare anche voi? Allo stato no anche se occorre che l’Italia abbia politiche attive sia con Francia e Germania, sia con Regno Unito e Spagna. Non solo. Vanno costruiti sistemi di alleanza con i Paesi del centro Europa. Francia e Germania stanno studiando il nuovo carro armato europeo. Prevede ripercussioni dall'incidente in Etiopia? Nessuna. Boeing è e resterà partner fondamentale.
 
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