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Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 13/03/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Conte: Intesa con Pechino per crescere, non sarà cavallo di Troia
L’intesa con la Cina sulla nuova via della seta servirà all’Italia per crescere e non sarà come il cavallo di Troia di Pechino in Occidente. Lo dice il premier Giuseppe Conte intervistato da Luciano Fontana e Massimo Franco per il Corriere della Sera. Presidente, l’Italia si appresta a fare un accordo importante con la Cina che preoccupa sia i nostri alleati europei, sia gli Stati Uniti. Siamo il cavallo di Troia della Cina in Europa?  «L’Italia fisserà con la Cina — attraverso un memorandum che, preciso subito, non ha la natura di accordo internazionale e non crea vincoli giuridici — una cornice di obiettivi, principi e modalità di collaborazione nell’ambito dell’iniziativa Belt and Road, un importante progetto di connettività euroasiatica cui il nostro Paese guarda con lo stesso interesse che nutriamo per altre iniziative di connettività tra i due continenti.  Il testo, che abbiamo negoziato per molti mesi con la Cina, imposta la collaborazione in modo equilibrato e mutualmente vantaggioso, in pieno raccordo con l’Agenda 2030, l’Agenda 2020 di cooperazione Ue-Cina e la Strategia Ue per la connettività euroasiatica. Abbiamo preteso un pieno raccordo con le norme e le politiche Ue, più stringente rispetto ad accordi analoghi firmati da altri partner Ue con Pechino. Abbiamo inserito chiari riferimenti ai principi di sostenibilità economica, sociale, ambientale, di reciprocità, trasparenza e apertura cari all’Italia e all’Europa».  Non c’è il rischio concreto di indebolire il ruolo dell’Italia in Occidente?  «Rispetto ad altri Paesi, europei e non, che hanno avviato da anni collaborazioni importanti con Pechino in materia di connettività, l’Italia formalizza in modo trasparente la cornice entro cui avviare questa collaborazione, difendendo i principi e le linee del quadro europeo, che abbiamo contribuito a costruire, senza mettere minimamente in discussione la sua collocazione euroatlantica. È un approccio ‘forte’ perché contribuisce a ‘estendere’ principi e standard europei».  Eppure lo stesso Salvini, suo vice, è preoccupato da queste intese. Mette in guardia su una colonizzazione da parte della Cina.  «Nessun rischio di colonizzazione. Le ragioni della prudenza sono pienamente condivise all’interno del governo: la tutela della sicurezza nazionale, anche sul piano economico, è un valore fondamentale che intendiamo rafforzare. Con Pechino dobbiamo riequilibrare la bilancia commerciale, attraverso un maggior accesso al mercato cinese per i nostri beni, dall’agroalimentare al lusso, e per i nostri servizi, e qui mi riferisco all’eliminazione delle barriere al mercato degli appalti in Cina. Tra i partner Ue siamo solo il quarto esportatore verso la Cina, a grande distanza soprattutto dalla Germania. Riponiamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e ad evitare investimenti predatori e trasferimenti di know how e tecnologie di punta».
 
Soro: Imporre a Pechino il regolamento Ue sul 5G
I dati personali degli italiani e  degli europei sono oggi più protetti quando società americane – del web o dell’e-commerce – li trasferiscono negli Usa. Molto meno quando sono le aziende cinesi a spingerli lungo la via dell’Oriente. E questa discrepanza – che allarma il Garante della Privacy Antonello Soro – minaccia di aggravarsi, ora che le reti 5G faciliteranno il monitoraggio e la velocità di trasmissione dei dati. Ne parla lo stesso Soro intervistato da Aldo Fontanarosa per la Repubblica.  Presidente Soro, siamo dunque “nudi” di fronte agli sguardi dei cinesi? «Gli italiani e gli europei hanno vissuto le opportunità e i rischi dell’economia digitale con uno sguardo, direi, strabico». Lo scudo della privacy. «E dentro questa cornice si è inserito il Regolamento comunitario di protezione dei dati. Oggi questo solido Regolamento obbliga le imprese a un quadro cogente di regole quando operano in Europa, dunque quando trattano i dati dei cittadini europei». Non ci tutela verso i cinesi? «La presenza cinese in Europa si è rafforzata moltissimo: nello sport, nel commercio elettronico, nelle tlc. Eppure i governi e le istituzioni europee non hanno spostato verso Oriente i riflettori a lungo puntati verso Occidente». Un bel regalo ai cinesi. «Nella competizione con gli Usa per l’egemonia tecnologica, la Cina è in vantaggio. I cinesi sono di  più, nessuna  legge sulla privacy vige nel Paese, vantano una leadership nelle reti 5G che offrono al resto del mondo».  Noi europei, in tutto questo? «Rischiamo di essere terra di consumo e di conquista. A meno che non si metta in campo uno strumento straordinario come è il Regolamento Ue. Se noi proteggeremo i nostri dati, con le persone proteggeremo anche l’economia comunitaria». Quali gli effetti concreti? «Imporre come standard la regola europea significa ridurre lo svantaggio competitivo dell’Ue verso Cina e Stati Uniti. E vuol dire riportare la competizione dentro un canale democratico, governato, trasparente». Vanno imposti ai cinesi trattati come quelli con gli Usa. «I cinesi hanno bisogno come l’acqua dell’accesso al ricchissimo mercato comunitario dei dati. Non è difficile costringerli al negoziato. Canada, Giappone, Australia, Brasile adottano leggi in sintonia con il Regolamento Ue perché necessitano dei facoltosi consumatori europei».
 
Spadafora: Congresso di Verona non avrà patrocinio Governo
Il Governo non darà il suo patrocinio al Congresso di Verona sulla famiglia. Lo assicura il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora, intervistato da Annalisa Cuzzocrea per la Repubblica a New York, dove Spadafora guida la delegazione italiana alla 63esima sessione della Commissione sulla condizione femminile dell’Onu. Sta per prendere la parola all’Onu. Cosa dirà? «Che l’Italia non metterà in discussione il lavoro di anni sul tema dei diritti delle donne, un lavoro fatto di battaglie, di sfide di tante figure femminili. Vorrei tranquillizzare: non c’è questo rischio. Anzi, il governo consoliderà i diritti conquistati». Vuole tranquillizzare in caso abbiano visto il volantino della Lega di Crotone che spinge la donna a stare a casa, procreare e badare ai figli? O perché all’interno del governo ci sono posizioni contro l’aborto e le libere scelte? «Su alcuni temi le forze che hanno firmato il contratto di governo hanno oggettivamente sensibilità diverse. Ma vorrei venir fuori dall’eterna contraddizione tra noi e la Lega per fare un discorso più ampio: alcune posizioni sono fuori dal tempo a prescindere dalla volontà delle forze politiche. Andiamo verso un futuro in cui ci saranno inesorabilmente più pace, più diritti per le donne e per quelle che sono ancora considerate minoranze, come la comunità Lgbt». Quel che si vede è invece un arretramento. E l’avanzare di una cosa che un tempo era tabù: il razzismo. «Se ci sono forze politiche ancorate a ideologie o pregiudizi che non guardano al futuro, riferibili a momenti bui della storia, saranno superate dai fatti e dal desiderio che riscontro tra i più giovani: la volontà di un Paese con più diritti per tutti». Il governo di cui fa parte ha dato il patrocinio al congresso delle famiglie di Verona, che promuove la negazione di molti diritti. «Il segretario generale di Palazzo Chigi ha chiuso un’istruttoria importante e ha chiesto al dipartimento dell’Editoria e a quello della Famiglia di ritirare il patrocinio. Sono stato tra i primi a segnalare il problema».
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