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Il balletto dei paradossi e il conto da pagare

Redazione InPi¨ 12/03/2019

Altro parere Altro parere Alessandro Sallusti, il Giornale
C’è un famoso rompicapo che recita: «Questa affermazione è falsa». Se la ritieni vera, vuole dire che stiamo parlando di un falso; se ti sembra falsa vuole dire che è vero il contenuto e quindi si ritorna al falso. Non se ne esce, un po’ come per la Tav. Si fa o non si fa? I bandi sono partiti o no? Il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, nel suo editoriale si sofferma sulla Tav. A sentire Di Maio la risposta è più di un no, è un «mai più». A sentire Salvini è sì, certamente. Entrambi festeggiano una loro vittoria politica sostenendo uno l’opposto dell’altro. Solo che a differenza del rompicapo di cui sopra, qui non stiamo parlando di giochi di parole e di paradossi filosofici ma di un buco nella montagna, di miliardi di euro che vanno e vengono, di occupazione e sviluppo. A pensarci bene, in tutto questo c’è della coerenza perché questo governo fin dalla sua gestazione è un paradosso, un rompicapo, e questo «paradossalmente» è la sua unica forza. Il collante tra Lega e Cinque Stelle non è «fare», ma «non fare» nulla che possa portare beneficio all’uno o all’altro, il tutto condito da una babele di dichiarazioni e proclami che c’è da perdere la testa a voler stargli appresso. Dopo «l’obbligo flessibile» per le vaccinazioni, ecco il «contratto non contratto» per le grandi opere. Nato appunto da un contratto, quello in carica è un governo-società a irresponsabilità illimitata. Si permettono di tutto convinti di essere eterni e sono convinti che non arriverà mai il momento di passare alla cassa a pagare il conto. Non so il loro, ma il nostro di conto certamente, avanti così, sarà salato. Anche solo ritardare l’avvio della Tav è un salasso che si aggiunge al decreto dignità che ha fatto scendere l’occupazione stabile e al reddito di cittadinanza che sta per foraggiare anche fannulloni, bamboccioni, pregiudicati e immigrati. Temo che ancora per un po’ dovremo convivere con questo paradosso, cioè essere governati da gente che, al di là di come uno la pensi politicamente, non sa da che parte si inizi a governare. Non ci resta che sedere sulla sponda del fiume e sperare che la corrente faccia scorrere veloce l’acqua.
 
Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano
Ma i partiti e i loro giornaloni lo sanno in che Paese vivono? La risposta è scontata, visto che non ne azzeccano una nemmeno per sbaglio. Lo scrive, nel suo editoriale, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio sottolineando che la domanda resta cruciale per capire quel che accade in Italia, se si leggono i dati dei primi cinque giorni di domande per il reddito di cittadinanza. Le prime due regioni per numero di richieste sono la Lombardia e la Campania (o viceversa), praticamente appaiate a quota 16 mila. Si dirà: ma la Lombardia ha 10 milioni di abitanti e la Campania poco meno di 6. Vero, ma la Lombardia è anche la regione più ricca d’Italia, mentre la Campania è una delle più povere d’Europa. E poi c’è il Piemonte, che se la batte col Lazio per la quinta posizione (in mezzo c’è la Sicilia). E il Piemonte di abitanti ne ha 4,3 milioni contro i 5,9 del Lazio. Eppure da un anno, cioè da quando i 5Stelle vinsero le elezioni anche per la promessa del reddito di cittadinanza, quella misura minima di equità e redistribuzione sociale raccoglie una tale unanimità di dissensi, anzi di ostilità, anzi di insulti che non si era mai vista. Eppure il Rdc costa appena 6-7 miliardi all’anno, la metà di quelli che si vorrebbero buttare per l’inutile Tav. E serve a dare un po’ di ossigeno a 5 milioni di italiani nullatenenti o quasi, mentre il Tav darebbe lavoro a 450 persone. Ma la “narrazione” imposta da tutti i partiti, le associazioni imprenditoriali, persino i vescovi italiani e i giornali al seguito (salvo un paio) è quella di una vergognosa misura assistenzial-elettorale per comprare i voti nel Sud dei fannulloni da divano, fancazzisti sofà e delinquenti, mentre il Nord è popolato esclusivamente da top manager integerrimi. Gli unici argomenti che lorsignori riescono a opporre al Rdc sono questioni burocratiche, come la guerra fra governo e regioni sull’assunzione dei “navigator”. Resta da capire il perché di tanto accanimento: i poveri e il Welfare non fregano niente a nessuno, ma tutti attaccano il Rdc perché ce l’hanno con i 5Stelle. E non per i loro tanti demeriti, ma per i loro pochi meriti.
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