Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Cosa serve davvero all'Italia

Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani

Redazione InPi¨ 12/03/2019

Cosa serve davvero all'Italia Cosa serve davvero all'Italia Franco Venturini, Corriere della Sera
Quel che non dobbiamo fare, davanti alla richiesta cinese di aderire alla «Nuova Via della Seta», è ripetere l’italica ambiguità del modello Tav: dire sì a Pechino ma con tante vie di fuga per non far arrabbiare gli americani, oppure obbedire al «no» di Trump ma garantire a Xi Jinping, quando il 22 sarà in visita in Italia, che si tratta di una mossa soltanto provvisoria. Franco Venturini, in un editoriale sul Corriere della Sera, affronta il rapporto dell’Italia con la Cina. Il governo gialloverde, se così scegliesse di procedere, confermerebbe ancora una volta di non sapere o di non volere definire l’interesse nazionale italiano. Perché questa volta – scrive Venturini - non stiamo parlando di una pur importante galleria ferroviaria che i5Stelle chiamano con disprezzo «buco nella montagna», bensì della collocazione del nostro Paese, e dell’Europa, negli equilibri mondiali di domani, in quel «Nuovo Ordine» che sta già nascendo e che saranno Usa, Cina e in minor misura Russia a definire e a tentare di imporre. La Belt and Road Initiative, ribattezzata Via della Seta in onore di Marco Polo e della Serenissima, dimostra quanto bene la Cina di Xi Jinping abbia capito che le nuove gerarchie mondiali non si disegnano più con la sola competizione militare, ma piuttosto con quella commerciale e tecnologica. Per comprenderlo basta considerare i settori ai quali si riferisce il «memorandum d’intesa» che l’Italia dovrebbe sottoscrivere a fine mese, forse in coincidenza con la visita di Xi Jinping: porti (Trieste e Genova) , ferrovie, aeroporti, autostrade e ponti, energia, telecomunicazioni. Eppure l’Italia sarebbe il primo Paese del G-7 a sottoscrivere un accordo con la Cina sulla Bri. Eppure l’Italia, firmando davanti a Xi Jinping, finirebbe per sabotare una eventuale posizione comune europea nei confronti di Pechino. Eppure c’è chi sospetta che il governo, davanti alla nube nerissima che incombe sull’economia italiana e sulla prossima finanziaria, sia pronto ad aggrapparsi alla ricca proposta cinese per non colare a picco. A nostro avviso in entrambi i casi rinunceremmo a difendere l’interesse nazionale italiano.
 
Federico Rampini, la Repubblica
Piangere i morti; prevenire nuove tragedie. L’imperativo della sicurezza spinge tre governi e 22 compagnie aeree a bloccare a terra oltre un centinaio di Boeing 737 Max 8. È lo stesso modello di jet passeggeri caduto due volte: in Etiopia e cinque mesi prima in Indonesia, in circostanze terribilmente simili (subito dopo il decollo). Federico Rampini, in commento su Repubblica, si sofferma sulla tragedia del Boeing in Etiopia. Per la Boeing, il cui titolo crolla a Wall Street, è una giornata nerissima, inizialmente paragonabile all’11 settembre 2001 quando l’intero traffico aereo venne paralizzato. È davvero troppo presto per additare cause e responsabilità. Ci vogliono settimane e forse mesi perché i tecnici comincino a fare deduzioni dalla “scatola nera” con i dati di volo. L’associazione di comandanti avanzava il dubbio che il nuovo apparecchio della Boeing, una versione di 737 messa sul mercato solo due anni fa, abbia un’avionica (software informatico di pilotaggio automatico) per la quale certi piloti potrebbero non avere ricevuto l’addestramento adeguato. Il principio di precauzione ieri ha spinto le autorità governative per la sicurezza dei voli a proibire il decollo di tutti i 737 Max 8 in tre Paesi: all’Etiopia e all’Indonesia si è associata la Cina. In altri Paesi la decisione è stata presa in autonomia dalle compagnie aeree: per un totale di 22, che fino a ordine contrario non useranno più la flotta di 737 Max 8. L’impatto sul trasporto aereo è enorme. Colpisce una grande assenza, tra le autorità che hanno bloccato a terra i 737 Max 8 in attesa di spiegazioni sulla strage: la Federal Aviation Administration (Faa), cioè l’authority Usa che vigila sulla sicurezza nei cieli. Anzi, nella serata di ieri la Faa si è spinta fino a dichiarare sicuri i 737 Max 8, con immediato sollievo per la Boeing e la sua quotazione di Borsa. Nella divaricazione di risposte tra Washington e Pechino si può scorgere una dinamica parallela, dove questi due incidenti aerei possono spostare rapporti di forze in una sfida tecnologica, industriale, geopolitica.
 
Ugo Magri, La Stampa
Dopo le Polaroid, dopo i dischi in vinile, dopo le Desert Boot e i pantaloni a zampa d’elefante, ecco che ritornano di moda addirittura i partiti. Cambia l’involucro, ma dentro la scatola vengono venduti come nuovi i prodotti più vintage della nostra politica. Lo scrive Ugo Magri, in un fondo su La Stampa, sottolineando che l’Italia credeva di essersene liberata sul finire del Novecento, quando la gente fu stufa di pagare il pizzo e la magistratura di chiudere gli occhi; poi vennero i leader plebiscitari, quelli che interloquivano direttamente col popolo; quindi i movimenti più o meno liquidi; infine la Repubblica dei social, dove il sogno (o l’incubo) della cyber-democrazia finalmente si avvera. Ma proprio quando ormai se n’era perso il ricordo, la forma-partito viene presa a modello da chi meno te l’aspetteresti. Dai Cinque stelle, per esempio. È di ieri la conferma, con tanto di deposito giudiziario, che Grillo non è più leader della nuova Associazione M5S costituita il 20 dicembre 2017 da Davide Casaleggio e da Luigi Di Maio; al massimo, Beppe ne rappresenta il garante. Cala formalmente il sipario sul grillismo negli stessi giorni in cui i due giovani eredi progettano di mettere su un direttorio, più un coordinamento nazionale dei coordinatori regionali (Berlusconi ne ha uno identico), più un nuovo set di regole interne che vogliono significare una cosa sola: la fase eroica dei meetup, dei blog e dei «vaffa» è alle spalle; per non essere un fuoco di paglia, i Cinque stelle si daranno organizzazione e strutture, gerarchie e ruoli proprio come avveniva nei tanto vituperati partiti, trattati da loro come l’Aids della democrazia. Sempre ieri, guarda che coincidenza, Matteo Salvini ha dovuto smentire il tam-tam di un «repulisti» interno alla Lega, con tanto di commissariamento delle sedi. Pure qui, come dai Cinque stelle, la rifondazione salviniana cancellerà le impronte del fondatore, Umberto Bossi. Nicola Zingaretti annuncia che il Pd lascerà via del Nazareno per cercarsi un loft sulla strada, un open space che somigli a una biblioteca, a un caffè, a un luogo aperto alla gente.
Altre sull'argomento
I vincitori delle europee
I vincitori delle europee
Tutti i partiti diranno come sempre di aver vinto e tutto proseguirÓ ...
Altro parere
Altro parere
Il grillismo moderato Ŕ come Mark Caltagirone
l popolari e una crisi senza rete
l popolari e una crisi senza rete
Sintesi degli editoriali dei principali quotidiani
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.