Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Oggi hanno detto

Interviste da non perdere

Redazione InPi¨ 08/01/2019

Oggi hanno detto Oggi hanno detto Fattori: Luigi ci consulti, noi siamo diversi dai gilet gialli
«Ma quali gilet gialli. Noi siamo un’altra cosa. Noi siamo stati e siamo france- scani, quelli lì invece sono dei violenti... La nostra è stata una rivoluzione gentile».  Lo afferma la senatrice Elena Fattori, voce critica del M5S intervistata da Giuseppe Alberto Falci per il Corriere della Sera. Senatrice Fattori, perché non condivide la posizione di Di Maio? «Io sono iscritta al M5S dal 2009. Ricordo come fosse ieri le battaglie per la raccolta differenziata. Ricordo la raccolta delle firme per il referendum sull’acqua pubblica. Eravamo propositivi: all’epoca non ci sarebbe mai frullato nella testa di andare a sfondare l’ingresso di un ministero, oppure di lanciare petardi, lacrimogeni. Ecco, sono sotto gli occhi di tutti le differenze». Eppure, in un post sul blog delle stelle, Di Maio accosta i gilet gialli al Movimento delle origini. «Prima di tutto vorrei dire una cosa: noi del Movimento Cinque Stelle non siamo mai stati consultati su questo tema che tra le altre cose è assai complesso». un’ulteriore critica al vicepremier? «Se Luigi la pensa così è liberissimo di farlo. Ma io non sono d’accordo. Non possiamo sostenere un movimento che si fa sempre più violento». Però Di Maio ha già messo a disposizione la piattaforma Rousseau. «Mi pare che i gilet gialli utilizzino altri tipi di sistemi. Non mi sembrano interessati alle consultazioni ma più ai sanpietrini di Roma (sorride, ndr). Quanto a Rousseau, vorrei ricordare a Di Maio che non è sua la piattaforma ma che è privata. Voglio aggiungere un’altra cosa: in questa vicenda è poi saltato un altro principio cardine del Movimento».
 
Tommasi: Nessuna novità da Salvini su violenza stadi
Avevo delle aspettative e non ho visto nessuna novità. Il presidente dell’Associazione calciatori, Damiano Tommasi intervistato da Matteo Pinci per la Repubblica commenta così l’incontro di ieri presieduto dal ministro Salvini sulla violenza negli stadi. «Forse avevo più aspettative di quelle che era lecito avere». Tommasi, si poteva fare di più? «Pensavo ci fosse un maggiore confronto, più chiaro e netto. Non sono così tante le novità di cui si è parlato. Ma forse più che pensare a nuove norme basterebbe già applicare quelle che ci sono». Da quello che ha detto Salvini, sembra quasi che chiudere le curve di fronte ai “buu” sia un errore. «Per noi è un tema che tocca, presenteremo il quinto report calciatori sotto tiro entro fine mese e il trend sugli episodi di razzismo negli stadi è in crescita come l’anno scorso. Il governo non poteva riunire più soggetti: bisogna capire però se questo è sufficiente. Bisogna capire se si riesce a essere efficaci, perché serve la consapevolezza che si deve cambiare per migliorare». Lei crede si debbano fermare le partite? «Sono le norme di Fifa e Uefa e Federali che lo impongono. Il tema: quali sono i cori, quale intensità, chi deve decidere? Tutti vogliamo che il clima allo stadio abbia altre caratteristiche. Gli insulti non aiutano a creare clima che serve e che vogliamo, al di là della motivazione con cui vengono fatti. Perché ci sono anche quelli di discriminazione territoriale». Che però dal Ministero pare essere minimizzato. «È più complicato intervenire, ma credo non ci sia il minimo dubbio che si debba trovare una soluzione. Chi esce non deve essere chi subisce il fallo ma chi lo fa. Salvini ha fatto riferimento agli insulti che riceve Bonucci. Io ho giocato dieci anni fa e c’erano già calciatori presi di mira perché forti, perché rappresentativi di una città. Lo evidenziamo da tempo, il clima in Italia non è in linea con l’estero, dove vivi la partita di calcio e punto, senza attacchi a persone, tifosi, calciatori».
 
 
Mantovani: Se la fedeltà conta più della competenza si fanno pasticci
«L’indipendenza della scienza è un bene prezioso. E non per i ricercatori, ma per la democrazia, per il Paese e soprattutto per i suoi cittadini». Alberto Mantovani, immunologo e direttore dell’Humanitas di Rozzano, intervistato da Luca Fraioli per la Repubblica, stigmatizza così le interferenze dell’attuale governo sulla ricerca. «Io sono turbato. E nella nostra comunità c’è un grande disagio». Professor Mantovani, cosa pensa della schedatura politica dei membri del Consiglio superiore di sanità voluta dalla ministra Grillo? «Ripeto: l’indipendenza della scienza è un bene prezioso. E non posso non riferirmi al lavoro fatto dal Css. Per esempio, il documento poi ribattezzato “calendario vaccinale” licenziato dal Consiglio è all’onor del mondo: contiene tutti gli elementi tecnici per consentire scelte politiche. Nel Css c’erano persone di grande competenza, per le quali ci vorrebbe un po’ di gratitudine, visto che hanno lavorato per la collettività senza guadagnare un euro . Esiste la libertà del decisore politico di identificare i tecnici in cui ha fiducia. Ma prima della fedeltà politica vengono la competenza e l’autorevolezza, perché sennò si fanno grandi pasticci». A cosa può portare il deterioramento del rapporto politica-scienza? «Rispondo ricordando due vicende che ho approfondito lo scorso ottobre a Mosca. Il caso Lisenko negli anni Trenta: sulla base di un principio politico si decise che non esisteva la genetica. Una scelta che ha ucciso la scienza biomedica dell’Unione Sovietica. Più di recente c’è stato un grandissimo oncologo immunologo russo, Igor Abelev, il primo a identificare un marcatore immunologico tumorale che usiamo ancora oggi. Ma aveva la colpa di essere un dissidente: non potè viaggiare e partecipare ai congressi. E questo ha danneggiato la scienza, la medicina, il suo Paese e in fin dei conti i pazienti». Dunque il governo italiano si comporta nei confronti della scienza come il regime sovietico? «Non voglio far confronti, non staremmo qui a fare questa intervista se la situazione fosse paragonabile. Ma è bene sapere che si corrono rischi quando si mette in dubbio l’indipendenza del parere dei tecnici». E gli scienziati non hanno colpe per quanto sta accadendo? «Chi fa scienza ha il dovere della trasparenza e della responsabilità. Essere indipendenti non significa poter fare ciò che si vuole. Basti pensare al recente caso dello scienziato cinese che dice di aver modificato geneticamente due bambine, una cosa obbrobriosa. L’autonomia non è il Far West». Ha ricordato l’Urss e la Cina. Qual è invece un modello da imitare? «Continuo a pensare che il mondo anglosassone, pur imperfetto, resti quello che funziona meglio».
 
Altre sull'argomento
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
Oggi hanno detto
Oggi hanno detto
Interviste da non perdere
 Ponti: Per noi la Tav va fatta ma decisione spetta a politici
Ponti: Per noi la Tav va fatta ma decisione spetta a politici
Marco Imarisio, Corriere della Sera, 11 gennaio
Ponti: Per noi la Tav va fatta ma decisione spetta a politici
Ponti: Per noi la Tav va fatta ma decisione spetta a politici
Marco Imarisio, Corriere della Sera, 11 gennaio
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.